SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Iniziano il 9 giugno i corsi di cucito creativo al Monì Sewing Lab: un appuntamento di tre giorni alla scoperta del patchwork e di altre simpatiche tecniche, per creare tanti oggetti d’arredamento. Dal 9 all’11 giugno Roberta De Marchi insegnerà ai presenti a cucire coperte, fiori di stoffa, e perfino pratiche borse.

Roberta De Marchi è una figura ben conosciuta tra gli appassionati di cucito e ricamo: spostandosi in tutta Italia, organizza numerosi incontri, sia di persona che online. Protagonista è sempre la stoffa, in tutti i suoi colori e usi.

Riviera Oggi ha intervistato Roberta De Marchi alla vigilia dell’incontro.

Da cosa nasce la sua passione per il patchwork?

“Mi sono avvicinata a questo mondo circa 25 anni fa, lavorando per il primo importatore in Italia di tessuti patchwork. Io già cucivo e ricamavo per svago, ma ero ancora una grafic designer: mi occupavo della pubblicità e di disegnare oggettistica per la casa. Poi ho cominciato a dedicarmi al tessuto, ed è stato un grande amore. Ora lavoro insieme ad un socio: io mi occupo soprattutto di cucito creativo, lui di cucito sartoriale. Per i vestiti usiamo una tecnica particolare, brevettata in Germania, che rende più facile cucire modelli su misura. Richiede la macchina da cucire, quindi non è proprio per neofiti assoluti, ma non necessita neanche di particolare esperienza. E’ apprezzata perché le classiche riviste di cucito propongono modelli con taglie fisse, così invece è possibile modellare la taglia sulla persona”.

Quali sono state le tappe principali della sua carriera?

“Ho iniziato la mia attività insegnando nei negozi specializzati: all’inizio giravo in tutta Italia per divulgare il patchwork, che all’epoca era una moda anglosassone, in Italia c’erano solo l’uncinetto ed il punto croce. Il passo successivo è stato partecipare alle fiere del settore: durante gli eventi esponevo e tenevo dei minicorsi, era molto più comodo che girare in macchina tutti i giorni dalla Puglia al Piemonte. Poi ho creato un sito internet per la vendita online, e otto anni fa ho aperto il mio primo negozio. Da lì in poi è stata una crescita rapida: grazie ai social network, il negozio è diventato sempre più conosciuto, al punto che prima ho inaugurato un secondo punto vendita, poi li ho chiusi entrambi per aprire un megastore di 800 metri quadri. In questo nuovo negozio mi occupo sia di vendita all’ingrosso che al dettaglio, quindi rifornisco anche i negozi come quello di Simona. E’ così che ho conosciuto il suo Monì. Come rifornitrice, non voglio solo vendere un prodotto, ma anche istruire le persone che lo comprano sui suoi possibili usi. Non ha senso che una commessa compri una stoffa o un’imbottitura, magari per l’entusiasmo del momento, per poi lasciarla nel magazzino. Se non sa come si lavora non può certo venderla al cliente. Questo non giova neanche a me: mi occorre, invece, che i negozi che rifornisco facciano girare il magazzino, e istruiscano a loro volta i loro acquirenti sulle novità”.

Osservando le sue creazioni, sembra che il suo stile preferito sia lo shabby chic. Che correnti le piace seguire?

“Allora, io ed il mio socio andiamo un po’ per filoni: esistono varie mode, in Italia e nel resto del mondo. Però ognuno, nel proprio negozio, deve anche proporre uno stile personale. C’è lo shabby chic, il contemporaneo, l’industrial, il giapponese, e tanto altro da cui attingere. In venticinque anni, naturalmente, ci siamo anche evoluti, nei temi e nella materia prima. In passato non c’erano, per esempio, i tessuti giapponesi, sono arrivati pochi anni fa. Diversi materiali, nell’hobbistica, hanno una diffusione molto altalenante, secondo la moda del momento; il tessuto è un caso a parte: non ha dei picchi di vendita particolarmente alti, ma non rischia neanche di essere messo da parte dopo un certo tempo”.

Oltre al patchwork, lei insegna varie tecniche di cucito e ricamo. Qual’è, secondo lei, la più difficile da imparare?

“Nessuna tecnica è troppo difficile, basta avere la buona volontà ed una brava insegnante”.

E quella più adatta per un primissimo contatto con questo ambiente?

“Ad un neofita consiglierei il cucito, soprattutto a mano; esistono tantissime tecniche manuali, con cui si ottengono ottimi risultati, anche senza dover comprare una macchina apposita. Per esempio, nel corso di sabato insegneremo a fare un’applique in miniatura giapponese. L’appliqué consiste nel cucire piccoli pezzi di stoffa su una base di tessuto, in modo da formare dei bei disegni. Non è una tecnica difficile, ma in questo caso è richiesta una minima esperienza di base”.

Per i suoi lavori, lei usa editorie e stoffe provenienti da tutto il mondo. Quali sono le mode di quest’anno?

“In realtà circolano molte mode in giro per l’Italia; molto dipende anche dalla locazione della città: quelle vicine al mare hanno una loro identità, quelle dell’entroterra un’altra. Viviamo di gusti differenti. Però io non insegno solo in base alle mode: le coperte patchwork, per esempio, erano di moda cento anni fa, e forse lo saranno di nuovo nel prossimo secolo, ma sicuramente non adesso. Sono semplicemente belle da fare e da vedere, se parliamo di tendenze, in effetti, anche il patchwork si evolve secondo i gusti: all’inizio seguiva lo stile country americano, poi è virato verso lo shabby ed il contemporaneo. Alcuni appassionati lavorano solo con certi stili, che usano per l’arredamento in generale”.

Che cosa insegnerà durante questo corso?

“Il primo giorno si terrà un corso di patchwork dal titolo “Raggedy Quilt”: il rag quilt è una coperta con i bordi sfrangiati, un manufatto in stile rustico che è molto divertente da realizzare, perché si usano pezzi di tessuto dai colori vivaci. E’ relativamente semplice, serve solo saper cucire a macchina. Sabato, come ho già accennato, ci sarà il corso di applique in miniatura giapponese; sarà un lavoro a puntate, che poi proseguirà su Facebook. Lo scopo è creare dodici disegni floreali in un anno, in modo da mettere insieme un simpatico erbario. Domenica, infine, useremo i tessuti giapponesi per fare una borsa, e insegnerò anche a cucire fiori di stoffa. E’ il corso più complesso, ma anche il più apprezzato. Sono attesi dai quattro ai dieci partecipanti, in base alle giornate; alcune attività sono piuttosto ingombranti, regoliamo le iscrizioni in modo che ci sia sempre il giusto spazio per tutti”.

Lei tiene molti corsi del genere in giro per l’Italia. Come li promuove? Quali sono i canali di comunicazione che usa di più?

“Sicuramente Facebook è il principale. Una cosa che faccio spesso è organizzare dei gruppi di lavoro online: posto un oggetto da fare, la tecnica da seguire e qualche video dimostrativo, e nel giro di un anno, sei mesi, le partecipanti completano il progetto. A volte fornisco assistenza giornaliera, a volte no, dipende dal tipo di lavoro. Poi ci sono anche altri canali, ma Facebook è il preferito perché consente una più ampia diffusione al minor costo. E’ molto meno costoso, per esempio, delle inserzioni su riviste cartacee specializzate”.

Ha qualche progetto per il futuro? Qualche evento che gli appassionati non dovrebbero perdere?

“Nel negozio di Milano, una volta all’anno, si tiene una festa a tema. Invitiamo gente da fuori, facciamo corsi e dimostrazioni gratuite; per l’occasione anche altre esperte espongono i loro lavori. Stiamo organizzando un progetto simile anche presso Monì. In più, io e Simona stavamo pensando di organizzare corsi mensili di cucito creativo nel suo negozio; se tutto va per il meglio, potrei tornare per altre lezioni, e questo potrebbe diventare un appuntamento fisso”.

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