TERAMO – “Tanti aspetti chiariti, anche grazie alla volontà di collaborazione e trasparenza del Laboratorio di fisica nucleare: i lavori realizzati in passato dalla gestione commissariale del Governo non sono stati sufficienti a garantire la definitiva messa in sicurezza delle acque del Gran Sasso. Servono nuovi e risolutivi interventi: su questo c’è l’assoluto impegno del vicepresidente Giovanni Lolli a portare all’attenzione  del Governo le richieste del territorio perchè servono finanziamenti significativi: nel frattempo bisogna lavorare insieme per evitare che si ripeta quello che è accaduto a maggio. Laboratorio, Autostrada, Asl, Arta, Ruzzo reti devono trovare un protocollo di collaborazione che non sia episodico e che metta in rete tutti gli strumenti di controllo e monitoraggio”.

Così il presidente della provincia di Teramo Renzo Di Sabatino che il 6 giugno ha moderato l’incontro fra i Sindaci e i vertici dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare all’interno del Laboratorio di Assergi. Un incontro voluto dalla Provincia per chiarire gli aspetti più controversi emersi durante la “crisi idrica” dei primi di maggio quando furono rilevate tracce di Toluene nell’acqua captata dalla Ruzzo reti.

La soluzione definitiva per evitare qualsiasi interferenza dei Laboratori nazionali del Gran Sasso dell’Infn e dell’autostrada A24 sul sistema acqua è quella “di ricorrere a un punto di captazione diverso da quello attuale, all’interno della montagna”. Lo ha ribadito il vice presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli, nel corso dell’incontro che ha visto la partecipazione, oltre che dei Sindaci e del direttore del Laboratorio Stefano Ragazzi, anche del vicepresidente dell’Istituto di Fisica Nucleare, Antonio Masiero.

Lolli ha parlato di intervento ormai irrinunciabile. “Abbiamo tempo per studiare la complessa rete di captazione dell’acqua che ‘confina’ in maniera pericolosa con Laboratorio e autostrada – ha detto -. Ma dovremo farlo necessariamente entro il 2019, termine nel quale nel Traforo saranno effettuati lavori per l’ampliamento dei by-pass tra le due canne”. Nelle more di questo obiettivo, saranno messi in campo i sistemi di analisi in tempo reale attraverso l’acquisto di una strumentazione più sofisticata ma, soprattutto, sarà adottato un nuovo protocollo per la condivisione delle valutazioni sugli interventi di manutenzione sulle infrastrutture.

Anche Stefano Ragazzi, direttore dei Laboratori nazionali del Gran Sasso dell’Infn, che ospitano oltre mille ricercatori all’anno, ha auspicato un diverso sistema di captazione dell’acqua e ha sottolineato come la collaborazione di sistema renda tutti più tranquilli: “Ho detto che dormirei più sereno perché non sapendo esattamente quale acqua venga raccolta e inviata all’acquedotto non ho l’assoluta certezza di fare operazioni che non diano problemi all’acqua. Quando abbiamo fatto una lavorazione, abbiamo cercato l’accordo della Asl e della Ruzzo per mettere a scarico precauzionalmente l’acqua” (fonte Ansa).

Il direttore Ragazzi, che ha illustrato ai Sindaci gli esperimenti che si stanno conducendo nel “silenzio cosmico” del Gran Sasso, ha confermato che il Laboratorio si farà carico di uno studio che consenta di comprendere e individuare con chiarezza quali e in che punto si trovano le interferenze – allo stato attuale attuale se ne ha solo una mappatura approssimativa anche se è un dato di fatto che alcune condutture che trasportano acqua di sorgente attraversano i sotterranei del laboratorio – e ipotizzare le possibili alternative.

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