SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Le frontiere della medicina si allargano ogni giorno di più. Terapie geniche, tessuti artificiali, macchine molecolari, microinterventi e immunoterapia sono solo esempi di una scienza in rapidissimo sviluppo, che mai come nel nuovo millennio ha conosciuto un periodo così florido. Grandi risultati derivati dal lavoro condiviso di innumerevoli menti, e soprattutto dalla contaminazione di idee e discipline.

La cura del cancro, sia nel campo della diagnostica che del trattamento clinico, è uno degli obiettivi principali della ricerca. Conosciuto fin dai tempi di Ippocrate, il cancro è un flagello sempreverde, ad oggi la seconda causa di morte dopo le patologie cardiovascolari. Polmoni, stomaco, fegato, intestino e mammella sono gli organi più colpiti, ed il numero di malati è costantemente in aumento.

Per questo si è resa necessaria una tecnologia sempre più efficiente, in grado di individuare un tumore in stadio precoce e garantire trattamenti efficaci. L’ultima innovazione diagnostica arriva dalla Francia, dove l’oncologa Patrizia Paterlini-Brechòt ha da poco brevettato il test ISET.

Il funzionamento del test ISET, di base, è molto semplice; al paziente affetto da tumore viene fatto un prelievo, ed il sangue viene successivamente filtrato nel cosiddetto Dispositivo Rarecells. Rarecells è un macchinario in grado di identificare se nel campione ematico sono presenti cellule cancerose circolanti, staccatesi dal tumore principale e pericolose agenti di metastasi. Con il test ISET, insomma, è possibile sapere subito se un cancro è predisposto a formare metastasi, e attuare misure preventive. Prevedere se e come un tumore potrebbe diffondersi nel corpo è un’informazione di enorme importanza, in quanto la formazione di metastasi, di solito, ha conseguenze fatali.

Come si forma un cancro? I tumori, o neoplasie, sono proliferazioni incontrollate di cellule, e nascono quando determinate cellule del corpo subiscono mutazioni a livello del DNA.

In condizioni normali, il genoma cellulare determina i compiti che la cellula svolge, il suo tasso di riproduzione e anche il momento in cui muore. Raramente, però, sul DNA compaiono delle sequenze errate, che ne alterano la funzione. Le mutazioni avvengono quando le cellule sono sottoposte a stress e danneggiamento da parte dell’ambiente esterno: il fumo è una delle sostanze nocive più comuni, seguito da smog e altre molecole eterogenee.

Di solito la cellula è in grado di riparare i suoi geni, ma in qualche caso la mutazione passa inosservata; determinate mutazioni, inoltre, sono ereditarie, e si trasmettono nel corso delle generazioni. Con il passare del tempo, se per una sfortunata coincidenza quella stessa cellula subisce altri danni, il genoma muta sempre più. Dopo un certo numero di mutazioni, il corpuscolo perde i segnali apoptotici, diventando di fatto immortale; i meccanismi di controllo della proliferazione sono silenziati, per cui ha inizio una divisione incontrollata. La stessa cellula in fase di divisione richiama a sé nutrienti e favorisce la formazione di vasi sanguigni, per proliferare ancora di più.

In un periodo di tempo variabile, da qualche mese ad anni, da tale processo ha origine un agglomerato compatto di cellule: questo è il cosiddetto cancro primario.

Il tumore primario, una volta raggiunta una certa grandezza, può essere visualizzato con diversi esami clinici, tra cui la TAC, che sfrutta i raggi X per ricostruire un’immagine tridimensionale. Una volta individuato, il passo successivo di solito è una biopsia, ovvero viene prelevata una piccola parte del glomerulo canceroso per stabilirne il tipo.

Qualche pseudoscienziato, in tempi recenti, ha millantato di aver scoperto una terapia universale per il cancro, ma la notizia non ha in realtà nessun fondamento: esistono oltre cento tipi diversi di cancro, ciascuno con le proprie caratteristiche, il proprio decorso e gli appositi farmaci. Tutto dipende dal tipo di cellula che muta, e in che modo.

Se, per esempio, si ha un tumore benigno al seno, è sufficiente rimuoverlo con un’operazione chirurgica, e solitamente si guarisce senza conseguenze. Un cancro maligno al fegato, invece, richiede chemioterapia, un cancro al cervello radioterapia.

I tumori maligni sono i più insidiosi: diversamente dai benigni, che si limitano a crescere in uno spazio ristretto, questi sono invece in grado di disperdere cellule mutate nel sangue e nel sistema linfatico. Le cellule cancerose circolanti (CCC) possono depositarsi in un punto qualsiasi del corpo, e proliferare in un nuovo tumore secondario, la metastasi.

Le metastasi sono ben più pericolose del cancro primario, perché invadono più parti del corpo, e non sempre sono operabili. Per questo la grande maggioranza dei decessi avviene a causa di recidive, che possono manifestarsi anche dopo anni dalla guarigione del tumore originale.

Attualmente, in Italia la metà dei malati di cancro non sopravvive più di cinque anni da quando riceve la diagnosi iniziale. I numeri, però, sono sicuramente destinati ad abbassarsi drasticamente, grazie alle campagne di prevenzione, diagnosi precoce, e alle migliori cure che vengono scoperte giorno per giorno.

Sono già stati sintetizzati, per esempio, anticorpi diretti specificamente contro le cellule cancerose; le immunoglobuline, per loro natura, si legano ad un agente che riconoscono come estraneo, e richiamano altre cellule immunitarie che eliminano l’intruso. Gli anticorpi ingegnerizzati mobilitano quindi i macrofagi che contrastano il cancro; la loro utilità però non si esaurisce qui: alcuni sono stati costruiti in modo molto più fantasioso. Innanzitutto l’anticorpo è privato della coda; in questo modo può riconoscere la cellula tumorale, ma non riesce a mobilitare il sistema immunitario. All’anticorpo tagliato, però, viene attaccata una speciale molecola tossica, capace di uccidere la cellula con cui viene a contatto. L’anticorpo si attacca al corpuscolo canceroso, la tossina viene captata, e la cellula muore. A volte, la cellula tumorale può essere legata dall’anticorpo solo dopo aver subito chemioterapia: per resistere ai farmaci, tende infatti a modificare la membrana. Questo tipo di immunoterapia, perciò, è attualmente usato insieme alle cure tradizionali, con risultati promettenti soprattutto per cancri alle ovaie, all’intestino, ai polmoni e al fegato.

Gli anticorpi che attivano le difese immunitarie si usano invece contro linfomi, mielomi e tumori alla mammella.

L’immunoterapia è un settore estremamente interessante per il trattamento non solo dei tumori, ma anche di patologie come Alzheimer, senza dimenticare le malattie autoimmuni. Sono in corso studi approfonditi per trovare farmaci sempre più precisi e sicuri, che attacchino solo le cellule difettose senza arrecare effetti collaterali al paziente.

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