Se c’è un modo per provocare la reazione del pubblico su temi scottanti, questo è l’essere estremi, impattanti, in una parola traumatici. Lo sa bene l’arte, il cui senso primario è quello di mettere le persone di fronte a degli scenari forti, incuranti del limite, non sempre realistici, ma ispirati alla realtà, e che invitato a guardare oltre, lanciandosi in previsioni, e stimolando visioni emozionali incisive. E lo sa bene Cr.A.Sh (Creative Art Shocking) http://creativeartshocking.eu, associazione di promozione sociale marchigiana nata proprio con lo scopo di promuovere eventi artistici radicali, per stimolare l’opinione pubblica su temi di carattere sociale.
In questi primi giorni di maggio sono due le incursioni artistiche che l’Associazione ha allestito per il pubblico marchigiano, di sapore diverso, ma con lo stesso filo conduttore: Bodyquake/Corpo Scosso (presentata a Macerata il 3 maggio, in occasione di Unifestival 2017), e Bookquake/Libro scosso (presentata a San Benedetto del Tonto il 7 maggio in occasione della mostra collettiva “Non tutti i cervelli sono paesi da abitare” a cura di Solidea Ruggiero)BodyQuake è  un progetto nazionale che nasce grazie alla collaborazione tra IRCCS Neuromed, Fondazione Neuromed e La Cura insieme con Art is Open Source (Salvatore Iaconesi e Oriana Persico) e l’artista e performer Francesca Fini.

Al centro del progetto c’è l’intenzione di visualizzare, attraverso un’esperienza che coinvolge attivamente il pubblico, la condizione emozionale psicologica, nonché il lato scientifico e tecnologico, di un individuo sconvolto dal “terremoto” personale dell’attacco epilettico. Nato con l’obiettivo di far riflettere sulla condizione psicologica del malato che pretende di essere considerato come individuo e non semplicemente come dato da analizzare, il progetto si materializza in una performance in cui Francesca Fini, nuda al centro della scena, indossa letteralmente, su di sé, una traduzione sonora e visiva di dati scientifici che riguardano la malattia.

Bookquake, invece, è una installazione/performance di Giorgio Cipolletta che ha al centro l’idea del crollo. I crolli ci appartengono. Alcuni hanno segnato la storia occidentale, come ad esempio la caduta del muro di Berlino e l’abbattimento delle Torri gemelle. Le macerie sono ormai diventate gadget per i turisti e visioni scenografiche per i registi. Per non parlare del terremoto, i cui crolli non ci avvertono, ma spazzano via, creando macerie, aperture, interstizi, linee di polvere, corpi soffocati. L’installazione, che vede l’artista sdraiato in scena, sotto il peso di finte macerie, materializza la fase del post-crollo in cui si rimane privati della propria identità, dispersa assieme alle stesse macerie. La performance si concretizza nell’invito dell’artista al pubblico a scegliere qualcosa per lui tra ciò che il crollo ha lasciato; un mix di cose rimaste per ricostruire una nuova identità, frutto della partecipazione collettiva.

Due installazioni unite dal desiderio di scuotere gli animi di fronte alla paralisi del cambiamento, dettato dal crollo improvviso di certezze offerto dalla malattia, o dagli assestamenti del pianeta.

Due eventi che volevano sconvolgere, ed invero ci hanno toccato molto.

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