MACERATA – IL 4 Maggio a Macerata è stato presentato al pubblico il nuovo libro del Professor Giuseppe Rivetti, docente di Diritto Tributario presso la facoltà di Giurisprudenza, intitolato: “Enti Senza scopo di lucro”.

Il libro ripercorre l’impatto e l’evoluzione sociale delle attività no profit, assumendo un approccio piuttosto riflessivo e a tratti critico alla ricerca. Rivetti cerca di individuare tutte quelle avversità che condizionano le moderne regolamentazioni in materia; prima fra tutte, la recente legge delega per la riforma del Terzo settore.

“Ho sempre creduto che questi enti potessero dare nuova luce al Welfare europeo, ho notato tuttavia come questo fenomeno abbia subìto negli anni un graduale e inesorabile ridimensionamento. Innanzitutto dobbiamo evitare di credere che il no profit sia una realtà d’importazione anglosassone, la nostra cultura è imperniata di testimonianze riguardanti la destinazione sociale di alcune attività, sin dal Medioevo”.

Già dai primi capitoli, il libro individua i caratteri fondamentali di quello che chiamiamo Terzo settore, come spiega Rivetti: “Il Governo da rilievo a questo settore dimenticandosi però che il Primo deve sempre e solo rimanere lo stato, con il suo ruolo di garante. Il Terzo settore deve collocarsi come intermezzo tra il Primo e il Secondo (quello commerciale), poiché il privato non svolgerà mai attività non siano profit”.

La cultura del ‘900, pur avendo dato vita all’idea di “sociale”, relegava tali enti in una posizione del tutto marginale, inducendo lo stato a mantenere sotto il proprio controllo esclusivamente le attività lucrative, soltanto la riforma tributaria ha saputo valorizzare lo scopo etico e sociale che i no profit possedevano, e questo tramite esenzioni, agevolazioni ecc”.

“L’evoluzione della disciplina – continua il Professor Rivetti – farebbe intuire che la soluzione risieda oggi nel codice del Terzo Settore, rimpossessatosi di quei tratti caratterizzanti assunti nel ‘900. Il problema però di oggi è, piuttosto, la contaminazione di questi enti con altri che non hanno prettamente una finalità sociale; per questo motivo ritengo che la legge delega abbia ancora qualche lacuna da colmare. La contaminazione è dovuta ad una progressiva interferenza da parte della politica nelle questione inerenti il no profit, privandoli di quella autonomia di cui hanno bisogno”.

“Non posso pensare che un ente no profit debba sopravvivere con sovvenzioni pubbliche, poiché annullerebbero il motore principe di questo tipo di attività, e cioè l’impatto sociale. Soltanto l’assunzione di schemi propri dell’attività imprenditoriale e la loro collocazione sul mercato, porterebbe gli enti no profit a raggiungere il proprio scopo, senza costituire un peso per la società. Se un ente no profit non raggiunge lo scopo è giusto che svanisca, ci vuole pertanto un recupero netto di quei principi di identità autonomia, propri di questi enti”.

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