SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Festival Ferrè, dopo 21 edizioni e innumerevoli artisti di fama e peso internazionale, nel 2017 non si farà. Per capire quello che è successo e che ha portato San Benedetto a rinunciare a un grande evento culturale abbiamo parlato col “padre” del festival, il suo storico Direttore Artistico Giuseppe Gennari. Ne è uscita una splendida chiacchierata tra aneddoti e richiami alla figura del cantautore monegasco. Con una sola certezza: “Il Festival Ferrè lo devi avere nella testa, nel cuore e per ultimo nel portafogli”

 

Buona sera professor Gennari, abbiamo deciso di contattarla per avere spiegazioni sul Festival Ferrè che, dopo 21 edizioni, per questo 2017 non si farà.

“No, quest’anno il Festival non si farà ma per onestà intellettuale devo dire che non siamo stati cancellati come ho letto sui giornali. La verità è che l’Amministrazione attuale, che ha avuto certamente dei tagli, non è stata in grado di consentire che si potesse fare un Festival degno della tradizione.”

In effetti lo standard e la caratura degli artisti a cui avevate abituato il pubblico erano piuttosto alti.

“Se si fa il Festival Ferrè deve essere all’altezza delle altre edizioni in cui abbiamo richiamato artisti non internazionali, ma  iper-internazionali, artisti di caratura mondiale come Juliette Greco, Benjamin Clementine due anni fa, uno degli artisti più ricercati per quanto riguarda la musica cantautoriale.”

Un approccio con l’Amministrazione dev’esserci comunque stato.

“L’approccio c’è sicuramente stato ma il Festival Ferrè va sentito profondamente per quello che è, un festival che nella storia si è prodotto al un livello tale che non me la sono sentita di ridurne la qualità. Con le condizioni attuali infatti si sarebbe andati incontro a un ridimensionamento inaccettabile.”

Da quel che sappiamo, nelle passate edizioni, il Comune contribuiva coprendo circa la metà dei costi. Quest’anno invece vi hanno offerto molto meno?

“Enrico De Angelis, il direttore artistico del Premio Tenco, ha scritto un libro in cui parla del Festival Ferrè sbalordito per quello che si è riusciti a fare a San Benedetto con quattro soldi. Il Premio Tenco, che è certamente più famoso a livello nazionale, può contare però su cifre attorno ai 90 mila euro dal Comune (di Sanremo n.d.r.) e altrettanti dalla Siae. Noi, come dicevo, abbiamo sempre potuto contare su quattro soldi ma se questi quattro soldi diventano neanche un soldo capisce che è impossibile.”

Molti altri eventi sono stati cancellati in città, ma lei sembra averla presa con filosofia. Almeno rispetto ad altri organizzatori, se ci passa il termine, diciamo così, banale.

“Per fare il Festival Ferrè lo devi avere nella testa, nel cuore e per ultimo nel portafogli, ma questo non è un rimprovero e non c’è acrimonia in quel che dico, ognuno fa quel che può. E’ oggettivo che il Comune abbia subito dei tagli e con quello che resta devi decidere quello che vuoi fare, se vuoi fare qualcosa che valga davvero la pena fare o se vuoi dare la mancia un po’ a tutti. Però una cosa è certa, io non posso fare il Festival Ferrè con i soldi che servono a fare le “fochere” di Sant’Antonio. Preferisco che il mio festival sia rimpianto piuttosto che compianto con una edizione fatta di cosette non all’altezza.”

In effetti negli anni il suo Festival ha richiamato artisti di grande calibro e a tratti poteva sembrare incredibile che l’ingresso fosse gratuito.

“Francesco  Guccini è stato qui quattro serate gratis, pagando solo i musicisti, lo stesso ha fatto l’attrice spagnola Victoria Abril nel 2008, la diva di Almodovar. Le racconto: la Abril veniva al Festival di Spoleto, lei, come molte attrici è anche cantante e ballerina e aveva fatto un disco in cui rendeva onore alle più grandi canzoni francesi spagnolizzandole diciamo così, e ne aveva fatte due anche di Leo Ferrè. Io la contattai, lei aveva 25mila euro di cachet ma ha rinunciato ai soldi ed è venuta a fare il festival. Io questo posso ottenerlo solo se garantisco che l’ingresso sia gratuito, altrimenti per pagare questi onorari dovrei mettere i biglietti a 50 euro. In fondo la cultura, come diceva lo stesso Leo Ferrè, dev’essere accessibile a tutti e solo se possibile si paga”.

Mi sembra un aneddoto interessante e molto significativo quello della Aubril.

“Se vuole posso dirgliene un altro. Bejamin Clementine (famoso cantautore e polistrumentista britannico n.d.r)  è venuto al festival due anni fa e io ho pagato il viaggio, l’alloggio e i musicisti. Lui ha rinunciato al cachet  ma non solo. Io gli comprai il biglietto a basso costo con Ryanair ma lui è arrivato all’aeroporto tardi, perdendo l’aereo. E’ andato al De Gaulle e ha fatto un biglietto all’ultimo minuto per lui e altre quattro persone prendendo una macchina a noleggio una volta a Roma per arrivare qui. Non so sinceramente quanto abbia speso, immagino molto e tutto di tasca sua.  Ha cantato mandando in visibilio il teatro, col pubblico che gli ha dedicato tre standing ovation. Il giorno dopo non sapevo cosa dirgli, se non grazie, perché non avevo soldi per ripagarlo. Mi vedeva in difficoltà e sa cosa mi ha detto? Mi ha detto: “Giuseppe non mi devi ringraziare, sono io che ti ringrazio per questo bagno di adolescenza che mi hai fatto fare.”

Beh questo spirito mi sembra ancora una volta emblematico, e forse la chiave delle vette che è riuscita a toccare la sua creatura negli anni. Ci chiediamo a questo punto se potremo apprezzarlo di nuovo, un giorno, a San Benedetto.

“Sicuramente in futuro contiamo di riprenderlo, non c’erano le condizioni oggettive quest’anno e quando ci saranno lo riprenderemo, mi sembra solo disonesto dire che l’hanno cancellato, semplicemente non se lo sono potuto permettere. Mi rendo conto che si vorrebbe fare ma non ci si può fregiare di un Festival senza fare l’adeguato sforzo.”

 

 

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