Di Alessandro Maria Bollettini

GROTTAMMARE – Grande successo sabato 29 aprile per la giornata di studi “Memoria di Adriano” in celebrazione dei 1900 anni dall’ascesa al trono dell’Imperatore viaggiatore ed architetto, che, con il suo denaro personale, intervenne in modo consistente per restaurare l’antico tempio della dea Cupra.

Nella suggestiva cornice del Teatro dell’Arancio di Grottammare, dopo i saluti del sindaco Enrico Piergallini, si sono succeduti preziosi interventi di rappresentanti della Soprintendenza e di alcune prestigiose Università’.

Il dott. Filippo Demma, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti, Paesaggio delle Marche, si è soffermato sulla personalità ricca e complessa di Adriano, primo Imperatore che, per lasciare di sé l’immagine di filosofo e non di conquistatore, si fece ritrarre con la barba e non con l’armatura. Gli anni in cui fu al potere rappresentarono infatti un periodo di consolidamento dei confini e potenziamento delle infrastrutture interne all’Impero e soprattutto al fulcro dello stesso, la penisola italica.

Il prof. Giuseppe Camodeca dell’Universita’ degli studi di Napoli L’Orientale ha posto l’accento sull’intensa attività di costruttore di opere pubbliche svolta dall’Imperatore. Adriano infatti costruì e restaurò ovunque, non solo a Roma, numerosi templi, edifici termali, acquedotti. Nella Regio V, cui Grottammare appartiene, furono realizzati diversi interventi, tra cui appunto il restauro del tempio della dea Cupra. A testimonianza di tali opere sono state rinvenute negli anni diverse epigrafi, in cui Adriano rivendica la paternità dei finanziamenti. Tra queste c’è l’epigrafe della chiesa di San Martino a Grottammare, sorta, secondo alcune ipotesi, sopra alle rovine dell’antico tempio.

Il prof. Giorgi dell’Alma Mater Studiorum di Bologna ha invece illustrato come i recenti metodi  della geofisica vengano utilizzati dagli archeologi. Grazie infatti a metodi diagnostici innovativi e non invasivi, come il telerilevamento con droni, il magnetometro, il georadar, è possibile vedere cosa c’è sotto terra senza però scavare, permettendo un notevole risparmio di tempo e denaro. Lo scavo archeologico viene così relegato a verificatore finale delle ipotesi formulate dagli studiosi. Per gli edifici esistenti, costruiti su edifici romani, come nel caso di Ascoli Piceno e del Tempio di San Martino, si utilizza invece il laser scanner per individuare i vari strati in profondità. Non sempre queste tecnologie sono del tutto efficaci se usate singolarmente, ma il loro utilizzo congiunto e lo studio dei dati ottenuti tramite i tanti tipi di rilevazione può dare indicazioni precise su dove e come operare tramite l’esperienza storico-archeologica.

La professoressa Tiziana Capriotti, dell’Università di Camerino si è concentrata sulle ipotesi di attribuzione del piede di marmo incastonato nella facciata della Chiesa di San Martino e della testa di donna trovata tra le rovine della Civita cuprense. Considerando come punto fermo che a Cupra vi fosse un Foro con numerose statue, non è detto che il piede e la testa appartenessero alla stessa scultura. Le ipotesi sono diverse: potrebbe trattarsi di una Afrodite capuana oppure cnidia, ma anche di un’Atena o di un’amazzone  fidiaca. Non essendo le fonti numerose, né completamente attendibili, non si è ancora giunti ad una soluzione, e la questione è tutt’ora oggetto di studio, anche se, per ammissione della stessa Capriotti, difficilmente se ne troverà una in futuro.

Infine il prof. Fabrizio Pesando dell’Universita’ degli Studi di Napoli L’Orientale, ha fatto il punto sullo stato delle indagini nell’Ager Cuprensis, che hanno portato a “recuperare” i Bagni della Regina e a rinvenire numerose altre cisterne in tutto il territorio, un tempo facente parte della V Regio Picena. Ne sono state rinvenute, schedate e geolocalizzate infatti da Marina d’Altidona in provincia di Fermo, a Sant’Omero, in provincia di Teramo. Le cisterne servivano per l’approvvigionamento idrico nei territori agricoli della regione, che un tempo soffriva probabilmente di lunghi periodi di siccità, anche a causa della mancanza di grandi fiumi. Le cisterne non sono tutte uguali: alcune sono a camera singola, altre a camera doppia, altre ancora a cielo aperto. Alcune di queste sono state negli anni riadattate a magazzini, rimesse o cantine, e addirittura una di esse costituisce il basamento di una moderna villa, che con il suo peso ne sta compromettendo la tenuta strutturale, la quale presenta diverse crepe anche molto profonde.

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