SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La Sambenedettese è stata deferita dalla Covisoc e la Procura Federale, in queste ore, ha aperto un procedimento che porterà la società rossoblu davanti alla giustizia sportiva. A spiegare le motivazioni del procedimento in corso e la posizione della società di Viale dello Sport ci ha pensato, nella mattinata dell’ 8 aprile, il Direttore Generale della Samb, l’avvocato Andrea Gianni.

SAMB SEGNALATA DALLA COVISOC PER DUE VICENDE DISTINTE “La vicenda che ci vede protagonisti con il deferimento della Covisoc nasce a seguito di questioni burocratiche e afferisce a due vicende diverse”. Per sintesi vi spieghiamo che alla Samb è contestato, per prima cosa, un uso improprio del conto corrente bancario della società, che sarebbe stato utilizzato per pagare, oltre agli stipendi dei tesserati e dipendenti, anche altri tipi di spese come quelle per i fornitori o per le trasferte della squadra (hotel, viaggi ecc.). “L’articolo 4 comma 3 del Noif (vero e proprio vademecum della federazione, ovvero il suo regolamento interno n.d.r.) dice che gli stipendi sono pagabili solo con i conti correnti indicati dalla società al momento dell’iscrizione” spiega Gianni “non c’è scritto da nessuna parte che con quello stesso conto corrente non si possono pagare altre spese oltre agli emolumenti” chiosa il Dg “anche perché non ci piove che l’unico sponsor di questa squadra è  Franco Fedeli che paga tutto di tasca sua”.

IL “CASO”FEDERICO La seconda “infrazione”, se vogliamo chiamarla così e tutta ancora da verificare, riguarda gli emolumenti di Sandro Federico che sarebbero stati pagati in ritardo rispetto alla scadenza federale del 16 febbraio, un ritardo di cinque giorni per l’esattezza visto che i soldi, materialmente, sono entrati in tasca all’ex Ds il 22 di quel mese. Ma anche su questo punto l’avvocato Gianni ha la sua precisa ricostruzione dei fatti. “Vorrei partire dallo spiegare che non c’è nessun mancato pagamento degli stipendi di Sandro Federico. La Samb ha provveduto a pagargli gli stipendi di dicembre e gennaio appena ci è stata notificata la sua assoluzione” (ricordiamo infatti che il Ds era stato sospeso dalla società perché inibito dalla giustizia sportiva per fatti risalenti alla sua esperienza alla Carrarese n.d.r.). Gianni poi si fa ancora più chiaro svelando tutti i particolari: “Federico è stato chiamato più volte dal nostro commercialista per firmare le buste paga e ritirare le sue spettanze ma si è sempre reso irreperibile, ragion per cui il 14 febbraio gli abbiamo inviato una raccomandata con i due assegni dentro e i cedolini dei due stipendi”. Il problema è che Federico quella raccomandata non l’ha mai ritirata “nonostante il postino sia andato due volte a casa sua” aggiunge Gianni. Quando la raccomandata è tornata indietro, “il 22 febbraio” precisa ancora il Dg, “abbiamo provveduto subito a effettuare il bonifico”.

“ERRORE MATERIALE” L’unico errore che Covisoc, e ora Procura Federale, potrebbero ravvisare a questo punto è un “errore materiale” (l’avvocato utilizza un termine che viene spesso usato in ambito giuridico per definire sviste e disattenzioni, in una sentenza emessa da un giudice ad esempio, le quali non inficiano però la volontà o il corretto iter) come ammette lo stesso dirigente rossoblu. “Se c’è stato errore materiale a nostro avviso è stato sanato dallo stesso bonifico inviato il 22” continua Gianni che evidentemente punta forte sulla volontà dei rossoblu di pagare il Ds, volontà espressa dall’invio degli assegni due giorni prima della scadenza. C’è però un punto oscuro in tutta la vicenda. Il 23 febbraio, la Deloitte (colosso americano della revisione dei conti a cui la Covisoc si appoggia per i controlli sui libri contabili delle società di calcio n.d.r.) ha regolarmente controllato la società rossoblu “non trovando alcuna irregolarità e, anzi, facendoci i complimenti” insiste il dirigente della Sambenedettese. Perché dunque nonostante le rassicurazioni dei revisori, la Covisoc ha segnalato l’irregolarità? O meglio, le irregolarità, visto che assieme alla vicenda Federico ai rossoblu è contestato anche il presunto utilizzo improprio del contro corrente. “Cercheremo di scoprirlo attraverso un accesso agli atti” svela Gianni “di questo se ne sta già occupando il nostro avvocato Matteo Prandi”. 

LA PROCURA FEDERALE ALLE PORTE Mentre la società sta cercando di capire l’esatta dinamica dei fatti e, probabilmente, la fonte delle segnalazioni alla Covisoc, in Viale dello Sport a giorni busserà la Procura Federale per fissare la data della prima udienza. Il rischio è quello di un punto di penalizzazione e di una multa per la Samb che, però, ha intenzione di dare battaglia. “Noi ci prepariamo al peggio” confessa Gianni “ma se saremo soccombenti in primo grado ricorreremo in appello perché un errore materiale non può costarci un punto, le penalizzazioni si danno alle squadre che non pagano gli stipendi e le tasse e questi non siamo noi” chiosa l’avvocato che infine si lascia andare anche a qualche considerazione sui risvolti mediatici dell’intera vicenda: “Non sono d’accordo con il risalto che alcune testate giornalistiche hanno voluto dare ai post su Facebook del nostro ex direttore sportivo, noi non siamo qui a prendere lezioni di moralità dalla pagina Facebook di Sandro Federico”.

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