Dal settimanale RivieraOggi in edicola con la “mappa” degli ospedali marchigiani.

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Forse neppure una tesi di laurea riuscirebbe a districarsi nei numeri della Sanità Regionale delle Marche, che da sola vale 3,3 miliardi di euro. Numeri flessibili, forse, a causa della difficoltà di ricostruire serie storiche omogenee (a seguito delle modifiche burocratiche e amministrative a cui il sistema sanitario è costantemente soggetto) e anche per una ovvia difficoltà per la rielaborazione delle stesse.

Ci ha provato, con risultati che riteniamo molto interessanti, il consigliere comunale di San Benedetto Giorgio De Vecchis (Ripartiamo da Zero). RivieraOggi.it può, così, alla vigilia del Consiglio comunale aperto sulla Sanità del 7 aprile, fornire un quadro importante per la riflessione della città tutta. Considerando la mole di dati e la necessità di approfondimento che ne consegue, cercheremo di creare delle cornici da oggi fino al 7 aprile, da riconsiderare poi in un unico contesto.

DRG, LA PAROLA CHIAVE, L’UNITA’ DI MISURA Prima di addentrarci nell’analisi, occorre capire che il valore delle prestazioni sanitarie ha una sua di “unità di misura”, il cosiddetto Raggruppamento Omogeneo di Diagnosi, in codice Drg. Per dirla in parole semplici: se ci si rompe un dito mignolo, l’intervento è molto semplice e il Drg è quindi basso (poniamo, per semplicità, 1). Se invece si effettua una operazione a cuore aperto, il Drg è molto alto, poniamo 1.000. Il tutto viene poi valutato in euro.

LE MARCHE CROLLANO, IL PICENO AFFONDA, SAN BENEDETTO SCOMPARE Il confronto operato da De Vecchis parte dal 2005, primo anno in cui i dati sono comparabili con i più recenti (2015). Ebbene nel 2005 il valore dei Drg prodotti dal sistema sanitario regionale era pari a 860.174.646 euro: un valore dal quale non va considerata la mobilità passiva (ovvero i cittadini marchigiani che vanno a curarsi fuori regione) e la sanità privata. Dieci anni dopo, tale valore è sceso a 733.892.413 euro, con una diminuzione di circa 126 milioni, pari al 14,4%. Ecco: in dieci anni la sanità regionale è dimagrita di un sesto.

Ma non tutti dimagriscono allo stesso modo: San Benedetto è l’ospedale che perde più “valore” degli interventi: -27,09%. Occorre, però, prima di addentrarci sui numeri, far comprendere cosa si nasconde dietro questi numeri.

RISPARMIARE, RISPARMIARE, RISPARMIARE La politica sanitaria regionale ha seguito le indicazioni governative ed europee dell’austerità, con conseguente riduzione delle lungodegenze e aumento invece degli interventi rapidi in ambulatorio o day-hospital. Il risparmio seguente va dunque visto anche in un’ottica di Area Vasta, come è organizzata oggi la sanità regionale. Confrontiamo, dunque, San Benedetto e Ascoli con Pesaro e Fano. Iniziamo dalle distanze: gli ospedali di San Benedetto e Ascoli si trovano a circa 36 chilometri di distanza; Pesaro e Fano sono quasi una città unica, con soli 13 chilometri di distanza. Un elemento non secondario: è come se nel Piceno i due ospedali si trovassero a San Benedetto e Monsampolo del Tronto.

A San Benedetto il Drg è diminuito, tra il 2005 e il 2015, del 27,09%; ad Ascoli del 19,74%; a Fano del 26,38%; a Pesaro del 14,89%. Andiamo oltre i numeri, come dice De Vecchis: “In entrambe le situazioni vediamo che la politica ha centralizzato un ospedale rispetto all’altro. Mentre per un cittadino di Fano recarsi a Pesaro per una cura specialistica non è un problema, è più complicato per un sambenedettese recarsi quotidianamente ad Ascoli. Inoltre Pesaro beneficia della vicinanza dell’ospedale di Riccione e di tutta la Sanità emiliano-romagnola, tra le migliori d’Italia. Il bacino di utenza di San Benedetto arriva a coprire anche una vasta zona del nord dell’Abruzzo: il primo ospedale che troviamo sulla costa è Giulianova, che non se la passa al meglio, poi occorre arrivare a Pescara”.

In sintesi: nel contesto regionale più di tutti San Benedetto ha perso specializzazione di alto livello, e in questo non trova grandi supporti né da Ascoli (vedremo in seguito) né dalle vicinanze. Si è creato proprio nel sud delle Marche un sistema disastrato, testimoniato, nonostante la maggiore distanza chilometrica, dal record regionale di ricoverati che da qui optano per la Lombardia.

MA, C’E’ SEMPRE UN MA Il valore della produzione ospedaliera va letto sia in riferimento alla popolazione totale che usufruisce di quei servizi, sia all’effettivo numero di interventi eseguiti. Così San Benedetto e Ascoli non solo subiscono il taglio percentuale maggiore delle Marche, ma anche quello più incisivo a livello pro-capite (senza considerare l’affluenza dal nord Abruzzo). Se guardiamo il numero di ricoveri, i dati appaiono sorprendenti.

Come interpretare i numeri di lato, in relazione alla tabella precedente?

Innanzitutto indicano un vera de-ospedalizzazione in atto: in tutta la Regione si registra il 20% in meno di ricoveri. Ma vi sono variazioni notevoli da ospedale ad ospedale. Restiamo sull’asse sud-nord.

Ad Ascoli siamo al -30% di ricoveri. San Benedetto -26,5%. Situazione simile a Jesi, Senigallia, Pesaro. Proprio Pesaro-Fano, però, testimonia di come dovrebbe funzionare un ospedale riunito. A Pesaro i ricoveri sono scesi del 27,7%, a Fano dell’8,05%. Che significa, in relazione al valore degli interventi, dove è dati sono quasi inversi?

Significa che Fano è rimasto – fatto salvi i tagli decisi a Roma e Bruxelles – un ospedale numericamente rilevante, ma per gli interventi ad alta specializzazione, e quindi meno numerosi, i cittadini possono rivolgersi a Pesaro.

Cosa è successo invece ad Ascoli e San Benedetto? Qui vi è stato sia un crollo dei ricoveri (senza pari con il resto delle Marche) ma anche un crollo del “montante” del valore degli interventi. Il sambenedettese viene ricoverato meno, ha meno specializzazione e non trova in Ascoli quel livello che, parzialmente, coprirebbe questa lacuna. A 36 chilometri, inoltre.

Ripetiamo: nel sud delle Marche avvengono sempre meno ricoveri e il valore degli interventi è sempre inferiore. Ascoli ha ricevuto delle specializzazioni importanti che non sono riuscite però a compensare le necessità della costa. Resta, inoltre, la costa picena (e nord-abruzzese) l’unica da Rimini almeno a Pescara in cui, nonostante la densità di popolazione, la scelta politica è stata quella di avvantaggiare l’entroterra (Ascoli e Teramo). Da evitare i campanilismi, in questo caso. Ma da ricordare come sono distribuiti gli ospedali marchigiani.

33 NELLE MARCHE, 2 NEL PICENO Trentatré Ospedali pubblici nelle Marche, compresi i due Inrca di Ancona e Fermo. Soltanto due nella Provincia di Ascoli Piceno, quelli di Ascoli e San Benedetto. Di questo parleremo in un prossimo articolo.

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