SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Fioccano i commenti, non proprio entusiasti, sui Social (i tempi sono questi). A San Benedetto il Partito Democratico arriva al desiderato (da tutti) rinnovamento sfiancato da divisioni e una massa di schede bianche che sono il sintomo di un malessere esplicito (circa il 38% del totale dei voti).

Il nuovo segretario comunale, Edward Alfonsi, era sconosciuto alle nostre cronache politiche – siamo sempre disposti ad una rettifica, se la memoria non ci inganna – ed è altrimenti ascrivibile alla categoria dei parvenu. Il che potrebbe non essere un male, considerato che di rinnovamento si è appunto parlato a lungo. Lo conosceremo presto e così i nostri lettori.

Il problema grande del Pd, almeno restando a San Benedetto, è che il voto per il congresso e in vista delle primarie del 30 aprile è stata l’occasione per misurare le forze dei grandi manovratori. Nell’urna il voto è sempre segreto, ma capire perché nella città delle Palme il responso è totalmente contrario a tutto il resto delle Marche, è elemento sul quale riflettere. Vediamo: senza considerare Emiliano, il quale paga una scelta così ingenua da essere una capitolazione politica, nelle Marche i renziani hanno ottenuto un risultato superiore a quello nazionale: 71,3% dei voti nelle Marche per Renzi contro il 68,22% a livello nazionale. Orlando, invece, raccoglie il 26,8% nelle Marche e il 25,42% in Italia.

E a San Benedetto? Qui Orlando arriva a circa il 48%, contro il 46% di Renzi. Perché? Considerando che ad Ascoli e ad Offida il risultato è in linea col resto delle Marche?

Chi ha studiato statistica può assicurare che un voto del genere sfugge alle regole del caso. Infatti il caso (ovvero una particolarmente densa concentrazione di orlandiani tutti incredibilmente raggruppati a San Benedetto) non c’entra. C’entra invece che Orlando ha ricevuto il supporto dei due “grandi elettori” del Pd locale: l’onorevole Luciano Agostini e l’ex presidente della Provincia Pietro Colonnella. Ora, se l’impegno di Agostini è valso quel terzo o quel quarto di consensi a favore di Orlando, il dato sambenedettese dimostra come sia stato il peso dei colonnelliani (presenti nei consigli comunali e nelle amministrazioni) a determinare il ribaltamento di fronte.

Vi siete annoiati? Avete, forse, ragione. Ma la situazione che si va a delineare è al contempo un colpo ben assestato al consigliere regionale Fabio Urbinati, renziano doc, e al contempo tenta di ridisegnare la linea di partenza in vista delle elezioni nazionali del 2018. Perché dopo i problemi di Valerio Lucciarini l’asticella si era spostata tra il sindaco di Monteprandone Stefano Stracci, altro renziano della prima ora, e il sambenedettese Antimo Di Francesco, da sempre molto vicino ad Agostini e comunque ben gradito a gran parte del partito.

La partita s’è riaperta, perché l’attivismo di Pietro Colonnella, ora libero dalla presenza dell’eterno rivale Paolo Perazzoli, fa capire agli altri aspiranti candidati che il percorso non sarà facile. Anzi. Per ora fermiamoci qui, con una citazione dall’ex consigliere comunale Gianluca Pasqualini: “Il Pd locale alla luce degli ultimi giochi congressuali è destinato a scomparire o quanto meno a ritagliarsi un ruolo marginale nei destini politici di San Benedetto del Tronto“.

Chi vivrà, vedrà: sì, ma cosa?

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