GROTTAMMARE – Ventidue teste per un volume di circa settanta pagine. E una densità che sa di pynchoniano. “Marchecazzovaidicendo” è un libriccino che parla della Regione Marche ma non ha nulla in comune con qualunque libro abbiate letto in proposito. Lo scrive lo stesso regista del progetto, Albert Figurt, nell’introduzione: “È la prima raccolta di raccontini marchigiani pazzarielli mai assemblata sul globo terracqueo”.

Al costo di 10 euro ci si porta a casa un’ora e mezza di quello che i surrealisti avrebbero definito “cadavere squisito”. E se, con questa espressione respingente, gli artisti francesi definivano un gioco – collage di frasi che si collegano tra loro solo con l’ultima parola, qui sono racconti brevi, foto e illustrazioni del gruppo Autori tritati ad alternarsi con costanti richiami.

L’album è – non a caso – orizzontale. La scelta è stata dettata dalla tenera nostalgia per le raccolte di Lupo Alberto e Cattivik che hanno accompagnato l’infanzia degli autori e dalla resa migliore che ha questo formato con il fumetto.  “L’idea – spiega Albert – era di fare qualcosa che avesse a che fare con le Marche”.

Il caso rimane imbrigliato tra le trame degli autori, tutti rigorosamente chiamati con nome d’arte come Secondo De Giovanis o lo stesso Albert Figurt mentre tra gli illustratori non passano inosservate le presenze di Martoz e TommyGun.

Il lavoro è durato tre mesi ma è stato molto articolato. In primo luogo sono venuti i racconti. Albert insieme all’amico e collega Jazz ha radunato gli scrittori della zona litoranea; in seguito sono stati presentati alcuni elementi a disegnatori dell’interno o non marchigiani (ma, a detta degli organizzatori, “con tendenze marchigiane”) che hanno collegato tra loro le storie. “Del primo racconto – specifica TommyGun – avevamo i personaggi, del secondo il finale, quindi abbiamo preso questi elementi e li abbiamo portati nell’illustrazione”.

“I racconti sono autonomi – evidenzia Albert – e quasi mai le Marche sono nominate esplicitamente ma il background è quello“. Interviene sul punto proprio uno degli scrittori, Secondo De Giovanis, che spiega: “ Le Marche diventano quasi un luogo metafisico. Al paesaggio idilliaco esteriore si accompagna quello fosco interiore. In questi luoghi si aggirano sepolcri ambulanti che sono gli scrittori delle Marche”.

Il problema che emerge in sordina da questo progetto è dunque l’assenza di luoghi, fisici e non, per aggregare spunti artistici. Non solo. Altro problema che si collega sottilmente al primo è l’inconsistenza dell’identità dell’autore marchigiano. L’ideatore del progetto prosegue: “Quando ci siamo conosciuti con TommyGun abbiamo rivisto in quello che facevamo una sorta di marchigianità scivolosa e inarrivabile”. Una genialità inespressa che, come dice Albert “non ha nemmeno modo di fallire”, almeno a casa propria.

La soluzione sembra presentarsi sotto forma di coralità. “Stiamo facendo corpo, stiamo facendo sistema” commenta Albert. La volontà è sfatare il mito dell’autore unico. L’idea è forse quella di una “nuova gioventù cannibale“, come viene definita da Secondo De Giovannis.

Non è la prima né sarà l’ultima opera del gruppo “Autori tritati“. Lo scorso anno la prima edizione di questo progetto è stata portata al festival Crack! di Roma ed ha catturato l’attenzione di molti. Per il futuro invece l’dea è procedere con un percorso inverso: partire dalle illustrazioni e collegarle tra loro con storie scritte. Negli impegni a breve termine degli Autori tritati troviamo il Ratatà, dal 20 al 23 aprile a Macerata.

 

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