GROTTAMMARE – È il Teatro dell’Arancio a fare da sfondo alla presentazione di uno dei fumetti più interessanti di quest’anno. Nell’introdurre opera e autore vengono messi sul tavolo i volumi de Le confessioni di sant’Agostino, La divina commedia e Bibbia. Le premesse sono – a buon titolo – alte per “Il papà di Dio” di Michael Rocchetti, aka Maicol e Mirco.

Tutti i possibili riferimenti del libro al cinismo, allo gnosticismo, a Borges o a Leopardi? I sospetti sono fondati. “Sono autori che prima e meglio di me hanno indagato il mondo e l’esistenza“. Ma, prosegue Michael, “Quando scopro che le mie soluzioni sono le stesse che altri autori hanno avuto è una soddisfazione e mi tranquillizza”. Come se a cercare qualcosa non fossi solo, come se qualcuno ti tenesse per mano.

“Il papà di Dio esprime quello che per me è il pieno potenziale di un fumetto – prosegue Michael – perché quest’ultimo non è disegno ma narrazione“.

“Sei uno autore onesto – aggiunge il sindaco Enrico Piergallini – non distrai il lettore con estetica o segno accattivanti”.

Eppure con le storie di Michael la malìa del disegno permane. “È come se io fossi un prestigiatore – spiega Michael – lo spettatore viene ingannato ma deve volersi far ingannare”.

Di magie si torna a parlare quando, per spiegare la volontà di rottura di genere e canoni, viene preso ad esempio il film The Blair witch project, un horror innovativo e con spazi da colmare con l’immaginazione. Ne Il papà di di Dio, la storia non è narrata con “disegni separati in gabbie ed è da riempire; per una volta il lettore non resta passivo“. “Mi sono messo a servizio del libro con strumenti molto scarsi” ammette Piergallini. Questa sensazione può capitare facilmente: “Se non si è alfabetizzati al linguaggio del fumetto da bambini – spiega infatti l’autore – è difficile riempire gli spazi bianchi tra le vignette”. Ma ancora una volta Il papà di Dio fa eccezione e rimane fruibile anche da chi sia digiuno del mezzo.

“Se gli Scarabocchi erano un fulmine, Il papà di Dio è una tempesta”, Piergallini richiama la frase di un’intervista all’autore. Le proporzioni dei volumi cambiano e con esse anche le intenzioni: la “cosmogonia degli Scarabocchi”, così come la definisce lo stesso Rocchetti, rappresentata dall’ultima opera è un manifesto politico. “Dobbiamo tornare al fumetto, mentre negli ultimi anni questo mezzo si è dato un tono diventando letteratura d’evasione”. “Questo – prosegue l’autore – si è trascinato dietro cinema e letteratura”. “Ci sono molti fumetti – diario e storie autobiografiche che io detesto perché non occorre raccontarti tramite nome e cognome perché qualsiasi cosa racconti, racconti sempre te stesso; non se ne può sfuggire“.

“Il riferimento grafico per la casa di Dio è la casa di Braccio di ferro”, ammette l’autore. I luoghi in cui si muove il personaggio Dio sono una citazione agli autori della casa editrice Bianconi. Prosegue Rocchetti: “Gli elementi della casa si vedono cioè solo se necessari alla storia; Dio si aggira in questa casa enorme come potrebbe fare il piccolo Pisellino in Braccio di ferro”.

Michael resta sicuramente uno spunto determinante per chi lavora o vuole lavorare nel settore fumettistico. Non solo per la capacità di prendere, citare e manipolare temi noti e renderli inediti ma anche per una solida professionalità costruita negli anni. Partito dalla fanzine Petrolio è riuscito a ricavare per sé, o meglio per le sue storie e i suoi personaggi, una piccola oasi fertile nel mondo fumettistico italiano. E chissà se, in futuro, Dio non abbia altre case in cui aggirarsi.

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