SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Vi abbiamo raccontato dell’incontro, andato in scena in tarda mattinata, fra Amministrazione e rappresentanti dei cittadini(CLICCA QUI), per lo più del centro, in cui i rappresentanti politici hanno parlato delle misure che intendono adottare, già dalle prossime settimane, in contrasto al fenomeno della movida “molesta”.

L’incontro ha però, a tratti, assunto i connotati di un vero e proprio dibattito in cui i rappresentanti dei residenti hanno detto la loro. Fra i più “loquaci” Giovanni Filippini, presidente del quartiere “Marina Centro”, che negli ultimi tempi abbiamo imparato a conoscere quasi come un “paladino” delle istanze dei cittadini del centro, i più toccati dai fenomeni “molesti” della movida notturna.

“Spesso apparire sui giornali o sui social è l’unica strada che hanno i cittadini” chiosa Filippini in risposta a Pasqualino Piunti che ha ribadito, anche ai residenti la richiesta di denunce e atti e non di post su facebook, come anticipò un paio di settimane fa. “Per molti è l’unica strada quella del post su facebook” spiega il presidente di quartiere “perché avvertiamo una mancanza di controlli, dopo le 23 in centro non controlla nessuno” si sfoga Filippini che poi cita anche alcune circostanze: “Sabato scorso c’era una persona che dormiva, con tanto di materasso, nel pontino di Viale Secondo Moretti e giusto ieri a causa della musica proveniente da via Mentana c’erano residenti di via Palestro che, a finestre chiuse, non riuscivano a sentire la televisione”.

Filippini, in alcuni passaggi dello sfogo davanti all’Amministrazione, si fa a tratti pessimista: “Certi locali non hanno interesse a rispettare le regole. Io non voglio che i locali chiudano o i ragazzi non escano più la sera ma percepisco l’esasperazione della gente” chiosa il rappresentante di Marina Centro che poi arriva anche a dire: “La gente non ce la fa più e qui si rischia seriamente che le persone arrivino a farsi giustizia da sole”.

Molti fra i rappresentanti, infine, hanno chiesto al Sindaco un incontro “pubblico” ulteriore in modo che i cittadini stessi, e non solo i rappresentanti di quartiere, possano dire la loro.

 

 

 

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