SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Consiglio Comunale “aperto” sulla Sanità si celebrerà il 7 aprile, questa la data fissata da Bruno Gabrielli venerdì scorso, dopo una lunga polemica e perfino un esposto al prefetto, inviato dai firmatari della richiesta dopo che il Presidente del  Consiglio non lo ha convocato nei tempi previsti dalla legge. Fa però discutere in questi giorni il malcontento di fondo che ha espresso Giorgio de Vecchis (CLICCA QUI) nei confronti della convocazione, visto che in fondo la richiesta originale è partita proprio dal lui e visto che sempre il consigliere è stato uno dei primi ad alzare un polverone per la mancata convocazione dell’assise la prima volta. Per capire meglio la posizione del leader di “Ripartiamo da Zero” abbiamo deciso di intervistarlo.

Buonasera De Vecchis, ha fatto discutere in questi giorni il suo atteggiamento di malcontento verso la fissazione (7 aprile n.d.r.), forse troppo vicina a suo avviso, del Consiglio “aperto” sull’ospedale assieme all’invito che è stato esteso a Luca Ceriscioli. A qualcuno è sembrato strano visto che è stato lei in fondo a proporlo  in origine.

“Voglio spiegare. Se Piunti ha istituito la Commissione Sanità è perché voleva coinvolgere il Consiglio Comunale. Il Consiglio Comunale “aperto” che avevo in mente quando l’ho richiesto, era pensato per sentire i cittadini, le loro impressioni e sensazioni sull’ospedale sambenedettese. Da lì si sarebbe attivato un ragionamento fatto con cognizione di causa. Doveva essere la base prodromica per un percorso condiviso e invece da adesso al 7 al massimo riusciremo, se va bene,  a fare una sola commissione (Sanità n.d.r.).”

A che punto sono i preparativi per il Consiglio Comunale?

“La responsabilità adesso è di Bruno Gabrielli che l’ha convocato. Io sinceramente non pensavo che lo convocasse con la mozione di sfiducia in ballo. Tra l’altro ci ha comunicato che non si potranno affiggere i manifesti per invitare le persone a partecipare e non so perché. Quanto meno mi sarei aspettato, già da questa settimana, un comunicato stampa al giorno fino al 7 aprile”.

Perché si è risentito quando è stato invitato Ceriscioli?

“Perché bisogna partire dal sentire i cittadini, che per assurdo potrebbero anche dire che tutto va bene. Quello che voglio far capire è che solo dai cittadini può partire il percorso politico, l’assise aperta non serve per ascoltare i consiglieri comunali o regionali e nemmeno il governatore. Avrei preferito un cammino che ci avrebbe portato in ultimo luogo, e con gli strumenti giusti in mano, a parlare con Ceriscioli. Invece adesso il Governatore verrà qui a fare il solito discorso sull’ospedale unico.”

Qual era il percorso che aveva in mente e che ha in mente?

“Il Consiglio aperto deve dare il là a diverse commissioni sanità per capire se le sensazioni dei cittadini sono poggiate su basi solide e su disservizi che il nostro territorio subisce realmente. Il Consiglio Comunale dovrà fornire i numeri a supporto di tutto ma non sarà facile.

Perché?

“Perché la Regione nasconde i dati sulla sanità ed è uno scandalo visto che si tratta di un comparto che incide sull’85% del bilancio regionale. Noi ad oggi non conosciamo numerosissime voci di spesa, anche se in questi mesi ho fatto delle ricerche per conto mio sulla piattaforma “Sdo Vision” e molti dati che ho elaborato la dicono lunga su certe dinamiche”.

Cos’è Sdo Vision?

“E’ un database on line dell’Ars marche (Azienda Regionale Sanitaria n.d.r.). In questi mesi ho tratto da lì molti dati perché era mosso dal desiderio di capire come la popolazione del piceno veniva trattata e se i servizi erano davvero diminuiti su tutto il territorio regionale.”

Quali sono questi dati?

“Ho scoperto che nel 2013, su 100 persone che avevano bisogno di ricovero, a Pesaro 78, 3 si sono ricoverate in regione e il restante 21,7%  è andato fuori ma il 16 % va nella vicina Emilia Romagna. A Senigallia e Civitanova il 90% si ricovera in regione mentre da noi l’85%, ma dei 15 su 100 che si ricoverano fuori dalle Marche solo 5 vanno in Abruzzo. E dove vanno?”

Ho l’impressione che ce lo dirà lei.

“Se guardiamo la percentuale di ricoveri in Lombardia ad esempio, noi sambenedettesi abbiamo la percentuale più alta. Si tratta dell’1,75% di nostri concittadini che hanno bisogno di un ricovero ospedaliero, una percentuale più alta della media regionale che è dell’1,19% (sempre nel 2013 n.d.r.) vuol dire qualcosa come 274 persone l’anno. Non mi sembrano poche, anche perché parliamo di malati che si sobbarcano lunghe trasferte non parliamo di passeggeri di aeroporti.”

Cosa rappresentano per lei questi dati?

“Rappresentano il semplice fatto che negli anni il nostro territorio e la nostra Area Vasta sono stati trattati peggio di tutto il resto della Regione. Faccio un esempio lampante: nelle Marche ci sono 34 ospedali, la provincia di Pesaro ne può contare qualcosa come 8, mentre nella provincia di Ascoli ce ne sono solo due. Quello di San Benedetto, lo ha ricordato anche Piunti quando ha parlato con Ceriscioli in città di recente, fa più interventi di pronto soccorso rispetto a tutti gli altri ospedali marchigiani e questo vuol dire che il nostro è il meglio localizzato di tutti rispetto al suo bacino di utenza. Certo, mi direte che ci sono porto, autostrada e ferrovia da noi, ma sono tutti fattori di rischio che non mancano neanche ad Ancona.”

Dopo tutto quello che ci ha detto non credo affatto che lei non aprirà bocca durante il Consiglio “aperto”.

“Se Ceriscioli verrà qui a parlare di ospedale unico e se la questione verrà portata sul piano politico non potrò non rispondere.”

 

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