GROTTAMMARE – Premessa: il mio articolo odierno è dettato semplicemente dal sentimento e dal ricordo, nei prossimi giorni chiederò alcuni lumi “tecnici” al Comune di Grottammare dato che al momento non conosco nessun dettaglio riguardo all’argomento che sto per trattare.

Nel quartiere Ischia II esiste un’area che ai tempi della mia adolescenza (ho 30 anni) era uno dei principali centri di aggregazione giovanile di Grottammare Sud.

I famosi “campetti dell’Orologio”: strutture sportive adiacenti all’attuale Ipersimply in via Carlo Alberto Dalla Chiesa. Nacquero, se non erro, a fine anni ’90 per trasferire la grande massa giovanile che puntualmente si radunava in piazza Carducci e dava vita a partite di calcio interminabili per la rabbia dei residenti, turisti e proprietari di auto. Specialmente in estate. Io ero tra gli “scalmanati”.

Erano i nostri San Siro, Wembley, Camp Nou e altri stadi prestigiosi.

Erano tre campetti: uno in cemento per giocare a Calcio a 5, uno in erba sintetica con le porte piccole per giocare solitamente ad un “tre contro tre” e quello principale in erba sintetica idoneo al Calcio a 5. Quest’ultimo era a pagamento mentre i primi due erano a prenotazione gratuita.

Noi giovani, non paghi, giocavamo anche negli spiazzali adiacenti, specialmente la domenica quando gli uffici dei custodi (Nazzareno, Aldo e Giacomino) erano chiusi. A volte, da veri bricconi, entravamo nei campi facendo dei “buchi” nella rete, episodi ormai andati in prescrizione.

Io e la mia generazione abbiamo giocato lì dall’età di 10 anni fino alle superiori, più o meno. Era il nostro punto di riferimento calcistico del quartiere (piazza Carducci esclusa).

Tornei, partite e sfide che duravano giorni e giorni. Ci sentivamo Baggio, Shevchenko, Vieri, Ronaldo (il fenomeno brasiliano, non CR7) Toldo, Buffon, Maldini, Del Piero, Totti, Nedved, Inzaghi e altri campioni nazionali e internazionali degli anni ’90 e 2000. Una sfilata di maglie di squadre da calcio (la maggior parte tarocche, naturalmente) invadeva i tre campi. Ma a volte capitava di giocare anche in jeans e camicia per la rabbia delle nostre mamme.

Andavamo lì dopo scuola e rimanevamo lì fino a cena. Il tempo volava ma non ce ne accorgevamo. D’estate, o comunque durante le festività, tornavamo a casa solo per pranzare e poi puntualmente si rigiocava. C’era talmente tanta gente che dovevamo fare veri e propri turni per giocare. Nel frattempo nascevano e si consolidavano amicizie. Inoltre, se c’era l’occasione, ci facevamo belli davanti alle ragazzine o compagne di scuola che ci piacevano. Cercavamo di conquistarle con una bella giocata o un goal. Davvero altri tempi.

Ogni volta che passo da quelle parti la mia mente torna indietro nel tempo. Ad una società che non esiste più, a persone che non sono più amiche o che invece continuano ad esserle. Anche a persone che, purtroppo, non ci sono più ma che restano nei nostri cuori.

Attualmente l’area è in appannamento. Il campetto in cemento e quello sintetico per il “tre contro tre” sono chiusi al pubblico e abbandonati al degrado. E’ rimasto il campetto principale che continua ad essere utilizzato a pagamento. E’ un peccato vedere l’area ridotta in quel modo.

E’ vero che i ragazzi, rispetto ai miei tempi, sono cambiati: sono presi dalla tecnologia, dai Social Network e da altre “diavolerie moderne”. I centri di aggregazione giovanile, oggi, sono ben diversi. Però mi piacerebbe che si trovasse un modo per rendere nuovamente idonea la zona. Ripopolarla di giovani coinvolgendo magari scuole o le ludoteche (in passato qualche torneo di calcetto si riusciva ad organizzare).

Nel frattempo porterò i miei nipoti a giocare a calcio, anche per ricordarmi dei vecchi tempi e fare un tuffo nel passato fra nostalgia e malinconia.

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