SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si è tenuto il 27 marzo all’Auditorium di San Benedetto l’incontro tra calciatori e dirigenti della Sambenedettese e gli studenti delle Scuole Medie rivierasche.

Al progetto “Il Calcio e le Ore di Lezione” erano presenti la classe 2^E delle Curzi, la 1^A delle Manzoni e la 1^A delle Sacconi, le quali hanno interagito e posto quesiti al dirigente della Scuola Calcio e del Settore Giovanile rossoblù Pasqualino Provaroni, ai calciatori Loris Damonte, Fabrizio Grillo, Davide Di Pasquale e Adolfo Andres Ovalle e allo SLO Pietro Bassi.

Proprio Bassi ha iniziato la “lezione” spiegando, ai piccoli studenti, la sua figura, un anello di raccordo tra la tifoseria ed il club, attraverso la quale si trovano i punti di contatto e si cercano di avviare iniziative.

“Ieri, ad esempio, i tifosi della Reggiana – illustra Bassi – , nel piazzale antistante la Curva Sud, hanno pranzato insieme ai terremotati di Arquata, ospitati all’Hotel Relax, offrendo loro i prodotti locali dell’Emilia Romagna e regalando loro un momento di convivialità e di divertimento. E’ questo lo spirito che deve animare i tifosi, lasciando da parte la violenza e tutti gli altri aspetti negativi su cui si va spesso leva, tralasciando, invece quelli positivi come, per l’appunto, quello della solidarietà”.

A proseguire l’incontro, il difensore Fabrizio Grillo, che ha parlato del mestiere di calciatore: “Il calcio è divertimento e, come qualsiasi altro sport, deve dare una formazione. Noi siamo fortunati a fare questo mestiere e ancor di più ad aver vissuto un’infanzia divertente con la palla tra i piedi e con i compagni, il tutto, accompagnato dal rispetto delle regole e dalla propria passione che, non è detto, porti necessariamente ad un lavoro”.

Proposito di rispetto delle regole, il centrocampista Loris Damonte ha illustrato il concetto di FairPlay: “Sia sugli spalti che in campo bisogna sempre avere un atteggiamento positivo e non trascendere dalle regole sia nei confronti dei nostri compagni che degli avversari. Come avviene tra le tifoserie, così deve avvenire in campo contro i ragazzi delle squadre avversarie che incontriamo di domenica in domenica. Il tifoso deve fare il tifo per la propria squadra ed incitare i propri giocatori e non insultare; allo stesso modo deve comportarsi il calciatore: incitare i propri compagni ma mai andare oltre e sfocare nell’invettiva”.

“Rispettare le regole è la cosa più importante all’interno di uno spogliatoio – gli fa eco il difensore Davide Di Pasquale – . In primis bisogna rispettare il proprio compagno, bisogna aiutarlo nei momenti di difficoltà. Il rispetto è uno dei valori pià importanti che può insegnarti il calcio, sin da bambino, formandoti come giocatore e come uomo”. A tal proposito è stato proiettato ai ragazzi il video della lettera di Roberto Baggio indirizzata ai giovani, a cui è seguito uno scrosciante applauso ed è stato spunto di riflessione da parte dei piccoli studenti. “Roberto Baggio è stata una leggenda del calcio – afferma un alunno – ed un calciatore importantissimo. Quello che dice nel video è bellissimo ed ha ragione a dare dei consigli a noi giovani che molto spesso li ignoriamo”.

Dopo una breve parentesi di dibattito, si è passato al video successivo, dal titolo “Un calcio al razzismo”, atto ad affrontare il tema dell’integrazione: ragazzi di nazionalità diversa si passavano la palla per raggiungere un unico obiettivo, quello di segnare. “Nel video si parla di integrazione – interviene il dirigente Pasqualino Provaroni – , intesa come ragazzi che provengono da città diverse, nazioni diverse e noi abbiamo degli esempi nella Samb con, ad esempio, il qui presente Adolfo Ovalle. Ma si parla anche delle diversità, ovvero bambini e bambine che giocano insieme, senza alcun tipo di distinzione. Noi finora non abbiamo mai avuto una scuola calcio femminile a San Benedetto, ma, a partire da settembre ne avremo una anche noi, con bambine a partire dai 6 anni in su”.

“Episodi di razzismo accadono nelle grandi e piccole città – prosegue Provaroni – , sta nell’intelligenza dei genitori e dei dirigenti fare in modo che queste cose si spengano subito. Il bambino che recepisce gli insulti sta male e bisogna aiutarlo a fargli capire che è stato solo un gesto del momento. Molto spesso sono gli stessi genitori ad istigare questi atteggiamenti e le società devono intervenire sul genitore stesso”.

A prendere la parola è Adolfo Ovalle, il diretto interessato: “Fortunatamente io non sono mai stato vittimo di razzismo, mi sono trovato molto bene qui in Italia, non ho mai avuto problemi. Nella squadra dove ho giocato in America, alla Real Salt Lake, eravamo 10 ragazzi di nazionalità non americana. Il mister ci parlava sempre di non badare al razzismo, ma di fare gruppo con i nostri compagni”.

Al termine della “lezione” i calciatori si sono concessi alle foto di rito e agli autografi con i piccoli alunni regalando loro un portachiavi della Samb.

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