SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Per appena due giorni il Consiglio Comunale sambenedettese non si è trasformato nel Senato romano. Per appena due giorni la sfiducia a Bruno Gabrielli, arrivata il 17 marzo, non si è trasformata in un “Cesaricidio” in piena regola. Gli ingredienti in fondo ci sono tutti: un tradimento (vero o percepito che sia) e una ventina di consiglieri/senatori che, in nome di un ordinamento istituzionale si oppongono a quello che vedono come un potere personale in ascesa. Le date, molto vicine, del 17 marzo 2017 e del 15 marzo del 44 A.C. si aggiungono alla ricetta di circostanze che potrebbe consegnare alla storia quest’ultima settimana come le “Idi di Marzo” della politica sambenedettese. Seppur senza tunica e sandali, i protagonisti del “caso” Gabrielli stanno appassionando la “plebe”, forse assetata di spettacolo visto che, nell’anfiteatro cittadino, la Samb fatica a ritrovare il vigore gladiatorio di un tempo.

Seppur non si tratti di un fatto così raro in generale (la giurisprudenza amministrativa può vantare grandi produzioni in tal senso), è la prima volta che il Consiglio sambenedettese chiede la revoca del suo Presidente. Ed è  un evento destinato a segnare la storia, almeno quella dell’Amministrazione Piunti. Nonostante nessun Svetonio o Cicerone scriverà di questi avvenimenti, negli archivi rimarranno gli antefatti e i postfatti di una vicenda che, a posteriori, si può definire come annunciata.

Prima della congiura ordita ai suoi danni, attorno a Giulio Cesare si levarono da più parti le accuse di adfectatio regni , simili agli addebiti che lo stesso Gabrielli si è visto recapitare nella mozione ai suoi danni, dove gli viene chiaramente riconosciuta “l’intenzione di controllare politicamente il Consiglio Comunale”. Ma da dove nasce il “Cesaricidio”?

UN NUOVO CONSOLE IN SENATO. Facendo un balzo all’indietro nella cronaca politica sambenedettese le prime avvisaglie di una frizione fra Gabrielli e la maggioranza possono essere scorte attorno alla questione dehors. Il 22 novembre scorso, l’assessore Filippo Olivieri e il consigliere Carmine Chiodi, annunciano davanti ai giornalisti una linea politica attorno agli spazi-aperitivo dei bar sambenedettesi, linea che appena tre giorni più tardi Gabrielli va quasi a “commissariare” indicendo una nuova conferenza stampa sul medesimo argomento, in cui il presidente batte su tasti diversi rispetto agli altri esponenti di coalizione. Questa forse la prima “invasione di campo” ai danni di un assessore, alla quale si aggiungono altre “intraprendenze” di Bruno “Cesare” che non manca di sottolineare di aver introitato i 100mila euro per il rifacimento della foce dell’Albula e che si rende protagonista anche della “questione Ballarin”, prima con le voci di una trattativa di sponsorizzazione con la Reale Mutua e poi, ultimamente, anche con un viaggio a Torino. Insomma, in pochi mesi, il “Senato” sambenedettese ha visto crescere un aspirante “Console” dotato di un imperium secondo solo a quello di “Marco Antonio” Piunti.

LA CONGIURA.Pensare a uno scenario in cui gli assessori al commercio (Filippo Olivieri) e ai lavori pubblici (Andrea Assenti) si siano sentiti scavalcati dal Presidente del Consiglio può essere realistico, così come è realistico pensare che in questi mesi i due non si siano tenuti dentro certi pruriti, manifestandoli nel luogo naturale in cui si esplica il loro mandato amministrativo, ovvero la Giunta presieduta da Pasqualino Piunti. L’ulteriore rilievo dato dal fatto che il contributo decisivo, in termini di firme alla sfiducia, sia stato dato dai 9 consiglieri appartenenti alle due liste che hanno eletto Olivieri e Assenti non può che dare credito all’intera ricostruzione. Il quadro resta dunque quello di un “piano”, magari nato nelle stanze dell’opposizione (pure infastidita da altri comportamenti del Presidente), ma abbracciato dalla maggioranza col contributo decisivo dei due assessori, i fratelli Casca della nostra storia, con lo stesso Piunti che deve averne a lungo sentito l’odore senza riuscire, forse, ad arginarne la realizzazione.

UNA GUERRA PARALLELA. Se i prodromi della “congiura” parrebbero delineati, di più complicata lettura sono gli sviluppi futuri, e paralleli, della vicenda. Curioso come, oggi al pari di duemila anni fa, c’entri in qualche modo Ascoli. Dopo la vittoria nella guerra civile contro l’ascolano Gneo Pompeo nacquero infatti le mire da “dictator” di Cesare e anche nelle vicende attorno a Forza Italia, investita dal “caso” Girolami prima del “caso” Gabrielli, è difficile non vederci ritorni di fiamma di uno scenario bellico che si sta consumando qualche chilometro più a Ovest, a colpi di gladio e con Roma nel mirino, fra Castelli e Celani. Curioso poi che il Consigliere Regionale sia stato protagonista di diverse apparizioni sambenedettesi in queste settimane, spesso in veste di pater familias, l’ultima proprio al fianco di Bruno Gabrielli che si difendeva dalle accuse di parzialità mosse allora dalla sola opposizione.

MARCO BRUTO ENTRA IN SCENA? Probabilmente, nonostante le legioni già schierate sul campo, neanche Forza Italia si aspettava che le cose precipitassero così in fretta e allora le dichiarazioni di Gabrielli e Pignotti, che hanno parlato apertamente di “crisi politica”, vanno viste dalla prospettiva di chi è stato preso alla sprovvista e ha mostrato i denti. Difficile però ipotizzare una frettolosa vendetta nel prossimo Consiglio Comunale, visto che gli azzurri non avrebbero neanche  i numeri per non far passare, ad esempio, il bilancio di previsione. Questo perché anche un “Bruto”, forse, è entrato nella nostra semiseria ricostruzione, vista la presa di posizione del forzista Stefano Muzi, che giusto ieri dichiarava che voterà il documento programmatico sabato prossimo, di fatto “allontanandosi” dal compagno di partito Bruno “Cesare” Gabrielli, il quale, alla 22esima coltellata, potrebbe pure aver pensato: “Anche tu figlio mio?”

 

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