SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Kawaii. Friendzone. Emoji. Sono tre parole chiave del nuovo millennio; tre termini usati da una larga fetta di utenti della rete, che riassumono abbastanza chiaramente le tendenze del momento.

La tendenza a cercare cose soffici e carine da coccolare, per esempio. L’andamento più o meno frequente delle amicizie uomo-donna. E anche la necessità di esprimersi visivamente, ma in modo semplice, durante le chat.

Abitudini recenti e meno recenti; la moda degli ultimi anni, però, ha imposto una prepotente modernizzazione dei gusti, facendo leva su emozioni, uso più sciolto dell’inglese, facilità e velocità di comunicazione. La nascita di queste parole è tanto recente, che ancora faticano ad inserirsi nei dizionari nazionali, anche nelle loro varianti “italianizzate”. La loro diffusione, però, è un fenomeno internazionale, e riguarda il web nella sua interezza.

Kawaii: è un termine della lingua giapponese, espatriato nel mondo a partire dagli anni ottanta; letteralmente significa “carino”, “adorabile”, “tenero”, con diverse sfumature secondarie. Con la divulgazione degli anime, i cartoni nipponici, la cultura del Giappone è diventata estremamente modaiola tra i giovani.

Si può dire che, in questo senso, i personaggi immaginari sono un punto di incontro tra lo stile occidentale e quello orientale, un piacere condiviso da entrambe le parti in cui ognuno riesce a trovare qualcosa di sé.

Da qui la diffusione del concetto di kawaii. La parola, con il passare del tempo, ha esteso il suo significato, e oggi indica una classe di oggetti, cartoni animati, ma anche persone vere, studiati e atteggiati per sembrare più dolci della dolcezza stessa.

Kawaii, infatti, indica in realtà qualcosa di più marcato della semplice tenerezza: si tratta di un sapiente lavoro di messa in risalto dei tratti, smussamento delle forme, eliminazione di ogni imperfezione, per offrire al pubblico un’immagine perfetta e monocaratteriale. Una carineria al quadrato, insomma, priva di qualunque altro elemento saliente, sempre in bilico tra adorabile e diabetico.

In Italia, per descrivere questo effetto, si è cominciato da poco ad usare il termine “puccioso“.

Osserviamo l’esempio di un gatto stilizzato. L’animale, per essere considerato kawaii (o puccioso, a seconda dei gusti), deve avere le seguenti caratteristiche:

1) Solitamente rappresenta un cucciolo di pochi mesi. Se è adulto, invece, sarà tondo e dalle zampe corte.

2) I suoi contorni sono estremamente morbidi, ma marcati. L’ideale è tracciare una linea continua che lo racchiuda completamente.

3) Non possiede ombre né sfumature. Più il disegno è essenziale, più gli elementi carini acquistano risalto, e l’osservatore non è distratto da altri dettagli.

4) La testa è molto grande rispetto al corpo, visibilmente sproporzionata, e gli occhi sono a dir poco giganteschi.

La testa e gli occhi grandi sono una caratteristica comune a quasi tutte le forme pucciose; si è visto, infatti, che ispirano un innato senso di tenerezza nell’essere umano. Questo accade perché tratti del genere sono tipici dei neonati, e suggeriscono un bisogno di affetto e protezione molto forte. Per rinforzare questa sensazione, i prodotti kawaii sono molto spesso morbidi e pelosi, fatti appositamente per essere abbracciati.

Lo stile kawaii offre una sensazione piacevole e appagante, a portata di pc o di negozio. Non c’è da stupirsi, quindi, che piaccia molto. Questo genere di prodotto, in realtà, ha un pubblico circoscritto, ma l’idea di cercare immagini pucciose su internet è invece un fenomeno di massa. Al momento, le foto e i video di gattini sono la moda imperante, tuttavia è possibile che nei prossimi anni un nuovo cucciolo simpatico prenda il loro posto, conquistando la rete. Candidati probabili sono i cagnolini, i coniglietti ed i cuccioli di foca, ma non sono da sottovalutare le correnti esotiche, con leoncini e giraffine.

Friendzone: per alcuni giovani, questo termine è più odiato della mononucleosi. La friend-zone, la zona dell’amico, è una sorta di dimensione sospesa, di facile entrata ma di difficilissima uscita.

La parola ha origine tra gli anni novanta ed il duemila, da una divertente conversazione tra i protagonisti della serie Friends. Joey, durante un discorso a tu per tu con l’amico Ross, gli fa notare che ha aspettato troppo per provarci con la donna di cui è invaghito, Rachel, e ora è troppo tardi; “Now you are in the friend-zone“, lo schermisce nel doppiaggio originale, ribadendo che qualunque cosa faccia, Rachel lo considererà sempre e solo un amico.

Il significato di “friendzone”, da allora, è proprio questo: una relazione platonica fra due persone, nella quale una delle due ha un interesse romantico o sessuale per l’altra. Interesse, naturalmente, non corrisposto.

Proprio per questo è faticoso ed improbabile uscire da questo limbo amoroso; il classico friendzonato, di solito, è un maschio, ma il fenomeno riguarda anche le femmine.

Ci sono lui e lei; lei è simpatica, spiritosa, attraente. Lui è un bravo confidente, attento e dolce. Ad un certo punto, lui decide di dichiararsi. Ma la stangata è proprio dietro l’angolo: “Mi dispiace, ma preferirei che rimanessimo solo amici.”. Ed eccoci nella friendzone. In questi casi, spesso l’innamorato rimane attratto dall’amica, ma non riesce in alcun modo a conquistarla. A volte perché lei non lo apprezza fino a quel punto, altre volte invece ne è sinceramente affezionata, e non vuole rischiare di guastare il rapporto. In entrambi i casi, a quel punto si hanno due scelte: o farsene una ragione, oppure provare una diversa tattica di approccio, lunga e difficoltosa.

Sul web ci sono vari consigli per uscire dalla friendzone; non sempre si può conquistare il cuore della persona amata, ma la cosa più importante è addentrarsi in una storia del genere con dignità, mantenendo la fiducia ed il rispetto per se stessi. Senza, sarà davvero impossibile raggiungere i propri scopi.

Emoji: in Italia, si usa di preferenza il termine “emoticon” come sinonimo, ma il significato in realtà è differente. L’emoticon propriamente detta è la crasi di emotion icon, ovvero una faccina che esprime un preciso sentimento :-D . La categoria comprende sia le piccole facce gialle sui social, sia i più semplici tratti di punteggiatura che si possono comporre con la tastiera del cellulare ;-) .

Le emoji, invece, sono una categoria più vasta *-* , creata alla fine del 1990 dalla NTT DoCoMo, società di comunicazione giapponese. Letteralmente, “emoji” significa pittogramma. Infatti, tutti i disegni indicati dal termine sono stilizzazioni di oggetti, azioni e situazioni quotidiane; dei moderni pittogrammi digitali, che non si sostituiscono alle parole, ma vivacizzano e colorano le conversazioni in chat. La caratteristica delle emoji è la semplicità e la ridotta dimensione del disegno, che deve essere alto al massimo come un normale carattere della tastiera. Questo le distingue dagli adesivi, immagini più grandi ed elaborate @_@ .

La disponibilità di emoji, emoticon e adesivi aumenta di giorno in giorno, a testimonianza di quanto sia importante e condivisa la comunicazione tramite messaggini. Proprio questa rapida diffusione, in qualche caso, ha creato fraintendimenti. Alcune facce o immagini sono sistematicamente travisate, o male interpretate dalle singole persone :-( . Un esempio è l’emoticon con gli occhi a croce, riportata nell’immagine sovrastante: a prima vista si potrebbe pensare che è morta, in verità significa solo che soffre di vertigini. Il problema opposto si presenta quando si sceglie un’emoji che sembra un vaso, ma è invece un’urna funeraria.

I fraintendimenti non si limitano solo alle espressioni, ma anche alla crasi dei termini scritti, alle sigle, ai nuovi vocaboli della rete. Questo è un segno molto evidente dell’avanzata del progresso tecnologico nella nuova generazione, in contrasto con la vecchia che ha invece qualche difficoltà ad abituarsi. Il tempo, però, non aspetta nessuno, e mai come in questi anni è necessario correre per non rimanere indietro.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 382 volte, 1 oggi)