SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo la mozione di sfiducia a suo carico, firmata da 21 consiglieri (fra cui 12 di maggioranza) abbiamo intervistato Bruno Gabrielli, Presidente del Consiglio Comunale.

Buonasera Gabrielli, ci spieghi questa vicenda della mozione di sfiducia.

“Ho preso atto che è stata protocollata questa sfiducia, era già nell’aria in realtà perché leggendo anche nei giorni scorsi dichiarazioni sui giornali se ne parlava”.

Ci sono altre motivazioni secondo lei oltre a quelle tecniche addotte nella mozione?

“Io posso parlare solo per quello che ho letto nel documento, i firmatari ritengono che io non sia stato superpartes  e ovviamente adesso si è aperta anche una crisi politica perché questa non può non essere vista come una crisi politica”.

Quali sono le prossime mosse?

“Adesso c’è un percorso da fare e bisogna attenersi a questo, stamattina ho inserito la mozione nella prossima seduta del consiglio, ci sarà una votazione e poi io avrò venti giorni di tempo per presentare le mie deduzioni  prima di un nuovo Consiglio Comunale che sarà chiamato a confermare o a desistere dal proposito.”

Se confermeranno la sfiducia?

“Se la decisione del Consiglio sarà di confermare la revoca starà a me poi procedere con il Tar impugnando quella delibera. Io poi faccio parte di un partito e Forza Italia farà le sue valutazioni, vedrà come si evolve la situazione e vedremo il da farsi.”

Il Sindaco si sta preoccupando di questa situazione?

“Io penso proprio di sì, penso che il sindaco se ne stia preoccupando è ovvio.”

C’è rammarico per una crisi che si aprirebbe a nemmeno un anno dall’insediamento?

“Diciamo che con Martinelli ci fu crisi nella prima seduta, qui sono passati 7 mesi e in qualche modo siamo migliorati”.

A questo punto riconosce qualche sua responsabilità?

“Se le mie sono state ritenute ingerenze ne prendo atto, ma ho sempre cercato di fare il bene della mia città non ho fatto qualcosa che vada oltre il bene della città, a partire dai dehors fino al denaro introitato per il pennello dell’Albula, ma questo ultimo punto non è stato messo fra i motivi della sfiducia, se ne sono guardati bene. Infine anche il mio viaggio a Torino è stato interpretato chissà come, io però sono andato perché ho creato un certo rapporto con la Fondazione Filadelfia”.

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