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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – I giovani nati tra il 1980 ed il 2000, cresciuti insieme ad Internet e alla rivoluzione digitale, sono comunemente detti “Millennials“. Generazione del presente, sono probabilmente i migliori esponenti delle attuali tendenze sociali, delle quali dirigeranno anche i futuri sviluppi. I Millennials sono presenti in ogni team di ricerca, in ogni giovane start up, e vivono in perfetta simbiosi con la rete, dalla quale molti ricavano notorietà e attenzioni; qualcuno, poi, ne fa il suo lavoro, e tra questi si distinguono geniali innovatori, che accumulano vere fortune. Sono diverse le storie di giovanissimi imprenditori, poco più che ventenni, arricchitisi grazie alle loro idee.

In questo articolo, si è cercato di raggruppare le cinque invenzioni più gettonate e apprezzate della società odierna; elementi che non aumentano il benessere, ma di cui ogni Millennial deve aver usufruito almeno una volta nella vita. Per divertimento, vanità, o anche semplice curiosità.

Andiamo a incominciare:

1) Capelli acconciati ad arte, petto in fuori, labbra a cuoricino…ed ecco una nuova foto per il profilo Facebook. Visto che gioco di chiaroscuri? Che posa, che espressione da miss!

La moda dei selfie è nata nei primi anni del nuovo millennio, a braccetto con l’avvento della fotografia digitale, e da allora impazza sul web.

Il principio di una macchina digitale non è molto diverso da quello dei precedenti apparecchi a pellicola. in entrambi i casi, la luce viene convogliata da una lente all’interno dell’apparecchio, dove colpisce una superficie fotosensibile. La differenza è che, mentre la vecchia pellicola può essere impressionata una sola volta, il sensore elettronico della macchina digitale può convertire la luce in foto senza limiti di quantità. Questo piccolo, ma fondamentale dettaglio ha reso disponibili foto istantanee e facilmente cancellabili, da fare e rifare senza costi né sprechi.

Così sono nati milioni di autoscatti condivisi, fatti con smartphone, tablet, macchine fotografiche e computer, che immortalano ogni genere di faccia e di situazione.

Uno dei selfie più spettacolari della storia è stato scattato, per esempio, da Mike Hopkins, dalla Stazione Spaziale Internazionale. Approfittando di una passeggiata nello spazio, l’astronauta decise di farsi un autoscatto immortalando, dietro di se, una panoramica mozzafiato del pianeta natale. La foto fu poi inviata alla NASA con tanti auguri di Buon Natale.

Il selfie, però, esiste da molto prima del duemila, fin dai primissimi apparecchi fotografici in bianco e nero. Il primo scatto del genere viene datato addirittura al 1839: l’americano Robert Cornelius, di Philadelphia, sistemò la macchina appena fuori dal negozio di famiglia. Dopo aver tolto la copertura dell’obiettivo, corse subito a mettersi in posizione, e rimase fermo per un minuto. In quel lasso di tempo, la lastra fotografica fu colpita dalla luce e fissò l’immagine in maniera indelebile. Dopodiché, Cornelius coprì nuovamente l’obiettivo e sviluppò la foto. Sul retro scrisse: “The first light picture ever taken.

2) E’ il regno del sabato sera; luci stroboscopiche, drink fruttati e tanta voglia di farsi notare dall’altro sesso. Si sta parlando, naturalmente della discoteca. Meta di svariate generazioni in cerca di divertimento, la discoteca dei Millennials è caratterizzata da una forte tendenza al ritmo, mentre sta andando via via diminuendo la componente dance precedentemente in voga.

Frankie Knuckles è umanamente considerato il creatore della musica House, tanto da guadagnarsi il soprannome: “The Godfather of House Music”. Knuckles, alias Francis Nicholls, era un apprezzato dj di Chicago, e lavorava nella discoteca Warehouse. Proprio in onore del locale, si scelse di adottare il nome House per il neonato filone.

Il genere prese piede negli anni ottanta, come un’evoluzione delle precedenti correnti funk e disco music. I ritmi sincopati, le melodie spezzate dal battito penetrante della batteria, la miscela di suoni elettronici con strumenti a corde e a fiato, erano gli elementi distintivi di un nuovo ed energetico stile musicale, destinato ad essere adorato dal pubblico.

Tutt’oggi, il ritmo marcato in 4/4 rimane la caratteristica più evidente del genere. Abbinato ad un ballo dai movimenti netti, ma sinuosi, si adatta sia a coreografie elaborate che ad un semplice saltellare a tempo. La musica perfetta per lasciarsi andare e non pensare troppo.

3) Comunicare in internet è facile: basta pigiare pochi tasti, ed ecco che sullo schermo di computer e smartphone fioriscono immagini, video, registrazioni, e un’interminabile serie di messaggini ricchi di xché, aspè, tesò, amò, ed emoticons varie.

La mole di dati caricati giornalmente in rete è impressionante, nell’ordine di miliardi di foto, email e documenti. La maggior parte di queste informazioni è destinata a diventare di pubblico dominio, rintracciabile anche a distanza di anni, e rischia di compromettere irreparabilmente la privacy dell’utente.

In risposta al problema, sempre più sentito, sono stati creati programmi come Snapchat: un sistema di messaggistica istantanea, simile a WhatsApp, con cui chattare e scambiarsi file multimediali. L’elemento innovativo, però, è la temporaneità delle informazioni. Dopo 24 ore esatte, il fantasmino eliminerà dalla memoria tutto ciò che è stato scritto e caricato precedentemente. Un accorgimento semplice, ma rivoluzionario, che offre molta più protezione di quanta ne possa garantire il colosso Facebook.

La storia di Snapchat è corta, ma emozionante. Il progetto nacque da una discussione fra tre studenti della Stanford University, che si lamentavano della difficoltà di cancellare le foto on line. Uno dei conversatori, Evan Spiegel, intuì l’enorme valore commerciale dell’idea, e si fece promotore della realizzazione del programma.

Pensata inizialmente come mera applicazione per cellulari, Snapchat fu commercializzata per la prima volta nel 2011, con il nome di Picaboo. Fu un totale insuccesso, disdegnato da tutti i grandi finanziatori. Anche le successive modifiche, con le quali il programma cambiò nome in Snapchat, non sortirono l’effetto sperato.

I creatori si erano ormai quasi convinti del fallimento, quando, inaspettatamente, arrivò una svolta: una cugina di Spiegel, attirata dai messaggini “evanescenti” che non lasciavano tracce, cominciò ad usarli per farsi suggerire le risposte a scuola, durante i compiti in classe. In meno di un anno, Snapchat passò da un centinaio di utenti a più di centomila.

Oggi l’applicazione conta cento milioni di utenti giornalieri, più di Twitter, e Spiegel, a 26 anni, è il più giovane miliardario del mondo. Una personalità fuori dal comune la sua, geniale ma dal carattere difficile e pretenzioso; leggendo di lui, lo si potrebbe paragonare al Grande Gatsby. Entro la fine del 2017 sono attese le sue nozze con la modella Miranda Kerr, ex moglie di Orlando Bloom.

4) Quando si parla di nuove tendenze, è bene soffermarsi anche sull’industria dell’abbigliamento; con l’affermazione dei blue jeans come indumento per giovani, la moda degli ultimi anni si è rivolta sempre più verso uno stile sportivo, casual chic, fatto di strappi, macchie e glitter. La parola d’ordine è mostrare, scoprire, essere audaci: il duro mondo urbanizzato va affrontato con grinta e stile. I grandi marchi, insomma, vogliono giovani pantere, vestite con una finta trasandatezza curata in ogni dettaglio. I ragazzi invece, come eleganti leoni, hanno il compito di indossare camicie minimal e occhiali scuri, e di atteggiarsi il più possibile.

Il fiore all’occhiello di questa corrente è una scarpa di cui nessun adolescente può fare a meno: la sneaker.

Calzature in gomma, rivestite di tela o cuoio, le sneakers sono fondamentalmente scarpe da ginnastica, diffuse già dall’inizio del novecento. Originariamente, erano destinate ad essere usate solo in palestra, ma presto i più giovani apprezzarono la loro comodità anche fuori dall’ambiente sportivo. La storia delle sneakers è fortemente segnata dalla creazione delle Converse All Star, volute dal giocatore di pallacanestro Chuck Taylor, nel 1923. Taylor desiderava una scarpa che migliorasse le sue prestazioni di gioco, ed era un grande amatore della marca Converse; Il modello era destinato a diventare una delle più famose calzature per ragazzi, amatissima e alla moda anche dopo novant’anni.

Le Converse spopolarono indisturbate fino agli anni sessanta, finché i fratelli Van Doren lanciarono sul mercato un paio di scarpe estremamente competitive: le Vans.

Le Vans erano state pensate soprattutto per i giovani skaters, che ne apprezzavano la flessibilità e l’aderenza delle suole. Per questo la loro prima campagna pubblicitaria fu affidata a Tony Alva e Stacy Peralta, due tra i migliori skaters di tutti i tempi; oltre al grande successo riscosso dai testimonial, la società sfruttò anche la loro consulenza per creare un nuovo modello di scarpa, la Vans Era. L’innovazione del colletto imbottito, unita ad una estesa varietà di colori e fantasie, la rese un acquisto imperdibile per tutti gli appassionati di skateboard. In quel periodo, fu creato anche lo slogan “Off the wall”, usato tutt’oggi.

5) Prima i dischi in vinile. Poi i nastri registrati; quindi i CD. Ora c’è un altro canale per ascoltare musica, imparare a farsi un make-up e guardare filmati divertenti.

Tra gli innumerevoli video presenti sul canale Youtube, ce n’è uno che riveste una particolare importanza. Si intitola “Me at the zoo”, e dura appena diciannove secondi. E’ un filmato di una banalità sconcertante. Eppure, è stato visto dalla bellezza di trentasei milioni e mezzo di utenti. Questo, infatti, è stato il primo video mai caricato su Youtube; a parlare è Jawed Karim, uno dei fondatori, nonché primo utente registrato in assoluto.

Il sito è stato fondato il 14 febbraio 2005 da Chad Hurley, insieme a Jawed Karim e Steve Chen. I tre ragazzi si conobbero nella sede di PayPal, presso la quale lavoravano; diventati amici, cominciarono a pensare alla possibilità di creare una loro società, ma il progetto non era supportato da nessuna idea concreta. La svolta arrivò nel 2005, quando il trio si rese conto che non esisteva nessun sito su cui condividere velocemente musiche e video. L’origine della pensata è incerta, dal momento che i fondatori propongono due storie diverse al riguardo: secondo la versione di Hurley e Chen, successe durante una festa. Gli invitati stavano girando filmati e scattando foto, ma il tutto era molto difficile da trasferire agli amici. Da questo evento, si resero conto che era necessario un servizio con cui pubblicare e vedere i video, a cui tutti potessero accedere.

Jawed Karim, che secondo questo racconto non avrebbe avuto alcun ruolo nell’ideazione di Youtube, propone invece un’altra versione; a suo dire, l’idea nacque da una necessità piuttosto “goliardica”: nel 2004, durante il Super Bowl, la cantante Janet Jackson si esibì in concerto insieme a Justin Timberlake. Alla fine della canzone “Rock your body”, Timberlake avrebbe dovuto strapparle, coreograficamente, una parte del corpetto, ma sbagliò la presa, togliendole invece il reggiseno. Il seno nudo della Jackson divenne presto un video famosissimo, anche grazie ai fondatori di Youtube che pensarono al sito proprio per poter condividere eventi del genere.

Attualmente, non si sa per certo quale dei due racconti sia vero. Certo è che Youtube, in undici anni, è diventato un colosso di internet, secondo solo a Google per il numero di visualizzazioni. L’elemento decisivo per il successo è l’opportunità per chiunque di farsi conoscere attraverso i contenuti caricati, purché rispettosi del copyright. Aggiungendo dei banner pubblicitari durante il filmato, è possibile guadagnare in media 1 euro ogni mille visualizzazioni. Una cifra che sembra risibile per uno Youtubber amatoriale, ma può diventare un guadagno consistente nei video più apprezzati, come quelli in cui si vedono gatti che capitombolano dopo un salto finito male.

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