SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Quando si gioca una partita, di qualsivoglia sport, il campo da gioco è più importante di quanto si pensi. Provate infatti a fare qualche scambio con la racchetta su un campo da calcio: sarebbe probabilmente una fatica immensa. Dall’altro lato invece, giocare una partita di calcio su un campo da tennis, sarebbe abbastanza improbabile: troppi 22 giocatori in un rettangolo di gioco così piccolo e porterebbe solo confusione e più calci negli stinchi del dovuto.

La politica non è diversa dallo sport, d’altronde si tratta sempre di competizione, talvolta spinta, tra singoli o a squadre, e quello che sta accadendo nello scenario sambenedettese assomiglia tanto a una vera e propria disputa di… campo. Cerchiamo di essere più chiari. La settimana politica dalle nostre parti si è aperta con un tavolo “ristretto” fra maggioranza e opposizione, o meglio parte di essa, in cui si è parlato di Urbanistica fra gli argomenti, ma anche del tanto chiacchierato tema, in questi giorni, della Sanità (CLICCA QUI).

Alla tavola rotonda, assieme a tre capigruppo di maggioranza (Giovanni Chiarini, Pierfrancesco Troli e Gianni Balloni) si sono seduti, per l’altra “squadra”, soltanto Marco Curzi e Domenico Pellei. Assenti dunque De Vecchis e l’area di centro-sinistra. Il “club” esclusivo però non è passato inosservato e meno di due giorni fa dal Pd tuonavano: ” Questo tavolo è stato un tentativo di disarticolare la minoranza, non si può parlare di Urbanistica e Sanità senza coinvolgere il primo partito della città” gridava Paolo Perazzoli. 

Sulla questione neanche il commissario Antimo Di Francesco ci è andato giù tanto leggero: “Urbanistica e Sanità vanno discusse nelle apposite commissioni, il tavolo ristretto non esiste e non ci interessa” rispondeva piccato il democratico che poi lanciava il suo imperativo: “rendiamo operative le commissioni consiliari” prima di annunciare un’interrogazione sul tema.

A sorpresa, sul tema, ieri i democratici hanno trovato un compagno di squadra inaspettato in Bruno Gabrielli. Stop. Forse compagno di squadra è troppo, ma in ogni caso il Presidente del Consiglio si è mostrato in linea con il pensiero dei “dem” dichiarando di non credere “ai tavoli ristretti” e confessando anche di averlo comunicato a Piunti, aprendo nei fatti una piccola divisione in maggioranza o almeno una differenza di vedute sulle metodologie con cui affrontare il  rapporto con la minoranza.

A buttare altra benzna sul fuoco anche il rilievo che nasce dal fatto che, la commissione Sanità ad esempio, è stata tanto osteggiata nella genesi dall’opposizione quanto fortemente voluta dalla maggioranza. Per tornare alle metafore sportive è come insistere con una ventina amici per giocare una partita a calcio, salvo poi organizzarne, a sorpresa, una di tennis solo con tre di loro.

Insomma tavoli ristretti o commissioni? In attesa di una convergenza sulla scelta del campo siamo sicuri che, sul tema, si giocherà una partita nella partita.

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