SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La cerimonia di consegna del premio Truentum 2016 al giornalista e scrittore Paolo Di Mizio si terrà sabato 11 marzo alle ore 17 nella Sala consiliare di viale De Gasperi. Dopo la consegna della massima onorificenza cittadina da parte del sindaco Pasqualino Piunti, sarà presentato in anteprima nazionale l’ultimo libro di Di Mizio “Teneri lupi”. Coordinerà la presentazione la presidente della Commissione consiliare cultura Rosaria Falco. Il pomeriggio sarà allietato da brani musicali eseguiti da docenti dell’istituto musicale “Vivaldi”.

Paolo Di Mizio, giornalista e scrittore, è stato uno dei volti “storici” del Tg5. A lui si deve “l’invenzione” della rassegna stampa, poi imitata da quasi tutte le tv italiane. Di Mizio ha trascorso la sua infanzia e prima giovinezza a San Benedetto del Tronto. Dopo la laurea a Macerata, iniziò la sua carriera lavorativa a Londra nel 1975, dapprima come insegnante di letteratura italiana, poi come corrispondente dell’agenzia di stampa NEA. Rientrato in Italia qualche anno dopo, lavorò per diversi quotidiani e periodici collaborando per varie riviste europee e americane.

Approdò in televisione con Maurizio Costanzo nel 1980, nel primo telegiornale privato (“Contatto”) della rete appena fondata dalla RizzoIi – Corriere della Sera. Uno dei suoi primi scoop televisivi avvenne poche ore dopo l’attentato a Giovanni Paolo II. Mentre il Papa veniva operato, Di Mizio riuscì a intervistare, sul letto d’ospedale, la turista americana ferita da una pallottola di Ali Agca.

Assunto come inviato speciale dalla Domenica del Corriere, si occupò dei principali casi di cronaca (tra i quali l’uccisione del generale Dalla Chiesa e la successiva guerra di mafia) e pubblicò in esclusiva i “verbali d’interrogatorio” delle BR durante la prigionia di Roberto Peci. Dopo quattro anni, tornò in televisione con Arrigo Levi, come inviato speciale del settimanale d’inchieste di Canale 5 “Tv- Tv”. Nel 1992 fu nel gruppo fondante del Tg5 insieme a Mentana, Mimun e Sposini.

Come inviato speciale è stato sui principali teatri internazionali, dal Kurdistan nella prima guerra del Golfo (1991) alle regioni della ex Iugoslavia sconvolte dalla guerra, agli Stati Uniti durante la guerra all’Iraq (2003).

Nel 2009 ha pubblicato il suo primo romanzo, “Storia di Giuseppe e del suo amico Gesù”, romanzo storico – teologico incentrato sul contrasto tra ragione e fede.

“Teneri lupi”, che presenta a San Benedetto, è un diario, scritto nell’arco di alcuni decenni a partire dall’adolescenza, su fogli sparsi, nelle situazioni più diverse, talvolta nel mezzo di guerre e crisi diplomatiche durante le missioni dell’autore come giornalista, talvolta invece in solitudine su spiagge battute dal vento o dalla pioggia, spesso appuntando le frasi sul telefono cellulare, ora in prosa, ora in versi. L’autore spiega a se stesso ciò di cui è testimone, ne rielabora il senso, e lo fa con un ventaglio linguistico mutevole, che si conforma alle circostanze: colloquiale o lirico o ironico, talvolta giornalistico, talvolta sensuale, talvolta carico di ethos.  È il libro di un uomo che, senza nulla nascondersi, osserva le metamorfosi della vita come una serie di eventi spesso in contraddizione con i suoi desideri e i suoi sogni, e da “involontario guerriero” s’interroga sulla “incalibrata ira” del destino e del suo padrone, il Fato.

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