Frecciabianca. Stavo appena riflettendo sulla decisione della Giunta Piunti di chiedere una fermata a San Benedetto del Tronto del treno Freccia Bianca per le ore 13. Non mi è sembrata una mossa giusta perché il problema è ben diverso e chiedere una sosta in più non è soltanto riduttivo ma equivale a ritenere giuste e necessarie le 13 di Pesaro, non considerando che tutto il tratto maceratese,  fermano, ascolano e teramano non hanno fermate diverse se non le stesse che fermano anche a San Benedetto. Insomma se vi trovate a Milano dopo le 17.30, prima delle 6 del giorno dopo non arrivate a San Benedetto, dopo aver passato la notte nelle stazioni di Ancona o Pescara. Servirebbero, per servire degnamente il territorio almeno altre fermate alternative, cioè una cadauno a Civitanova, a Porto San Giorgio, a Giulianova, oltre  quella in più di San Benedetto, per un totale di quattro fermate in più rispetto a quelle attuali nel cuore del centro sud. Detto questo mi sembrano corrette, anzi direi elementari, le considerazioni del consigliere regionale Piero Celani, riferite ad un suo collega a Palazzo Raffaello. Dice Celani:

«Il consigliere regionale del Pd, Fabio Urbinati, con il suo intervento sul problema dei treni Frecciabianca, sostiene che San Benedetto non è affatto abbandonata da Trenitalia, tant’è che nella Riviera delle Palme, fermano addirittura 17 treni al giorno a lunga percorrenza, dimenticando però che non sono quelli che fanno bene al turismo.

Per una buona accoglienza turistica, ricordo che occorrono treni veloci, confortevoli e ben distribuiti nell’arco della giornata: vuol dire che Urbinati ritiene orari turistici quelli che attualmente fermano a San Benedetto alle 6.30 e 8.40 in direzione Nord, e 20.21 e 22.21 in direzione Sud.

Hai visto mai arrivare i turisti in albergo dalle 22.00 alla mezzanotte? Ancora: non conosco i motivi alla base delle scelte di Trenitalia; mi sfuggono, ma un indizio me lo offre ancora il consigliere Urbinati il quale, intervenendo sulla mozione che ho presentato in Consiglio regionale, afferma che solo il 5% dei turisti utilizza il treno per giungere a San Benedetto. Un’affermazione quanto meno curiosa. Siccome pochi, pochissimi, utilizzano il treno per andare in vacanza a San Benedetto non ha senso aumentare le corse.

Ma la domanda, si direbbe, sorge spontanea. Trenitalia e il consigliere Urbinati hanno mai fatta la controprova? Aumentando le corse aumenterebbero i viaggiatori? Credo proprio di sì. (Ho sentito qualcuno che, per difendere le scelte della Regione Marche e di Trenitalia, affermava: a Pesaro ci sono più persone che prendono il treno o vi arrivano. Ci mancherebbe altro che la gente riempisse le stazioni dove i treni non si fermano o non vi arrivano! Ndd)  E c’è poi una valutazione più politica.

La stazione di S. Benedetto del Tronto è carente, ormai da anni, di adeguate fermate del treno veloce “Freccia Bianca”. Una carenza che produce un notevole danno all’economia turistica dell’intera Riviera delle Palme, e di quella dell’entroterra e che, sommata ad altre carenze di servizi, rende meno attrattivo il Piceno nel suo complesso e dal punto di vista turistico e anche nei riguardi di possibili nuovi insediamenti produttivi.

E allora invece di giustificare le scelte di Trenitalia, credo che la classe politica tutta dovrebbe operare il massimo sforzo per assicurare alla stazione di San Benedetto quel potenziamento più volte richiesto in termini di fermate dell’alta velocità e che darebbe ulteriore impulso alla nostra industria delle vacanze»

Piero CELANI, Consigliere Regionale Forza Italia

Aggiungo che le fermate di certi treni non sono utili soltanto all’economia turistica ma a tantissimi altri settori (industria, commercio, cultura, scuola) che nella parte sud delle Marche non mancano e magari muoiono per effetto di certe scelte.

 

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