SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Tensione nella giornata del 28 febbraio a Roma. E’ andata in scena la protesta dei pescatori e marinai di tutta Italia . Una manifestazione che ha visto l’esplosione di qualche bomba carta e l’accensione di fumogeni.

I pescatori, tra cui anche la delegazione sambenedettese, contestano la legge 154 considerata “vessatoria” nei confronti della marineria. I porti di tutta Italia (eccetto per Sicilia e Calabria) sono fermi e anche a San Benedetto le barche non sono salpate.

Una rappresentanza di pescatori dell’associazione “Marinerie d’Italia e d’Europa” ha incontrato i tre onorevoli della Camera delegati alla Pesca. E’ stato stato strappato un accordo che entro maggio la legge verrà rivista e corretta.

Un accordo che però non è bastato ai pescatori che vogliono qualcosa di più concreto e sicuro. Previsto nella tarda mattinata del primo marzo un nuovo incontro a Roma. Marinai da tutta Italia, e anche da San Benedetto, sono ancora davanti a Montecitorio.

Lo sciopero nei porti prosegue. Pietro Ricci, contattato da Riviera Oggi ha affermato: “Stasera incontreremo la marineria di Pescara e da ciò che uscirà dall’incontro odierno di Roma, valuteremo se interrompere o proseguire lo sciopero”.

Riportiamo una nota diramata dalla Coldiretti Impresa-Pesca in merito alla vicenda:

E’ in atto un’agitazione in molte marinerie italiane dedite alla pesca per i timori di pesanti sanzioni relative allo sbarco e messa in commercio del pescato sotto-taglia minima che nascono dall’applicazione dell’art.39 della Legge 154/2016. Lo rende noto la Coldiretti Impresapesca nel sottolineare l’importanza di procedere alle necessarie modifiche sulla base del monitoraggio avviato sui problemi che possono nascere dall’applicazione della nuova struttura normativa con la disponibilità dei tavolo istituzionali avviati la Direzione Generale della pesca e acquacoltura del Ministero delle Politiche Agricole ad accogliere le richieste relative ai correttivi. Si tratta di un punto critico del disposto normativo, con  i piccoli quantitativi che possono diventare, con l’accumularsi dei conferimenti ed acquisti, quantità rilevamenti ed aggravare di conseguenza le sanzioni, tanto da spingere le produzioni locali fuori dai listini delle commercio in particolare quello gestito dalla Grande distribuzione Organizzata. Se sono dunque attesi correttivi di tipo interpretativo serve un impegno del Parlamento per procedere ad una revisione della norma. Una necessità per non compromettere il valore del provvedimento che nel suo complesso per certi versi viene incontro alle richieste manifestate dalle marinerie italiane in particolare per quanto riguarda l’aumento delle sanzioni nei confronti della pesca di frodo messa in atto da pescatori non professionali. Importante anche l’eliminazione di sanzioni nel caso in cui in fase di controllo ed ispezione a bordo di barche da pesca professionale fosse rilevata la presenza di pescato sotto-taglia minima per le specie tutte le specie diverse dal tonno e pesce-spada anche se resta il divieto di sbarco. Apprezzabile è stato anche lo sforzo per reprimere le violazioni in materia di etichettatura dei prodotti ittici previsto nella norma.

 

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