SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ha riscosso un notevole successo l’intervista al milanese Pietro Di Leo, innamorato folle della Sambenedettese (CLICCA QUI). Ottimo riscontro ha avuto anche l’appello di Riviera Oggi rivolto a tutti i tifosi rossoblu “forestieri” nel mandarci le loro testimonianze d’affetto per la squadra. Sono giunte in redazione molte e-mail. Nei prossimi giorni sarà dato spazio a tutti coloro che ci hanno scritto.

Oggi è la volta di Alberto Silvestri, 58 anni originario di Colli del Tronto ma dal 1978 residente nel Nord Italia. Attualmente si trova in quel di Induno Olona, provincia di Varese. Nonostante la notevole distanza, Alberto è un rossoblu purosangue. Segue ogni giorno le vicende della Samb, grazie anche al nostro giornale. “Con Riviera Oggi mi sento molto vicino alla squadra” afferma al telefono Alberto Silvestri, zio della giovane campionessa di atletica leggera, Emma Silvestri.

Alberto, raccontaci la nascita del tuo amore folle per la Samb.

“Anche se stavamo a Colli del Tronto, la mia famiglia è sempre stata di fede rossoblu. L’amore è nato in maniera naturale. Tramandato anche ai miei figli. Un grazie va in particolare a mio zio Delfo Di Gennaro. Ero con lui alla prima partita, vista dal vivo, della Samb: si giocava al Ballarin ed era il 16 giugno 1974. Avversario il Livorno. Allenava il mitico Bergamasco e si festeggiò la promozione in Serie B. Un’emozione bellissima, indescrivibile. Una passione viscerale. Al mattino mi sveglio e tra i miei primi pensieri c’è anche la Samb”.

Nonostante il trasferimento nella provincia di Varese, nel 1978, non hai mai smesso di seguire i rossoblu.

“Mai. Ho sempre continuato a sostenere la squadra. Ho seguito le sorti della Samb con i pochi mezzi che c’erano all’epoca. Non c’era Internet e quindi mi dovevo arrangiare. Quando capitavano le partite nel Nord Italia, naturalmente ci andavo. E ci vado ancora adesso. Poi programmavo le mie ferie (facevo il finanziere) in maniera scientifica: cercavo di scendere a San Benedetto in occasione di qualche gara casalinga per poterla vedere”.

Sei legato a qualche partita in particolare, vista anche dal vivo?

“Staremmo giorni a ricordare gare e aneddoti. Non posso non citare la vittoria a Genova, al Marassi, e  il trionfo a Padova nel 2005 che valse i Play-Off poi persi contro il Napoli. Sono tante le partite nel mio cuore. Mi emoziona ricordare una trasferta a Pescara nel 1976. Vincemmo grazie a un goal di Basilico e mi ricordo un dialogo fra un tifoso pescarese e mio zio Delfo: l’Ascoli giocava in casa contro l’Inter e stava vincendo quando pareggiò. ‘Ha segnato Bergoma (in dialetto pescarese)’ esclamò un biancoazzurro e noi esultammo. Lui ci chiese se tifavamo la Samb e noi rispondemmo di sì. ‘Dovevate farci vincere, dobbiamo andare in serie A’ esclamò. Mio zio disse: ‘Beh, ora la serie A è abortita’ “.

Hai assistito anche a vari derby con l’Ascoli.

“Certo, mi ricordo una trasferta difficile negli anni ’80. Ai tempi avevamo un gruppo solido rinominato Li Carrare (tifosi della Vallata). Nei giorni prima della partita le mura di San Benedetto e Ascoli erano tappezzate di manifesti bianconero-rossoblu, per mitigare la rivalità. Arrivati nei pressi del Del Duca, però, fummo accolti da sassi e pietre. Dentro lo stadio ci caricarono gli ascolani e le Forze dell’Ordine e fummo costretti a sfociare nei distinti vicini. Alla faccia della mitigazione. Comunque a parte questo episodio ricordo con piacere quando con le auto ci incrociavamo nei pressi di Campolungo, una sorta di tacito confine, con le bandiere rossoblu e bianconere che prendevano direzioni opposte. A mio parere era una comunque una bella cosa”.

La partita da dimenticare?

“Sicuramente quella di Lecco nel 2009. Fu una vera tragedia. Una retrocessione che ancora oggi fa male. Il momento più buio secondo, soltanto e purtroppo, al fallimento del 2013 dopo aver vinto il campionato di Serie D”.

Nella provincia di Varese come vedono il tuo amore per la Samb?

“Mi hanno sempre visto molto coinvolto ed erano incuriositi. Ho spiegato a molte persone il perché di questa fede. In fondo la Varese calcistica ha vissuto dei momenti simili. Anni belli, da incorniciare, ma anche da dimenticare come gli ultimi che hanno portato al declino della società biancorossa dopo molti tornei di serie B. Poi molti vengono in vacanza da noi e hanno detto di aver visto di persona la passione che noi abbiamo per la nostra squadra e ci ammirano anche per questo, oltre ad apprezzare la città di San Benedetto per il mare, l’accoglienza e il pesce“.

Ancora adesso, naturalmente, segui i rossoblu in trasferta.

“Certamente, ero a Parma domenica scorsa. Mi sto organizzando per le altre partite nel Nord Italia e ad aprile scenderò a San Benedetto. Inoltre ho anche Sportube”.

Un tuo auspicio per il futuro della Samb.

“Abbiamo, penso, basi solide per costruire qualcosa di grande. Il presidente Fedeli ci garantisce una stabilità societaria che non avevamo da anni. Il tifo è assolutamente meraviglioso, grazie anche ai nostri supporter siamo sopravvissuti negli anni più bui. Quest’anno siamo partiti talmente bene che ci avevamo preso gusto. Ci sono state anche partite brutte, sia con Palladini sia con Sanderra, ma comunque non siamo mai scesi dalla soglia dei Play-Off: qualcosa vorrà pur dire. Per il futuro sono fiducioso. Ci vuole però pazienza, tanta pazienza. Ricordiamoci chi siamo ma non scordiamoci dove eravamo poco tempo fa”.

Tifi Samb anche se non sei originario di San Benedetto? Hai un amico o conoscente ‘forestiero’ che ha una grande passione per i rossoblu? Scrivi a info@rivieraoggi.it e lascia la tua/sua testimonianza d’affetto per la Sambenedettese.

 

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