SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’Amministrazione sta pensando di introdurre una tariffa, a partire dall’anno scolastico 2017-2018 per il trasporto scolastico legato alla scuola primaria. Per ora sembrerebbe soltanto un’orientamento visto che nessun passaggio politico è stato calendarizzato ancora ma l’opposizione ha già fatto sentire la propria voce, a partire da Paolo Perazzoli che meno di due giorni fa profilava problemi legati all’aumento del traffico davanti alle scuole nel caso in cui le famiglie fossero costrette a pagare per il trasporto dei bambini.

Nella dialettica legata alla questione in questi giorni irrompe anche Giorgio De Vecchis. Sentito da Riviera Oggi il consigliere del terzo polo dichiara: “Partendo dal presupposto che ci sono tanti comuni che lo fanno pagare, riterrei comunque questa scelta strana perché il trasporto scolastico non è fra i servizi a domanda individuale” commenta il Consigliere “e la tassazione locale si può istituire solo sui servizi a domanda individuale, non può essere a pagamento perché strettamente connesso a un obbligo costituzionalmente garantito”.

De Vecchis fa riferimento alla cornice normativa dell‘articolo 34 della Costituzione ma anche al decreto ministeriale numero 29 del 1976  che fissa i principi di localizzazione delle scuole andando a stabilire ad esempio le distanze ed i tempi massimi di percorrenza per arrivare a scuola. Dallo schema di quel decreto si vede ad esempio che le scuole elementari devono distare un massimo di 5oo metri ed essere percorribili, attraverso il trasporto pubblico in non più di 15 minuti . Ovviamente attendere uniformemente a disposizioni di questo tipo è un’utopia e quindi le disposizioni di quel decreto, ancora in vigore, sono derogabili. “A patto però che il Comune gestisca un trasporto pubblico gratuito” sottolinea ancora De Vecchis che poi ricorda anche l’esperienza di Giovanni Gaspari con la questione:Anche Gaspari introdusse e approvò in Consiglio Comunale l’istituzione del servizio a pagamento ma non ha mai portato a termine il progetto perché probabilmente dietro ci sono queste considerazioni di legittimità”.

E un altro punto sui cui il politico dice la sua, come gli capita spesso d’altronde, è il concetto di risparmio. “Bisogna capire qual è il risparmio, sia dal punto di vista del rapporto fra costi e ricavi che dal punto di vista dei costi e dei benefici  perché una scelta del genere potrebbe generare altri costi in termini di traffico e di inquinamento”. Ma di quanti soldi stiamo parlando? “Ricordo che al tempo Margherita Sorge (Assessore alle politiche culturali ai tempi di Gaspari n.d.r.) parlava di un risparmio effettivo di 45mila euro a fronte di un servizio che ne costa alle casse comunali 500 mila”. Dunque, forse, anche questioni di logica economica fermarono la vecchia amministrazione, almeno a sentire De Vecchis: “Il risparmio penso sia questo anche perché non si possono introdurre tariffe fuori mercato e bisogna fare i conti con le persone che non  lo utilizzano più”.

 

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