DA RIVIERA OGGI IN EDICOLA N. 1106

Dopo la bellissima parentesi Palladini, da quando la squadra è stata affidata a Stefano Sanderra la marcia dei rossoblu ha improvvisamente cambiato direzione. Da una crisi profonda (di risultati e non di gioco a mio parere) si è passati ad una media migliore… di quella inglese. Al pareggio sofferto di Mantova hanno fatto eco due vittorie meritate con il fortissimo Gubbio e con il rigenerato Fano. Personalmente temevo moltissimo la gara allo stadio “Mancini” sia per il campo, stretto e ‘caldo’, sia per la naturale voglia di riscatto dei fanesi dopo gli acquisti di gennaio. Si è trattato di semplice fortuna o è veramente cambiato qualcosa a livello tecnico-tattico? La mano di Sanderra ha eliminato le scorie che, secondo alcuni, stavano logorando lo spogliatoio? È presto per dirlo. I risultati contano ma se non sono frutto di un lavoro azzeccato poi non arrivano più.

FUTURO PROSSIMO. Contro il Forlì, domenica prossima, sarà una vera prova del fuoco. I romagnoli sono caduti in casa con il Sudtirol (1-3) dopo un prodigioso recupero nel quale hanno battuto squadre fortissime come Venezia e Reggiana. La squadra di Sanderra affronta la delicata gara con qualche freccia in più rispetto all’andata: ha una quasi punta come Agodirin che garantisce un maggiore movimento, diverso da quello fornito da Fioretti e Sorrentino nel girone di andata. A Fano si è visto per la prima volta un Damonte fisico e ordinato (a Fano è sembrato il Kondogbia bianco, quello attuale naturalmente) che ha letteralmente alzato un muro a centrocampo, la decisione del tecnico di dare fiducia totale per un po’ di gare ai giovani Di Massimo e Vallocchia sta dando i suoi frutti. Presto potrebbe toccare a Candellori. I due terzini, Rapisarda e più Pezzotti che Grillo (senza contare il ‘travolgente’ N’Tow) danno garanzie superiori, i due portieri stanno confermando la tradizione che trasforma in fenomeni chi difende i pali di casa nostra: uno dei tanti segreti del calcio.

FIDUCIA CHE CRESCE. La fiducia cresce se pensiamo a due acquisti di gennaio che ancora non sono scesi in campo ma con un palmares importante: il giovanissimo Latorre per aver militato nella seria A brasiliana e nelle nazionali giovanili uruguaiane, Bacinovic dopo anni tra nazionale slovena, serie A e serie B italiana è sceso di categoria per un riscatto che tutti ci aspettiamo, lui prima di tutti. L’ex Ternana mi ricorda, con le dovute proporzioni dovute al ruolo, l’arrivo di Franco Selvaggi. Il giocatore di Matera giunse a San Benedetto dopo aver vinto (seppur senza mai scendere in campo) addirittura un campionato nel mondo con l’Italia nel 1982. Insomma le premesse per un campionato di altissima classifica ci sono tutte.

PARAGONE CON L’ANDATA. Un motivo in più i punti raccolti nel girone di andata contro le stesse formazioni. Portarono la Samb al primo posto solitario con la vittoria sul Padova nel recupero mentre nelle prime cinque gare giocate contro Maceratese, Mantova, Gubbio, Fano e Forlì raccolse 12 punti su quindici. Con una vittoria sul Forlì arriverebbe a 10, un bottino da primo o secondo posto.

FORMAZIONE TIPO. Non conosco le abitudini di Sanderra ma se è un tecnico al quale piace insistere con una formazione base credo che questa gli regalerebbe tante soddisfazioni. Aridità (Pegorin), Rapisarda (N’Tow), Pezzotti (Grillo), Lulli (Damonte), Mori (Di Pasquale), Radi, Mancuso (Agodirin), Bacinovic (Candellori), Latorre (Bernardo), Vallocchia (Sabatino), Di Massimo (Ovalle). Tra parentesi le cosiddette riserve da inserire durante la gara e in caso di infortuni o squalifiche. Mi dispiace molto non aver inserito Sabatino tra i titolari ma credo che l’età stia penalizzando il suo impiego full time. Ma giocherà egualmente spesso perché in grado di ricoprire più ruoli come centrocampista.

IL CALCIO CHE FA SOGNARE. Non resta che aspettare ma un ennesimo, seppur piccolo, elogio alla società voglio farlo. Nonostante la mia passione (malata?) per la Samb, erano tantissimi anni che non scrivevo un articolo simile a questo con i nomi di una possibile formazione titolare, con miei ‘interventi’ tecnico-tattici, insomma con soli problemi del campo e non economici-societari. Non mi vergogno di dire che sono tornato ad addormentarmi con le potenziali azioni dei rossoblu come quando mi accadeva ai tempi di Buratti, Beni, Campanini, Dreossi, Sattolo eccetera. E non solo perché quando si invecchia si torna un po’ bambini.

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