SAN BENEDETTO – L’Amleto, per sua natura, è un’opera complessa. In essa sono sempre presenti rivendicazioni di moralità, saggezza, pietà, contrapposte ad azioni e pensieri atroci. Una tragedia in bilico, costantemente sospesa, il cui equilibrio viene rotto solo nella scena finale, con una distruzione totale di tutte le persone rimaste invischiate nelle complesse maglie del fato.

Questa continua tensione è stata ben interpretata dagli attori della Compagnia Molière, che si sono esibiti il 31 gennaio al Teatro Concordia. Grazie all’impegno di Daniele Pecci, regista nonché attore principale, l’opera è stata sapientemente modernizzata; scenografie essenziali, ma di grande effetto, hanno fatto da sfondo a dialoghi comprensibili ed efficaci, adattati al linguaggio contemporaneo, eppure lavorati per riprodurre tutta la poeticità e la profondità del testo originale.

Protagonista davanti e dietro le quinte, Pecci ha interpretato un Amleto molto attuale: da una parte, serio e composto come si conviene ad un principe, pressato dai suoi doveri e distrutto dalla perdita del padre. Dall’altra, una volta preda dei sui squilibri mentali, in una sorta di ebrezza bipolare, che si manifesta ora con attacchi di rabbia cieca, ora con momenti di euforia e mordace umorismo.

Questi colloqui apparentemente senza senso, il tono provocatorio di Amleto, la sua ilarità aggressiva, ricordano il tema della maschera pirandelliana. Così come Vitangelo Moscarda, in “Uno, nessuno e centomila“, anche Amleto si scrolla di dosso le aspettative, l’immagine di buon principe che corteggia pudicamente Ofelia e rispetta i genitori, l’apparenza di “buon figliolo feroce”. Il risultato naturalmente, è di essere considerato pazzo. Tuttavia, l’Amleto non è un’opera di Pirandello, in questo caso il protagonista è letteralmente sospeso tra ragione e pazzia, senza mai risolversi né nell’una né nell’altra.

Shakespeare, da immenso tragediografo, non indica nessuna via di salvezza; perfino la giustizia divina viene rappresentata come un mero tribunale, senza amore né misericordia, di fronte al quale può salire al cielo solo il peccatore che si è pentito in punto di morte, ma non chi ha vissuto una vita di virtù ed è però spirato senza confessione. Questa visione della religione, opprimente e quasi burocratica, è figlia del periodo storico in cui visse l’autore. Il ritratto che ne fa è talmente feroce e crudo che, a tratti, dalla tragedia sembra trasparire anche una velata critica alle istituzioni del tempo.

Inoltre, è proprio la sfera del sovrannaturale che provoca l’iniziale squilibrio: il fantasma del re, infatti, supplica il figlio di vendicarlo, di compiere un omicidio per ripristinare l’onore e la giustizia in terra. Questo manda in crisi Amleto: da una parte, desidera punire lo zio usurpatore, ma deve immediatamente scontrarsi con la sua coscienza, che gli impedisce di uccidere un uomo efferatamente. Il maggior merito di Shakespeare, probabilmente, è aver saputo rappresentare il conflitto tra moralità innata e moralità imposta dalla società. E’ più giusto, insomma, punire la morte con la morte, oppure avere pietà ma lasciare impunito un criminale?

Per Amleto non c’è una risposta precisa, per questo esita nel suo piano di vendetta, vuole conferme, aspetta sempre un momento più opportuno. E proprio a causa di questo temporeggiamento, tutte le persone intorno a lui ne fanno le spese.

Alla fine, sembra voler dire Shakespeare, non c’è una giustizia assoluta, o almeno non è quella promossa dalla Chiesa o dalla società, e l’unico modo per fare ordine è eliminare tutti i personaggi coinvolti.

L’Amleto di Pecci, comunque, è più concentrato sui temi trasponibili nella contemporaneità: ovvero il modo in cui si affrontano le problematiche della vita, grandi e meno grandi, in un mondo che è spesso ingiusto e falso. In questo senso, anche semplicemente esistere richiede un grande impegno e forza di volontà.

Lo spettacolo, in definitiva, è stato un buon successo; oltre a Pecci, un encomio speciale va anche a Maddalena Crippa, nel ruolo della regina Gertrude, e a tutti gli altri attori.

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