SAN BENEDETTO DEL TRONTO –  Un grido si alza dalle Marche, anzi 50 mila grida di aiuto. Tante sono le persone che in Regione hanno perso il lavoro o non riescono a trovarlo. Sotto il nome “Disoccupati piceni” nasce un gruppo che si vuole fare portatore delle esigenze di chi non riesce ad inserirsi o a rientrare nel mercato.

Le idee sono chiare: la richiesta è un impiego o, se di lavoro non ce n’è, un “reddito di sopravvivenza“. Risale al 15 settembre scorso la call del Ministero dello sviluppo economico insieme alla Regione Marche e a Invitalia per dichiarare l’apertura dell’area di crisi di Val vibrata – valle del Tronto piceno. Il progetto doveva convertire e riqualificare la zona ma nulla sembrerebbe essere mutato.

Non solo. Nel  1992 la raccomandazione 441 del Consiglio europeo sulla protezione sociale difendeva le persone escluse dal mercato del lavoro. Al punto 10 di questo documento si può infatti leggere che i disoccupati “devono poter beneficiare di prestazioni e risorse sufficienti e adeguate alla loro situazione personale”.

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”, dunque. Perché non solo dal 1992 ma anche dalla call del 2016 tutto sembra cambiato: governo, legge elettorale, persino presidente Usa ma per i Disoccupati piceni nulla è mutato. Il silenzio colpevole di chi dovrebbe rispondere alla richiesta di lavoro resta uguale.

Perdere un lavoro a 50 anni in questa condizione non è solo difficile ma proprio impossibile. “Ho provato a trovare lavoro in Trenitalia – ci spiega Luigi, ex dipendente una nota società di Acquaviva – avevo tutte le competenze ma il limite di età richiesta è 29 anni“.

Questo nuovo corpo sociale si rivolge a giovani lavoratori e a disoccupati del settore privato. “Solo uniti possiamo farci valere” prosegue Luigi. Le richieste sono chiare: in primo luogo equiparare il settore pubblico a quello privato nelle tutele, un lavoro che dia reddito e, nei periodi di disoccupazione, un reddito che garantisca la sopravvivenza.

Altrettanto chiare sono le domande che il gruppo pone e che non trovano ancora risposta: dove sono i quasi 110 milioni destinati all’area di crisi industriale vasta e come sono stati o verranno spesi i 280 milioni di Fse.

La critica di questo gruppo intende essere netta ma costruttiva. Infatti propongono, tra i vari progetti, l’analisi delle aziende in crisi e il finanziamento di 2000 nuove società. Resta solo da ascoltare l’urlo che i Disoccupati piceni rivolgono ai politici e agli amministratori. Per mettersi in contatto con Disoccupati piceni è possibile scrivere su Whatsapp al numero 3347555410.

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