SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Come “ricostruire” una terra decostruita da tre terremoti nel giro di pochi mesi? Questo è stato il tema conduttore dell’incontro “Ricostruire e costruire il futuro dei territori dopo il sisma – Rete infrastrutture, imprese, scienza, università) che si è tenuto mercoledì 21 dicembre presso il Teatro San Filippo di San Benedetto.

Al cospetto di un pubblico numeroso si sono registrati gli interventi di amministratori ed esperti del territorio. L’incontro è stato organizzato dall’associazione Smart Piceno del presidente Pietro Colonnella, già presidente della Provincia di Ascoli, il quale ha introdotto la serata proprio ricordando alcuni interventi realizzati durante il suo mandato, come la rete del gas collegata da Acquasanta e Arquata e il completamento della Salaria nella parte vicina a Forche Canapine.

Proprio i lavori da realizzare sulla Salaria tra i comuni di Acquasanta e Arquata rappresenta un elemento centrale nel discorso di Colonnella: “Servono 300 milioni, la Statale 4 ha bisogno di questo intervento dopo che il sisma del 1997 ha comportato la realizzazione della cosiddetto Quadrilatero che collega Civitanova a Foligno e Ancona a Perugia”.

Colonnella ha anche rilanciato l’esigenza di un “lavoro di cittadinanza” per “ricostruire le aree terremotate, certo occorre adoperare al meglio i fondi europei ma deve nascere anche un movimento dal basso per cambiare i paradigmi dell’Unione Europea, altrimenti resteranno sempre tantissime persone non impiegate nonostante ci sia bisogno del loro contributo. La soluzione non è nella compressione del lavoro, ma della sua riqualificazione”.

Molto accalorato l’intervento del vicesindaco di Arquata del Tronto Michele Franchi, seguito dal saluto dell’assessore del Comune di San Benedetto Andrea Traini: “Faccio un plauso alla mia gente, che non si è mai pianta addosso nonostante il centro cittadino sia andato del tutto distrutto con un numero di vittime altissimo – ha detto Franchi, che poi ha aggiunto: “Ringraziamo San Benedetto per l’ospitalità, qui stiamo bene ma vogliamo tornare nella nostra terra il prima possibile. Occorre essere guardinghi perché si stanno avvicinando individui loschi, non ce lo nascondiamo, qualcuno vorrebbe mangiare con la ricostruzione, noi però ricostruiremo nella legalità”.

Dopo l’intervento del consigliere regionale Fabio Urbinati, monsignor Vincenzo Catani ha elencato i danni prodotti al patrimonio religioso dell’entroterra, mentre il professor Giuseppe Losco, della Facoltà di Architettura di Ascoli e Andrea Monteriù, ricercatore presso l’Università Politecnica delle Marche, hanno fornito un contributo tecnico in relazione a come e cosa ricostruire. Esperienza vissuta da vicino dal professor Eugenio Coccia, rettore del Gran Sasso Science Institute, che si è affermato proprio dopo il terremoto de L’Aquila nel 2009.

L’assessore regionale alla Protezione Civile Angelo Sciapichetti infine ha concluso l’incontro ricordando come al disastro del terremoto debba corrispondere sempre una massima attenzione nazionale, “perché l’evento ha una portata nazionale e abbiamo ancora bisogno di aiuto”

 

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