SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Roberto Baronio è stato uno dei centrocampisti più forti, nel panorama calcistico nazionale e internazionale, a fine anni 90 e inizio 2000.

Originario di Brescia, ha esordito in serie A con la squadra locale. Nella massima serie ha vestito le casacche di Lazio, Fiorentina, Chievo Verona, Reggina, Perugia e Udinese.

Con i calabresi e i romani l’ex calciatore si è levato soddisfazioni molto importanti: in amaranto (alla loro prima stagione in Serie A) era in mediana con un certo Andrea Pirlo e con i biancocelesti ha vinto una Supercoppa Italiana (contro l’Inter di Josè Mourinho che si apprestava a vincere Scudetto, Coppa Italia e Champions League) ed è stato pure capitano.

Anche con la maglia dell’Under 21 il centrocampista ha fatto vedere le sue doti. E’ stato uno dei protagonisti all’Europeo vinto nel 2000. Una generazione di fenomeni guidati all’epoca da Marco Tardelli.

Nel 2011 ha appeso le scarpette al chiodo ma non ha rinunciato definitivamente al calcio.

Nel 2014-2015 ha frequentato a Coverciano il corso di abilitazione per il master di allenatori professionisti Prima Categoria-Uefa Pro. Nel giugno 2015 viene scelto come allenatore della Nazionale italiana Under-18, nonché vice-allenatore della Nazionale Under-19. Il 4 agosto viene nominato tecnico della Nazionale Under-19.

In pochi mesi, con gli azzurrini, ha conquistato l’accesso alla Fase Elite per il Campionato Europeo di categoria.

Riviera Oggi ha incontrato l’allenatore al termine della conferenza di presentazione (CLICCA QUI) per l’amichevole in programma a San Benedetto contro la Serbia il 14 dicembre al “Riviera delle Palme”.

Roberto, come si sta in panchina dopo aver passato tanti anni in campo?

“Mi piace allenare. Un pensiero, quello di diventare mister, nato negli ultimi anni della mia carriera calcistica. E’ molto stimolante. Spero di poter fare una discreta carriera”.

Durante gli allenamenti dialoghi molto con i ragazzi, in maniera decisa ma cortese. Ti senti un educatore nei loro confronti?

“L’allenatore è un educatore. Non può essere altrimenti. Quando gestisci dei ragazzi molto giovani, l’educazione è molto importante. Vedono in me un esempio. E’ importante tramandare a loro questi valori, importanti anche fuori dal campo di calcio”.

La società è cambiata e di conseguenza anche il modo di fare dei giovani calciatori. Hai qualche difficoltà nel gestirli?

“No, ho un buon rapporto con tutti i ragazzi con cui lavoro. Certamente i tempi sono cambiati da quando io ero giovane però è una questione di adattamento. Monitoro costantemente il comportamento dei giovani rispettando e comprendendo, però, anche le loro esigenze”.

Hai qualche modello d’allenatore a cui ti ispiri per il tuo lavoro?

“Non ho un modello e non credo a chi dice di averlo. Ognuno ha il suo stile e certamente, essendo stato un calciatore, ho raccolto pregi e difetti dei vari mister che ho avuto nella mia carriera ma cerco comunque d’imporre il mio pensiero di calcio senza ispirarmi a particolari modelli”.

Il girone per la Fase Elite dell’Europeo ha riservato Belgio, Eire e Svezia. Un tuo pensiero?

“Girone tosto ma poteva andarci comunque peggio. Sono tre realtà di calcio differenti ma di grande valore. Non sarà facile ma siamo stimolati a fare bene”.

Un tuo auspicio per la Fase Elite?

“Naturalmente vogliamo passare il girone e migliorarci giorno dopo giorno”.

Facevi parte, da giocatore, di una generazione di fenomeni del calcio giovanile italiano. Credi in una ricrescita con i ragazzi di adesso? Nella tua rosa c’è anche Andrea Pinamonti che recentemente ha esordito in prima squadra con l’Inter.

“Sono molto fiducioso. Non c’è solo Pinamonti, nel nostro mondo ci sono molti calciatori interessanti. L’intero Staff della Nazionale Italiana (Prima Squadra e settori giovanili) è molto competente e si sta delineando una corretta strada per valorizzare i nostri ragazzi. Anche con la crisi economica, molti Club cominciano a puntare sulle risorse che hanno in casa ed è positivo per la formazione di una nuova generazione di bravi giocatori”.

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