Per ogni chiaro c’è uno scuro e la democrazia della Rete, le cui sembianze parevano visionarie negli anni ’90 e che effettivamente hanno cambiato la comunicazione e quindi la percezione della realtà di centinaia di milioni di persone, non è esente da questa contrapposizione.

Qualche settimana fa vi sono state delle polemiche persino parlamentari inerenti la cyber-propaganda che secondo alcune ricostruzioni (sembra però senza basi concrete) sarebbe stata intentata dal Movimento Cinque Stelle ai danni del Partito Democratico. In base all’accusa, che esaltava oltremisura  la potenza del M5S (se lo fanno loro, figurarsi la Cia…), il movimento di Beppe Grillo sarebbe stato in grado di infilarsi negli algoritmi dei social network, di Facebook in particolare, per creare una massa critica di contro-informazioni che l’utente finale percepirebbe come spontanee quando invece sono costruire e coordinate a tavolino. Ma fuori dal film, nella realtà ciò non avviene.

Quello che possiamo toccare con mano e che segna una visibile evoluzione della propaganda on line è sicuramente quanto sta accadendo nella campagna elettorale referendaria 2016. Nelle ultime 48/72 ore pagine cosiddette “acchiappalike“, ovvero pagine di contenuti ultra-popolari capaci di aggregare centinaia di migliaia di “follower”, si sono improvvisamente tramutate in pagine che fanno campagna elettorale per il Sì renziano al referendum. Pagine sponsorizzate e che quindi, grazie ad un pagamento di denaro, Facebook fa comparire a milioni di utenti connessi.

Ad esempio è il caso della pagina “800 mila iscritti per Homer Simpson presidente del consiglio“. Una pagina che dalle informazioni in essa contenuta sarebbe sorta il 1° gennaio 2011, e avrebbe come missione quella di “Eleggere Homer Simpson Presidente del Consiglio“. “Una pagina come tante? No, questa è la pagina di Homer J. Simpson e dei suoi elettori” si legge. Una pagina che di iscritti ne ha attualmente 320.250 (ma stanno aumentando al ritmo di 500 ogni mezz’ora) e che sta svolgendo una forsennata campagna pro-Sì, con argomentazioni “alla Homer”, ma che soprattutto è comparsa sponsorizzata nelle ultime ore.

Contemporaneamente, nonostante il grande interesse per il referendum, tra le tendenze popolari di twitter, figura un inequivocabile #iovotoaoh, storpiatura dello slogan #iovotono, che riporta sempre alle gesta dell’ineffabile Homer Simpson spesso favorevole al Sì. In questo caso non sembra vi sia alcuna sponsorizzazione come rilevato per Facebook, anche se sarebbe interessante capire in che modo l’hashtag sia diventato in breve tempo e a ridosso del voto un virale di successo e in contemporanea con la pagina Facebook gemella.

 

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