SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Con un incontro pubblico molto coinvolgente la Città di San Benedetto ha celebrato, mercoledì 30 novembre in sala consiliare, la giornata internazionale contro la pena di morte.

Per sostenere il messaggio di libertà, pace e tolleranza che animava questa iniziativa sono intervenuti i rappresentanti delle associazioni combattenti e d’Arma cittadine mentre l’avvocato Rosaria Falco, consigliere comunale, ha svolto un interessante excursus sulle modalità applicative della pena di morte mettendo in evidenza il fallimento in termini di progresso civile e di strumento rieducativo negli Stati che l’adottano.

L’assessore con delega alle politiche per la pace Antonella Baiocchi ha spiegato i meccanismi psichici alla base della cultura intollerante e fondamentalista che alimenta il permanere della pena di morte nel mondo: “Con questa iniziativa – ha spiegato – ho voluto far comprendere che la pena di morte, pur essendo una pratica adottata in altri Stati, è una questione che ci riguarda da vicino, in quanto presente anche nel nostro nucleo sociale pur con vesti non istituzionali: il desiderio di vedere morto chi ci crea “un danno” è all’ordine del giorno nelle nostre cronache, e il cosiddetto “femminicidio”, ad esempio, ne è una conferma. Dietro ad ogni forma di prevaricazione, dietro ad ogni forma di atto estremo (gli omicidi ma anche i suicidi), ad ogni forma di sterminio, c’è il comun denominatore dell’intolleranza nei confronti del diverso. Il che vuol dire che la persona, convinta di possedere la verità assoluta, prova una fortissima emozione di disgusto davanti a chi diverge dal modello ritenuto verità”.

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