GROTTAMMARE – Corde che vibrano, luci abbaglianti e un battito di tamburi che attraversa tutto il corpo. Ancora una volta, nella discoteca Container si fanno tremare le pareti. La sera di venerdì 25 novembre, giovani e giovanissimi si sono presentati sotto un palco traslucido, per divertirsi a ritmo di indie-rock.

Entusiasmo e applausi hanno accolto l’ultima tappa del concerto degli Zen Circus, il gruppo pisano che da ben ventidue anni è un nome di primo piano nel panorama della musica indipendente.

L’eccentrico e mai invecchiato trio, composto da Andrea Appino, Karim Qqru e Massimiliano “Ufo” Schiavelli è entrato in scena a colpi di chitarra, basso e batteria, coinvolgendo tutti con ritmi energici e sincopati; il brano di apertura, naturalmente, non poteva che essere tratto dal loro ultimo disco, “La terza guerra mondiale”, pubblicato proprio nel settembre 2016. Un inizio quantomai galvanizzante per la folla, dal tono allegro contrapposto alle amare tematiche sociali del testo.

Con il nuovo album, gli Zen Circus perseguono la scelta di una musica realista, cantata interamente in italiano, che dal 2009 gli ha valso una crescente notorietà.

Neorealismo proletario è forse il termine più calzante per descrivere la scelta stilistica di questo gruppo, che scansa le belle parole per descrivere con crudezza situazioni di degrado. Il ritmo di base è ancora legato alla musica degli anni ’90, e sembra essere rimasto un loro tratto distintivo; questa caratteristica li rende tutt’oggi graditi anche ai fan di vecchia data, che sono accorsi numerosi all’evento.

La band, formatasi a Pisa nel 1994, preferiva inizialmente testi in inglese. L’originale gruppo con Appino, Ufo e Teschio, poi ritirato, iniziò la sua carriera partecipando al festival Arezzo Wave. Ne seguì un lunghissimo tour, probabilmente mai completamente interrotto, attraverso il quale ancora oggi gli Zen Circus si fanno conoscere in giro per l’Italia.

Nel raccolto spazio del Container, il trio si è affidato soprattutto alla melodia e al ritmo, sacrificando in parte la chiarezza del testo; questo però non ha rappresentato un problema per il pubblico, che conosceva la maggior parte dei brani a memoria. Un grandissimo coinvolgimento da parte dei ragazzi, che con balli e ovazioni hanno accompagnato l’intero concerto. L’evento ha lasciato tutti in allegria, con un pizzico di amarezza perché la vita è tutt’altro che perfetta, e con un gran mal d’orecchi.

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