SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Cosa hanno in comune Padova e Lumezzane? Ben poco verrebbe da dire, a parte l’attuale coabitazione nel girone B di Lega Pro, nella cui classifica appena un punto le separa. Eppure fra la compagine veneta e i rossoblu prossimi avversari della Samb, ci sarebbe potuto essere molto di più in comune, se solo qualche dettaglio fosse andato per il verso giusto.

Padova e Lumezzane infatti, come non molte altre società in Italia, hanno il merito di aver lanciato nel calcio che conta due dei personaggi più famosi del calcio nostrano, con le dovute differenze però. E se Padova infatti il 15 marzo 1992 assisteva alla nascita della stella di Alessandro Del Piero, mantenendo un certo orgoglio per i successivi 20 anni di vittorie e riconoscimenti internazionali del suo “figlio” calcistico, Lumezzane invece deve provare un certo rammarico ogni qual volta che, il suo di “figlio”, tradisce le promesse. E le premesse, visti gli esordi.

Stiamo parlando di Mario Balotelli, che proprio a Lumezzane, dove la Samb sarà di scena sabato pomeriggio, ha mosso i suoi primissimi passi da calciatore. Siamo nel 2006 e i rossoblu bresciani giocano guarda caso a Padova. Il mister dei lombardi, Walter Salvioni, decide di far giocare un ragazzino 15enne che lo aveva folgorato durante un’amichevole dei suoi contro la Berretti rossoblu durante la settimana. Mario Balotelli diventa così il più giovane esordiente nella storia della Serie C e sembra lanciato a una carriera folgorante. Già dall’anno successivo quando se lo accaparra l’Inter, battendo la concorrenza di squadre di mezzo stivale e non solo.

Il resto della storia lo conosciamo ed è una storia fatta di talento, giocate sopraffine e trasferimenti milionari ma anche atteggiamenti controversi, delusioni calcistiche e pagine di rotocalchi. Insomma le premesse che si iniziarono a vedere a Lumezzane, sono state negli anni disattese e quella prima “giostra” è stata fagocitata dal “Luna Park” Balotelli, un’attrazione che aveva tutto per essere la migliore ma che forse, semplicemente, non ha mai avuto la voglia di esserlo.

Non necessariamente però questo aspetto dalle parti di Lumezzane è visto come una sorta di fallimento, soprattutto quando ci pensano cascate di soldi ad attenuare l’eventuale delusione. Già perché il Lumezzane, indipendentemente dalle delusioni della carriera di Mario Balotelli, ci ha sempre guadagnato da ogni suo trasferimento, visto che la Fifa ha riconosciuto ai rossoblu, sotto forma di premio per la “formazione” calcistica, una montagna di soldi ogni volta che Mario ha cambiato casacca. L’ultima volta per esempio, col passaggio da 20 milioni di euro dal Milan al Liverpool, al Lumezzane sono andati 440mila euro e addirittura qualcosa in più spettò al club qualche anno prima, quando Mino Raiola lo portò, per 28 milioni di euro, dall’Inter fresca di ‘triplete’ al Manchester City di Roberto Mancini. Non male pensando all’investimento iniziale, visto che il ragazzo costò ai lombardi appena un milione di lire in attrezzature sportive (tute, borse, palloni) che il Lumezzane cedette al Mompiano, la squadra in cui Mario diede i primi calci al pallone da bambino.

Insomma, indipendentemente da quelle che sono state le premesse e promesse di un indubbio talento calcistico, dalle parti dello “Stadio Saleri” hanno dimostrato di saper fare affari, e chissà che qualche altro riconoscimento non possa arrivare da “SuperMario” che a Nizza sta facendo discretamente bene e potrebbe essere pronto per l’ennesimo rilancio di una carriera alquanto particolare.

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