Da Riviera Oggi 1097, in edicola dal 7 al 13 novembre

Dopo i forti terremoti del 26 e del 30 ottobre, la terra continua ancora a ribollire, con decine di scosse di assestamento giornaliere; ingenti i danni, molta la paura, ma fortunatamente nessuna vittima. E’ stata una sorta di distruzione annunciata, con una prima scossa di intensità ridotta che aveva già allertato residenti e protezione civile. Con la seconda, si sono verificati i primi crolli di palazzi e abitazioni, aggravati poi dall’ultimo poderoso fenomeno di domenica 30. La devastazione ha costretto decine di migliaia di persone a spostarsi verso città più lontane dall’epicentro, dove si cerca di riorganizzare non solo un efficiente servizio di accoglienza, ma anche di riattivare il servizio scolastico e universitario; nonostante ogni nuova scossa sia accolta con brividi e apprensione, la voglia di tornare alla normalità è molto forte. Forse perché, dopo L’Aquila e Amatrice, la gente è stanca di piangere sulle macerie. Oppure, avendo constatato che è possibile allestire un piano di emergenza efficace, c’è un rinnovato desiderio collettivo di rimboccarsi le maniche e ricostruire tutto in breve tempo. Anche il governo, per ora, si comporta con la massima serietà, stanziando fondi, sgravi, e organizzando piani di ricostruzione; resta ancora da vedere come lo stato italiano porterà avanti un progetto di così lungo respiro, ma l’inizio è piuttosto promettente.

Il terremoto del 30 ottobre è stato solo la conseguenza più recente, e non sarà l’ultima, di una serie di movimenti della faglia appenninica, una zona di contatto fra due placche tettoniche a metà dell’Italia.

Come forse alcuni già sanno, il profondo strato roccioso che sorregge la superficie terrestre è in continuo movimento, sospinto dal sottostante nucleo magmatico. La roccia è divisa in varie placche tettoniche, che si spostano in tempi lunghissimi, nell’ordine delle ere geologiche, e determinano dei cambiamenti nella geografia dei continenti e dei mari. E’ come se tutte le terre emerse fossero le punte di tanti iceberg, lasciati alla deriva sopra un oceano di lava.

Nel corso di questi movimenti, lenti ma costanti, le placche si scontrano continuamente tra di loro; di solito non si tratta di urti violenti, le loro estremità si avvicinano semplicemente fino a toccarsi, e avvicinandosi sempre più esercitano pressione l’una contro l’altra.

E’ stata proprio la spinta ancestrale tra due placche che ha permesso la formazione dell’Italia odierna; gli Appennini non sono altro che il terreno superficiale al centro delle placche stesse, che in risposta alla compressione sottostante si è sollevato verso l’alto.

La stessa compressione, però, genera un’immensa energia, che deve essere periodicamente scaricata. Quando infatti la spinta delle due placche diventa troppo forte, i punti di contatto collassano e cambiano bruscamente forma, liberando la tensione accumulata. Questo è il fenomeno comunemente noto come terremoto, ed è estremamente frequente lungo le faglie. Una faglia è la zona di confine tra due placche, quella appenninica in particolare attraversa tutta la catena montuosa. Proprio per la presenza di questa spaccatura il territorio circostante è ad elevatissimo rischio sismico.

Nel corso della storia, città come Norcia e Amatrice sono state distrutte o danneggiate più di una volta per i continui assestamenti del terreno.

Il fatto più sconcertante, però, è che nonostante la ben nota pericolosità della zona, molti degli edifici non sono mai stati ammodernati rispettando i criteri antisismici; un ostacolo è di certo rappresentato dalla tutela del patrimonio culturale: le chiese ed i palazzi antichi sono difficili e costosi da ristrutturare, specie se posseggono fregi e affreschi. Tuttavia, un rinforzo almeno parziale delle costruzioni è possibile, osservare interi paesini distrutti fa capire quanto poco ci si è preoccupati della questione.

Per evitare che questi disastri si ripetano, è necessario che il singolo cittadino pretenda strutture antisismiche adeguate per la sua abitazione; in generale, un edificio sicuro deve avere le seguenti caratteristiche:

fondamenta di cemento armato, o rinforzato con fibre di carbonio; i pilastri devono essere interrati ad una determinata profondità, variabile secondo l’altezza ed il numero di piani. Attenzione anche alla qualità del cemento, che potrebbe essere scadente.

Mura con cavi d’acciaio interni che collegano le stanze ai solai. In questo modo, in caso di scossa, le pareti non si staccheranno.

Tetto leggero, possibilmente in legno; molte vecchie case sono crollate, con le recenti scosse, proprio perché le mura non sono riuscite a reggere il peso di un tetto in cemento.

Se una casa, una scuola, o qualunque altro immobile rispetta questi criteri, lo si può abitare senza timori. Altrimenti, meglio affrettarsi a fare gli opportuni lavori di messa in sicurezza.

In ogni caso, anche la migliore delle costruzioni deve essere abbinata ad un corretto comportamento in caso di terremoto. Le regole sono le stesse che vengono comunemente insegnate a scuola:

-Innanzitutto, NON precipitarsi fuori dall’edificio durante la scossa, a meno di non trovarsi già al piano terra, vicino alla strada sgombra.

Occorre cercare di non farsi prendere dal panico, la paura può dare pessimi consigli in questi casi: basti pensare agli stranieri che si sono gettati fuori dalle finestre, perché non avevano mai sentito la terra tremare.

-Se non si può uscire subito, cercare riparo sotto un tavolo, o lo stipite di una porta; va bene anche l’angolo tra due pareti, se una di queste è portante.

-Attendere che la scossa sia cessata; poi, uscire con precauzione, naturalmente evitando di prendere l’ascensore. Se ci sono stati dei danni importanti fare attenzione alle scale, potrebbero crollare sotto i piedi.

-Una volta usciti, non rimanere nei pressi dell’edificio pericolante; raggiungere subito uno dei punti di ritrovo indicati dal proprio comune. Se si è in dubbio, le piazze principali ed i campetti sportivi sono quasi sempre un luogo sicuro.

Quelle descritte finora sono solo nozioni generali; per una corretta prevenzione futura, è necessario documentarsi e approfondire il tutto presso gli appositi enti: ogni comune italiano possiede un piano di controllo e messa in sicurezza edile, nonché la lista dei luoghi da raggiungere in caso di emergenza. Per ulteriori informazioni su come comportarsi in caso di sisma, si può invece contattare la Protezione Civile.

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