LA SAMB È GIÀ FORTE. Sono abbastanza frastornato dall’ambiente sportivo sambenedettese che dovrebbe ormai essere in toto più razionale nel giudicare il cammino della squadra di calcio più importante della città, appunto la Samb.

Avevo già subodorato un certo scetticismo verso la formazione del bravissimo Palladini e, seppur minimamente anche verso la società come se il passato non avesse insegnato nulla. Giusto che si sia tornato a parlare di calcio ma in certi giudizi noto considerazioni tecniche che ci stanno ma anche un’insofferenza che non mi sento proprio di condividere.

La riepilogo così e in sambenedettese “Pe vèncie bisogna caccià i quattrì, Fedeli datte da fa“. Questo dopo che, appena qualche mese fa, la richiesta più esaltante di una parte del popolo rossoblu era quella di continuare a giocare tra i dilettanti anche a metà classifica ma senza fare debiti. Oggi i debiti non ci sono, siamo quinti in classifica in serie C e vicinissimi alla vetta. Con un’ambizione misurata ma senza trascurare la realtà che parla di una squadra forte che merita la posizione che occupa, cioè tra le pretendenti alla vittoria finale.

Secondo me l’atteggiamento più giusto è quello di appoggiare e stimolare gli attuali protagonisti, dal tecnico al magazziniere. Senza cioè farli sentire dei ‘poveri me’ solo perché il budget iniziale non è stato altissimo: eppure il campo finora ha detto che la Samb avrebbe potuto occupare, con un po’ di fortuna, almeno il secondo posto, dopo poco meno di 1/3 di campionato, mica poco.

No, invece, c’è chi continua a far trapelare l’idea che vince sempre chi spende di più. Non è più vero nemmeno nelle serie maggiori (il Cittadella l’esempio più attuale), figuriamoci in serie C. Conta molto di più l’organizzazione in campo e fuori dal campo. Caratteristica della Samb di oggi come lo era stata quando saliva tra i cadetti senza mai fare spese folli, anzi.

Una mentalità che non riguarda chi invece ha individuato i punti deboli della rosa a disposizione di Palladini e cioè un centravanti e un difensore di affidamento simile a Ferrario se non migliore. Franco Fedeli, che non è un ricco scemo, lo sa e aprirà la borsa, solo se sarà necessario, fra poco più di un mese. Far passare l’idea che i giocatori attuali non possono mantenere l’attuale posizione o migliorarla soltanto perché non sono costati complessivamente un patrimonio è l’errore più grande che l’ambiente sportivo sambenedettese possa fare.

Come la nostra storia insegna, lo ripeterò sempre, il nostro patrimonio più grande, e quindi la nostra forza, è costituita dalla passione che potrebbe portare allo stadio 1/3 dei suoi abitanti. Con una dirigenza seria come quella attuale può arrivare dovunque. La prova? Ventuno anni di serie B.

PS La sconfitta con la Reggiana fa parte delle regole del calcio. Una giornata storta capita a tutte le squadre, vedasi la netta sconfitta degli uomini di Colucci a Padova (0-2 con nessun tiro in porta), del Padova a San Benedetto, del Parma con il Feralpisalò, del Bassano e del Venezia non  ricordo dove (sabato a Sant’Arcangelo di Romagna i lagunari hanno pareggiato al 90′). Ieri sera è successo ai rossoblu che non potevano essere l’eccezione.

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