I geologi del gruppo EMERGEO dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in collaborazione con i geologi di altre università ed enti di ricerca hanno raggiunto il versante sud occidentale di Monte Bove Sud in corrispondenza dell’espressione di superficie della faglia responsabile del terremoto di magnitudo 6.5 del 30 ottobre. È stata osservata la rottura cosismica primaria che presenta un rigetto di circa 50 cm, diretta espressione in superficie del movimento del piano di faglia in profondità. La rottura cosismica individuata si localizza sul prolungamento del lineamento tettonico Monte Vettore-Monte Porche-Monte Bove attivatosi durante l’evento di magnitudo 6.5. Dal 24 agosto il gruppo EMERGEO è impegnato in rilievi di terreno atti ad identificare e caratterizzare, da un punto di vista geometrico e cinematico, i settori di faglia responsabili della sequenza sismica in corso. (Fonte INGV)

ROMA – Nuovi aggiornamenti dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, impegnato nello studio delle deformazioni del suolo e delle sorgenti sismiche legate al recente terremoto di Mw 6.5 e all’intera sequenza che dal 24 agosto non dà tregua all’Italia centrale.

Solo l’ultimo evento del 30 ottobre ha prodotto almeno 15 km di scarpata di faglia di altezza tra i 20 e i 70 cm, tra Arquata del Tronto e Ussita, dove si intersecano il piano di faglia responsabile e la superficie topografica. Si tratta in ogni caso di uno spostamento cosismico comune per i terremoti con magnitudo vicina o superiore a 6.0, che rappresenta la prosecuzione in superficie della rottura e dello scorrimento avvenuto nella faglia in profondità. Infatti la dimensione della scarpata, la lunghezza e l’altezza sono proporzionali alla magnitudo del terremoto: per una magnitudo 6.5, come mostra il grafico in allegato, ci si può aspettare la formazione di scarpate lunghe circa 20 km e alte 40 cm, dati che si accordano con gli effetti prodotti dal sisma di Norcia.

Sul fianco del Monte Vettore erano già state rilevate delle scarpate prodotte dal terremoto del 24 agosto (M 6.0) e, più a nord fino a Cupi, da quelli del 26 ottobre (Mw 5.4 e 5.9), ma in entrambi i casi erano più limitate. Così come lo sono le recenti se confrontate con quelle prodotte dal terremoto del 23 novembre in Irpinia (Mw 6.8), che generò scarpate di faglia alte fino a 120 cm e per circa 40 km tra Lioni e Sant’Angelo dei Lombardi.

“Le scarpate di faglia del 30 ottobre sono molto evidenti e appaiono come un gradino nella topografia di entità variabile tra 20 e 70 cm – spiega l’Ingv –  la loro localizzazione lungo la faglia geologica, unitamente alla loro geometria ed entità della deformazione sono del tutto consistenti con il movimento avvenuto in profondità che ha raggiunto picchi superiori a 2 m che hanno prodotto il ribassamento del settore occidentale rispetto a quello orientale. Ribassamenti simili sono stati misurati anche elaborando i dati satellitari e tutte insieme queste osservazioni, effettuate sulla superficie terrestre, ci consentono di comprendere cosa è avvenuto in profondità e quindi di caratterizzare il terremoto e la sua faglia sismogenetica”.

“Le rotture cosismiche avvengono in corrispondenza di faglie geologiche attive che, nel caso di questa sequenza, formano il sistema Vettore-Porche-Bove, già noto ai geologi italiani. Infatti i grandi terremoti rompono ripetutamente le stesse faglie e quelle estensionali provocano il ribassamento e il relativo sollevamento delle due porzioni di crosta separate dalla faglia. Il ripetersi di terremoti successivi lungo le stesse faglie porta all’accumularsi delle deformazioni di ciascun terremoto che è alla base della crescita delle montagne e dell’ampliamento dei bacini (es. Mt. Vettore-Piana di Castelluccio). Il terremoto è quindi una delle forze guida principali dell’evoluzione del paesaggio di questo bellissimo settore dell’Appennino centrale”.

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