ROMA – Arrivano nuovi dati significativi, sebbene ancora preliminari, sui forti terremoti che il 26 e il 30 ottobre hanno colpito l’Italia centrale. Alcune informazioni sono già circolate in questi giorni, ma è del 1 novembre il comunicato ufficiale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che insieme al Centro Nazionale delle Ricerche ha analizzato le deformazioni del suolo con la tecnica dell’Interferometria SAR Differenziale. È stata generata una mappa di deformazione co-sismica, ottenuta dalle immagini acquisite da orbite discendenti il 25 ottobre (pre-evento) ed il 31 ottobre (post-evento).

I satelliti della costellazione Sentinel-1 del Programma Europeo Copernicus hanno stavolta evidenziato una deformazione del suolo estesa per ben 130 chilometri quadrati, con un picco di abbassamento di almeno 70 centrimetri nell’area di Castelluccio.

La conferma arriva da Riccardo Lanari, direttore del CNR-IREA: “Tali analisi, sebbene risultino abbastanza critiche per i dati radar Sentinel-1 (banda C), trattandosi di aree caratterizzate da folta vegetazione, mostrano una deformazione che si estende per un’area di circa 130 chilometri quadrati ed il cui massimo spostamento è di almeno 70 cm, localizzato nei pressi di Castelluccio. Tali risultati verranno raffinati nei prossimi giorni grazie ad ulteriori analisi, questa volta con dati radar acquisiti dal satellite giapponese ALOS2 che, operando in banda L, garantisce stime più accurate dell’entità degli spostamenti superficiali in aree con copertura vegetale”.

“Dall’interferogramma ottenuto dai dati Sentinel-1 è possibile delimitare la zona (40 x 15 km) in cui il terreno si è abbassato a seguito dei terremoti del 26 e 30 ottobre di magnitudo 5.9 e 6.5 – aggiunge Stefano Salvi, dirigente tecnologo INGV – Si nota molto bene la complessità dei movimenti del suolo, sostanzialmente dovuti a due categorie di effetti: allo scorrimento degli opposti lembi di crosta terrestre lungo i piani di faglia profondi è dovuto l’andamento concentrico delle frange colorate (linee di uguale abbassamento), mentre discontinuità, addensamenti o piegature ad angolo acuto delle frange sono dovute a fenomeni molto superficiali quali scarpate di faglia, riattivazioni di frane, sprofondamenti carsici. È il contributo dei terremoti alla costruzione dei paesaggi Appenninici”.

L’attività di studio è coordinata dal Dipartimento della Protezione Civile (DPC) e svolta da un team di ricercatori dell’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IREA di Napoli) e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), centri di competenza nei settori dell’elaborazione dei dati radar satellitari e della sismologia, con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI).

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