SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Col ballottaggio del 19 giugno e la vittoria di Pasqualino Piunti sul rivale storico Paolo Perazzoli si chiuse la lunga corsa al Comune di San Benedetto. Una corsa partita da lontano e una campagna elettorale dai ritmi serrati fra annunci e confronti, programmi più o meno ambiziosi e un’intera città tappezzata da “santini” e manifesti di propaganda.

Una poltrona sola per cinque, questa la certezza già alle prime luci della campagna elettorale. Pasqualino Piunti, Paolo Perazzoli, Giorgio De Vecchis, Massimiliano Castagna e Luca Spadoni tutti sulla stessa giostra, una “giostra” politica emozionante e di cui ora sappiamo perfino il prezzo del biglietto.

Per il decreto legislativo numero 33 del 2013 infatti, tutti  gli eletti, entro i tre mesi successivi alla data di entrata in carica,  sono tenuti a depositare, presso l’ufficio di segreteria del comune,  una dichiarazione, datata e firmata, concernente le spese sostenute e le obbligazioni assunte per la propaganda elettorale, ovvero l’attestazione di essersi avvalsi esclusivamente di materiali e di mezzi propagandistici predisposti e messi a disposizione dal partito o dalla formazione politica della cui lista hanno fatto parte. Negli ultimi giorni quindi il Comune di San Benedetto ha reso note le spese, rendicontate dagli interessati e sostenute in campagna, di coloro che hanno avuto accesso alle cariche istituzionali cittadine. Ecco nel dettaglio quanto è costata ai cinque aspiranti Sindaci la corsa agli uffici di Viale De Gasperi:

1) PASQUALINO PIUNTI, 30,43% dei consensi al primo turno (prima della vittoria al ballottaggio col 55,37%) ha speso per la sua campagna elettorale 8.450,60 euro, così ripartiti:

Spese per materiali e mezzi di propaganda 1.774,27 euro.

Spese per la distribuzione e diffusione del materiale 3.218,57 euro.

Spese per manifestazioni di propaganda 1.471 euro.

Spese per il personale 36,62 euro.

Spese forfettarie 1.950,14 euro.

Di questa cifra che sfonda gli 8 mila euro, il Sindaco, ne ha ricevuti 6.500 in forma di contributi da parte di terzi, nel dettaglio

1.000 euro ricevuti da Giovanni Zazzetta,

2.000 euro ricevuti da Francesco Romano e altri 1.000 euro dal Consigliere Mario Ballatore,

infine Piunti ha ricevuto altri 2.500 euro dalla società Inergia Spa con sede a Roma.

Il resto, è stato dichiarato da Piunti, arriva da obbligazioni personali contratte dal candidato. Nessun finanziamento arriva da partiti.

2) PAOLO PERAZZOLI, 45,93% dei consensi al primo turno e sconfitto al ballottaggio, dove ha racimolato il 44,63% dei voti ha speso, per la sua campagna elettorale la cifra di 26.603,08 euro, così ripartiti:

Produzione, acquisto, affitto di materiali e mezzi di propaganda 13.221,26 euro.

Distribuzione propaganda nessun costo.

Manifestazioni di propaganda 8.098,18 euro.

Spese per il personale nessun costo.

Spese forfettarie 5.280,56 euro.

Di tale cifra, lo sfidante di Piunti al ballottaggio ha ricevuto 8.800 euro da associazioni e persone giuridiche, ma nulla proveniente da partiti. Così nel dettaglio:

1.500 euro da Italia Impresa, 2.500 dalla stessa Inergia Spa che con la medesima cifra ha finanziato anche Piunti, 1.000 euro dalla Regenyal Laboratories, 300 euro dalla E.B. Srl, 2.000 euro dalla Saxa Srl e 1.500 euro dalla Alveare Società Cooperativa.

Altri 17.800 euro sono arrivati invece da contributi di persone fisiche tra cui spiccano i 5 mila euro versati da Giuseppe Naponiello e i 2.500 da parte di Franco Gustino Zazzetta. Il resto dei contributi, tali da giustificare la cifra totale, arrivano per il resto da donazioni di candidati consiglieri nelle liste collegate a Perazzoli, tutti nell’ordine di qualche centinaio di euro ciascuno.

3) GIORGIO DE VECCHIS, che al primo turno ha raccolto il 15,80% dei consensi ha dichiarato di aver speso in campagna elettorale 6.748 euro, così ripartiti:

4.548 euro per Spese di produzione, acquisto, affitto di materiali e mezzi di propaganda e 1.200 euro per Manifestazioni di propaganda. Nulla ha speso invece il candidato per il personale e la distribuzione.

De Vecchis ha poi dichiarato di aver ricevuto i 1.200 euro spesi per le Manifestazioni da Beni e Servizi ricevuti da persone fisiche e i restanti 4.548 per il materiale di propaganda da contributi di singole persone, mentre nulla risulta arrivato da associazioni, partiti e persone giuridiche.

Per quanto riguarda invece gli altri due candidati, Castagna e Spadoni, non si ha una rendicontazione pubblicata dal Comune di San Benedetto visto che i due non hanno avuto accesso ad alcuna carica istituzionale. Sentiti a riguardo però hanno comunque dichiarato le loro spese in campagna elettorale:

4) MASSIMILIANO CASTAGNA, 4,20% dei consensi il 5 giugno, ha speso la cifra di 11.215,34 euro, di cui, ci riferisce lo stesso candidato, nessuna cifra arriva dalla Lega Nord.

5) LUCA SPADONI, 3,64% delle preferenze al primo turno, ha invece dichiarato di aver speso 3.355,72 euro di cui la cifra tonda di 3mila euro arriva da un contributo diretto di Sinistra, Ecologia e Libertà (Sel).

Risultano essere state quindi campagne elettorali, quelle del 2016, segnate da una certa austerità visto che, nel 2011 ad esempio Bruno Gabrielli spese 41.450 euro mentre Marco Calvaresi 26.014, 50 euro. Giovanni Gaspari invece comunicò di aver speso 520 euro, ma era una cifra che probabilmente rifletteva la quota per candidato spesa dal partito e dall’intera coalizione di centrosinistra per ogni consigliere. (leggi qui il reportage sulle spese del 2011).

 

 

 

 

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