Il viaggio di Rosetta è stato lungo e pericoloso, ma ricco di sorprese. Una missione straordinaria, durata ben dodici anni, che ha tutti i requisiti per entrare nella storia. La sonda, infatti, è stata il primo manufatto umano ad entrare nell’orbita di una cometa, ed il secondo a toccarne la superficie, dopo il precedente accometaggio del lander Philae.

Il piccolo lander, infatti, era atterrato sulla cometa 67P/Churyumov–Gerasimenko già nel 2014, regalando all’ESA bellissime immagini del corpo celeste. Dopo tre intensi giorni di attività, però, la batteria primaria si è scaricata, lasciando Philae in uno stato di ibernazione.

Il compito di studiare la cometa, da quel momento, è ricaduto interamente sulla sonda Rosetta; il satellite non si è limitato a scattare foto, ma ha anche effettuato accurate analisi chimiche, che hanno riservato non poche sorprese.

Il 30 settembre 2016, Rosetta ha abbandonato la sua orbita intorno a Gerasimenko, per scendere direttamente sulla sua superficie; l’idea, inizialmente, era di farle esplorare i crateri della regione di Ma’am; equipaggiata con un potente obiettivo e vari strumenti di analisi, la sonda sarebbe entrata in una profonda cavità rocciosa, per raccogliere gli ultimi dati sul nucleo interno dell’asteroide.

La manovra, che si preannunciava estremamente difficile, purtroppo non ha avuto buon esito, ma i risultati sono comunque notevoli: per quaranta minuti, dopo l’accometaggio, la sonda è riuscita a scattare altre preziosissime foto alla superficie della cometa, prima di spegnersi per sempre.

Un grande successo per l’Agenzia Spaziale Europea. Ora il compito dell’ESA è di classificare le immagini e confrontarle con i relativi rilevamenti chimici, raccolti in due anni di ricerche. Questi nuovi dati, forse, apriranno le porte ad importanti scoperte scientifiche, che riguarderanno la storia del sistema solare, la natura delle comete, e perfino l’origine della vita sulla Terra.

Il progetto è stato realizzato con il contributo di Francia, Germania e Italia, e ha messo grandemente in luce la competenza europea (e italiana) in ambito aerospaziale; il percorso di Rosetta è stato guidato dal centro osservazioni di Darmstadt, in Germania, in una missione durata complessivamente 12 anni.

Ripercorriamo le tappe:

-Rosetta viene lanciata nello spazio nel 2004; inizialmente doveva raggiungere la cometa Wirtanen, ma una serie di problemi tecnici ritardano la partenza, facendo allontanare troppo il corpo celeste. L’ESA decide di “ripiegare” su Gerasimenko, che si trovava allora in una posizione più favorevole.

Sorge subito un problema: Rosetta non ha abbastanza carburante per raggiungere da sola la cometa. Gli ingegneri allora, appoggiandosi ai principi della fisica, studiano una geniale soluzione: la sonda viene fatta ruotare più volte intorno alla Terra, a Marte, e ad alcuni asteroidi vicini; sfruttando la loro gravità, Rosetta ottiene un’accelerazione di velocità, chiamata “fionda gravitazionale”; al momento giusto, la sonda viene letteralmente sparata verso la cometa. Impiegherà dieci anni per arrivare a destinazione.

-Nel novembre 2014, l’intera comunità scientifica esulta: Rosetta è entrata nell’orbita di Gerasimenko, e si prepara a sganciare Philae sulla sua superficie. Il compito di Philae è di fotografare la parte esterna della cometa, raccogliere terreno e analizzarlo.

Il lander atterra piuttosto rocambolescamente: i suoi arpioni di ancoraggio non funzionano, quindi si aggrappa al terreno con le minitrivelle. L’obiettivo, però, funziona benissimo, e l’ESA riceve le prime immagini.

Philae rimane in funzione per tre giorni, prima di scaricarsi. Per essere riattivato, ha bisogno dell’energia del Sole. Purtroppo, è atterrato in una zona d’ombra; entra così in uno stato di ibernazione.

Rosetta diventa l’unica sonda funzionale: in due anni, gira decine di volte intorno alla cometa, e la fotografa da tutte le angolazioni; l’orbita è controllata minuto per minuto dall’ESA, che evita pericolose collisioni con frammenti cosmici.

-Il 2014 ed il 2015 sono anni fruttuosi per la ricerca: Rosetta rivela la presenza di acqua ghiacciata sulla cometa, e documenta un interessante ciclo di evaporazione e ricondensazione legato alla luce.

La scoperta più importante, però, è di natura chimica: l’acqua di Gerasimenko contiene infatti amminoacidi e fosforo, due componenti fondamentali delle cellule di tutti i viventi.

Secondo alcune teorie, sono stati proprio i meteoriti a portare questi mattoncini della vita sulla Terra, rendendo possibile la creazione dei primi microorganismi. Questi nuovi dati non confermano del tutto l’ipotesi, ma sicuramente la rendono molto plausibile.

-Ed eccoci al 2016: poco prima del termine della missione, a sorpresa, viene avvistato Philae; un incontro molto fortunato, dal momento che se ne erano perse le tracce dopo l’ibernazione. L’ESA, dunque, dà il via alla fase di atterraggio di Rosetta.

Il 30 settembre, la sonda viene pilotata verso una particolare regione della cometa, chiamata Ma’am; in questa zona sono presenti profondi crateri. Gli scienziati presumono che questi cunicoli conducano nella parte più interna di Gerasimenko, nel suo cuore roccioso. Dopo averla a lungo osservata dallo spazio, la sonda completa lo storico accometaggio sull’asteroide, con i risultati che già sappiamo. Ha ora inizio la lunga fase di elaborazione dati. Davvero un bel lavoro, Rosetta!

Copyright © 2016 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 153 volte, 1 oggi)