Di Alessandro Maria Bollettini

GROTTAMMARE – 19 settembre 2016. 115 anni dopo gli ultimi scavi archeologici svolti a Grottammare (1911) l’Università di Napoli l’Orientale, impersonata dal suo illustre professore Fabrizio Pesando, ha ufficialmente iniziato i suoi scavi archeologici non invasivi. Si tratta di una documentazione e di una archiviazione di immagini ed informazioni di cui al momento la grande cisterna romana non dispone, e che saranno fruibili in futuro. Infatti come dice il professore “l’archeologia delle Marche è poco nota, ci sono parchi archeologici di interesse notevole che però sono meno noti rispetto ad altri grandi siti italiani.” Come racconta sempre Pesando, “esistono fonti molto antiche che testimoniano la presenza umana in questi territori; ne abbiamo sin dai tempi delle popolazioni italiche, come i Piceni, ma questi popoli non hanno lasciato grandi tracce di abitati in quanto utilizzavano materiali molto poveri per le loro costruzioni.” I primi a lasciare tracce tuttora evidenti sono stati invece i Romani, come in gran parte d’Italia. “Una costante delle città marchigiane è la presenza del teatro, fattore anche oggi riscontrabile, perché nelle Marche sono disseminati tanti teatri. Dal periodo romano si sono conservate poi le cisterne; la necessità di raccogliere e convogliare l’acqua in questo territorio doveva essere particolarmente sentita, a causa dell’assenza di grandi fiumi e della carenza di piogge.”

Finalmente, grazie alle competenze dell’equipe dell’Orientale e agli sforzi del Comune di Grottammare e dei volontari costituenti il gruppo non associativo “Voler bene a Grottammare”, i beni culturali e paesaggistici della cittadina rivierasca verranno analizzati e successivamente valorizzati, senza eccessive spese. “Questo è il primo tassello di un grande mosaico documentativo per aiutare gli organi a conservare il territorio, ma anche per mostrare ai cittadini grottammaresi da dove sono partiti, e dove sono arrivati”- commenta sempre Pesando. Il sindaco Enrico Piergallini svela poi l’obiettivo: “Rendere questo spazio fruibile entro la prossima primavera. Vogliamo allestire una pannellonistica che racconti i risultati delle indagini ed uno spazio che possa ospitare anche degli eventi culturali.”

Il sindaco spiana la strada dunque ad un nuovo orizzonte economico per la sua città: “Gli eventi culturali sono delle frecce che indirizzano le persone a conoscere dei luoghi che prima non conoscevano. Questo spazio, pulito e poi studiato, deve essere recuperato alla coscienza civica.” Tutti questi progetti non sarebbero potuti essere attuati e nemmeno pensati senza l’aiuto della famiglia Palmaroli, legittima proprietaria del terreno ospitante i “Bagni della Regina”. La famiglia, rappresentata da Filippo Palmaroli, ha firmato un comodato d’uso gratuito in favore del Comune, che ha recintato la zona per motivi di sicurezza: ”Quando il Comune ci ha proposto di mettere in sesto quel bene archeologico abbiamo pensato fosse una buona cosa per la nostra città. L’area circostante non era coltivata da tempo e di conseguenza la cisterna era in uno stato di degrado. Siamo molto soddisfatti delle operazioni svolte fino ad ora.”

Sempre a proposito dei nuovi orizzonti della cittadina picena, oltre ai “Bagni della Regina” e agli altri scavi che verranno portati avanti nelle prossime settimane, sono stati aperti da poco dei percorsi, che vanno alla ricerca delle sorgenti che alimentavano le vasche della vallata, grazie sempre all’opera del gruppo “Voler bene a Grottammare”, di cui Antonella Nonnis è coordinatrice. A detta del sindaco “chi ha seguito i percorsi è rimasto impressionato per i paesaggi che si presentano; c’è una possibilità di fare visite guidate, con una sinergìa di risorse.” Un’annata felice dunque per la valorizzazione di Grottammare che si confà perfettamente alle caratteristiche della riforma voluta dal Ministro Franceschini. Il Ministero ha infatti rinominato le sovrintendenze archeologiche delle varie regioni “Sovrintendenza archeologia, belle arti e paesaggio”. L’obiettivo, come dice il Prof. Pesando, è quello di “pensare i beni di un territorio come un unico bene”. La direttiva del Governo Renzi è dunque quella di valorizzare i singoli beni con una logica comune, onnicomprensiva, che includa palazzi, siti archeologici o perle naturalistiche, che possano essere collegate tra loro in un unico percorso culturale.

I costi di queste opere, grazie all’aiuto dei volontari ed ai fondi dell’Orientale, non sembrano neanche essere ingenti. Il Comune ha speso infatti fino ad ora solo 4 mila euro per la pulizia e la recinzione della cisterna, e ne spenderà al massimo altri 10 mila per la valorizzazione del luogo. Un investimento dunque mirato e affatto dispendioso. Ma le indagini cosa produrranno? Come dice Andrea D’Andrea “verranno effettuate precisazioni cartografiche di beni visibili e non visibili; faremo un rilievo con un laser-scanner di nuova generazione che prende informazioni cromatiche e che produce in poco tempo un modello digitale di grande precisione. Si creerà un ambiente virtuale di lavoro a livello informatico che può essere elaborato e navigato. Potremo così capire il sistema delle acque e posizionare i modelli in carte tridimensionali del territorio. Per estrapolare i modelli faremo sorvolare le aree da dei droni per una maggiore precisione e accuratezza.” Per quanto riguarda i tempi invece “ci vorranno mesi di lavoro in laboratorio”.

Nella prossima primavera dunque, Grottammare potrebbe essere una città diversa: costruita sul mare, vicina alla montagna, ma anche ricca di luoghi di interesse storico-archeologico e percorsi paesaggistici. Un 2016 all’insegna della valorizzazione del passato per investire sul futuro, alla ricerca di un settore turistico non ancora esplorato.

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