A cura di Alessandro Maria Bollettini

GROTTAMMARE – Fabrizio Pesando insegna Archeologia Classica presso l’Università di Napoli l’Orientale. Autore di numerosi libri e articoli sul mondo greco e romano, ha diretto scavi a Pompei e in Abruzzo (Alba Fucens, Fossa) e curato nel 2012 la mostra “Roma Caput Mundi”, tenutasi nella prestigiosa sede del Colosseo. Negli ultimi anni si è dedicato allo studio di monumenti e siti archeologici rimasti per anni privi di adeguate documentazioni, come le ville marittime romane del litorale laziale (Gaeta, Formia, Sperlonga) e, ora, delle testimonianze presenti lungo la costa meridionale della nostra Regione. Coinvolte Cupra Marittima e Grottammare. Abbiamo intervistato il noto professore per saperne di più.

Professor Pesando, di cosa si occuperà nei territori di Grottammare e Cupra Marittima? Si tratta di un vero e proprio scavo archeologico?

“Non si tratta di un vero e proprio scavo, bensì ci dedicheremo ad una documentazione del patrimonio archeologico presente e già visibile in Riviera. Ad esempio i rinvenimenti di Cupra sono famosi già dal ‘700: si tratta di numerose strutture ed epigrafi, come ad esempio i ‘fasti cuprenses’, risalenti al I secolo a.C, contenenti l’elenco dei consoli e dei trionfi conseguiti a partire dalla metà del secolo. A Cupra spiccano poi tra i rinvenimenti i ruderi di un grande edificio, le cosidette ‘Mura Mignini’, ed anche resti del foro e del tempio, riconosciuti fin dal ‘700 e recentemente oggetto di accurate indagini archeologiche da parte dell’Università di Padova”.

Lei è un famoso esponente dell’Orientale di Napoli; altre Università saranno coinvolte?

“Ci occuperemo di questa ‘documentazione’ io ed il professore Enrico Giorgi che rappresenta l’Università di Bologna, in convenzione con la Sovrintendenza archeologia,belle arti e paesaggio delle Marche. Tengo poi a sottolineare il grande impegno delle amministrazioni comunali di Grottammare e Cupra e del gruppo ‘Voler bene a Grottammare’ che si stanno impegnando molto per il recupero e per la valorizzazione del borgo e delle aree circostanti”.

Quali saranno nello specifico le operazioni che andrete a svolgere sui vari rinvenimenti?

“Le nostre ‘operazioni’ saranno di archeologia non invasiva, ci occuperemo cioè non di scavare ma di documentare scientificamente e con strumenti all’avanguardia le strutture visibili o segnalate in questi comuni. Doteremo i monumenti di localizzazione GPS, in modo che se un giorno questi dovessero essere ricoperti sarebbe facile reperire la loro esatta posizione geografica. Procederemo poi con lo scannerlaser, che è capace di fornire un numero enorme di immagini con dettaglio al centimetro. Queste immagini verranno poi schedate in modo da creare un archivio,  che al momento non c’è. È questo l’obiettivo: fornire informazioni su questi siti archeologici, informazioni di cui per ora sono sprovvisti. Creeremo un database per il futuro”.

Quali saranno i monumenti interessati dal progetto?

“Saranno interessate dal progetto alcune cisterne nel territorio di Grottammare e le ‘Mura Mignini’ di Cupra. I monumenti sono già stati ripuliti dai comuni. Ad esempio una cisterna romana dal diametro di 12 metri ,conosciuta come ‘Bagni della Regina’, prima si presentava come un piccolo stagno, ora invece è stata prosciugata e liberata dalla vegetazione che  la circondava”.

Dove si trova questa cisterna? E a cosa serviva un tempo?

“Questa cisterna si trova lungo la Valtesino ed è molto rara, di forma circolare. La sua funzione  era probabilmente legata al mondo agricolo; serviva infatti ad accumulare l’acqua necessaria alle tenute di coltivazione intensiva. Plinio il Vecchio ha lasciato testimonianze sul Piceno, che chiamava ‘ager palmensis’, sottolineando che in queste zone erano molto diffusi vigneti ed uliveti, come anche oggi del resto. Sono stati numerosi i ritrovamenti di ‘villae’ nel Piceno, il più famoso quello delle ‘Muracche’ di Tortoreto”.

Come mai erano necessarie così tante cisterne? C’erano problemi climatici?

“Probabilmente queste terre soffrivano la siccità. Le piogge erano concentrate in pochi periodi dell’anno  ed inoltre non erano presenti grandi fiumi dalla portata costante. Molti corsi d’acqua del Piceno hanno tuttora  caratteristiche torrentizie. È quindi possibile che l’ager palmensis fosse afflitto da carenza d’acqua”

Come dobbiamo immaginare la Riviera Picena nell’epoca romana?

“La Riviera non ospitava grandi insediamenti urbani. Tra Cupra e Castrum Truentinum (l’attuale Martinsicuro, ndr) c’erano solo tante fattorie e coltivazioni. Lungo la costa passava la Salaria Gallica, sulle tracce della quale è nata la Statale 16. Questa strada collegava Ascoli e Senigallia”.

Può parlarci del Tempio della Dea Cupra? È stato mai identificato?

“No, il Tempio della Dea Cupra è stato tanto cercato ma mai identificato. È in atto un dibattito sulla sua ubicazione che ha preso con il tempo anche dei toni campanilistici. Era sicuramente un tempio emporico e secondo quanto riferito da storici e geografi antichi e sottolineato di recente da Giovanni Colonna, che appoggio, era di fondazione etrusca. La sua costruzione potrebbe infatti risalire al 525 a.C., anno in cui Etruschi e Piceni unirono le loro forze contro la potente città campana di Cuma. I due popoli potrebbero aver infatti eretto questo tempio nel nome della loro alleanza, dedicandolo a Cupra, divinità che proteggeva, tra le altre cose, anche i trattati”.

Ci sono testimonianze scritte  riguardo il tempio?

“In età augustea ne parla Strabone, che però non è una fonte diretta. Attinge bensì a sua volta da un geografo del II secolo a.C. Non è detto inoltre che all’epoca il tempio fosse ancora importante, forse era già decaduto. Infatti nella chiesa di San Martino, a Grottammare, disponiamo di un’iscrizione dell’Imperatore Adriano, che racconta di aver ricostruito con i propri soldi il tempio della Dea Cupra. Questa iscrizione è molto particolare perché Adriano non ha mai lasciato epigrafi a Roma; qui invece ha voluto lasciare il segno. Nel viaggio che intraprese in Italia tra 125 e 127 d.C , Adriano, originario della città abruzzese di Atri, si fermò a lungo nelle sue terre d’origine e potrebbe aver ricostruito il tempio per rivendicare uno spirito di coesione all’interno dell’Italia e dell’Impero. Cupra era infatti la Dea dei trattati, ma anche della fertilità e della rigenerazione. Questa ricostruzione può quindi avere un significato fortemente simbolico, può rappresentare la celebrazione dell’unificazione di Roma. In ogni caso il tempio all’epoca di Adriano doveva versare in uno stato di abbandono”.

Prima ha accennato ad un dibattito dai toni campanilistici, cosa riguarda questa disputa? Lei che vede la questione dall’esterno, cosa ne pensa?

“La disputa riguarda i cittadini di Cupra Marittima e di Grottammare. La tesi cuprense sostiene che il tempio si trovasse nel loro attuale territorio, tanto che la città ne ha poi ereditato il nome. D’altro canto, i grottammaresi sostengono che l’attuale Chiesa di San Martino sia sorta sul vecchio tempio. In effetti al suo interno ci sono l’iscrizione di Adriano prima citata ed altri resti romani riutilizzati nella costruzione dell’attuale chiesa. Inoltre al suo esterno vennero eseguiti dei saggi, che rivelarono altri resti romani. Questi scavi risalgono all’inizio del ‘900 ma non furono documentati, tanto che esiste solo una riga scritta a riguardo. Con i fondi adeguati si potrebbero riaprire gli scavi e probabilmente dirimere la questione”.

L’ubicazione della chiesa di San Martino corrisponde agli standard geografici dei templi romani?

“Sì, solitamente i templi si trovavano in posizioni leggermente rialzate, vicini al mare ed ai corsi d’acqua, anche perché fungevano spesso da punti di riferimento, una specie di faro, per i naviganti. Avevano poi anche funzioni commerciali, quindi dovevano avere delle strade nelle vicinanze. Tuttavia erano distaccati dal resto della città e godevano di  grandi spazi ai propri piedi”.

Tra quanto inizieranno i lavori?

“Dovrebbero iniziare tra due settimane”.

Grazie per l’infinita disponibilità e buon lavoro.

“Grazie mille, è stato un piacere”.

Copyright © 2016 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 902 volte, 1 oggi)