SAN BENEDETTO DEL TRONTO- Tanti indizi fanno una prova e ora c’è anche l’ufficialità. Ieri sera Paolo Perazzoli ha comunicato al suo gruppo consiliare che non sarà più il loro riferimento tra i banchi dell’assise sambenedettese. L’ex Sindaco dà così le dimissioni da capogruppo del Pd in Consiglio Comunale perché, spiega, “non ho più le adeguate motivazioni per sostenere un impegno del genere”.

A motivazioni del genere non può poi che seguire una domanda: “E’ in bilico anche il suo ruolo da consigliere?” Perazzoli però, per ora, allontana l’ipotesi, “almeno fino alla pronuncia del Tar”, confermando come da un lato le speranze di un ribaltone negli equilibri di maggioranza in assise non siano ancora sopite nei democratici, mentre dall’altro lato suggerisce che lo spirito del politico, convinto di vincere alle scorse elezioni, sia ancora ferito e che il posto in assise non sia stato accettato da Perazzoli con l’entusiasmo alle stelle ma probabilmente molto più per questioni di responsabilità politica verso i suoi elettori.

E nella questione, nonché nelle dinamiche generali che legano Perazzoli al suo partito, non può non pesare la posizione assunta in materia “Referendum Costituzionale”. Perazzoli infatti, al pari di D’Alema fra i suoi colleghi più illustri, è notoriamente per il “No”, “una posizione che ha il suo peso” rivela lui stesso.

E l’erede designato per la successione tra i banchi del Pd dovrebbe essere Tonino Capriotti, suo avversario alle primarie. Sentito però sull’argomento, il consigliere “frena”: “dovremo prima riunirci in assemblea e poi valuteremo, nel frattempo prendiamo atto della decisione di Paolo”. La data utile per l’assemblea del Pd cittadino dovrebbe essere quindi quella di lunedì 12 settembre, a 5 giorni dal Consiglio Comunale.

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