ROMA – Mentre sono ormai più di 3.400 gli eventi rilevati della sequenza sismica nell’Italia centrale (al 1 settembre, ore 8), continua lo studio degli enti di ricerca sulle deformazioni del suolo per individuare le strutture geologiche che hanno generato il terremoto del 24 agosto 2016.

L’attività è coordinata dal Dipartimento della Protezione Civile (DPC) e viene svolta da un team di ricercatori supportati dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), appartenenti al Consiglio Nazionale delle Ricerche (Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente, CNR-IREA di Napoli) e all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).

L’analisi si arricchisce oggi di nuovi dati satellitari, che si aggiungono a quelli forniti dai satelliti giapponese ALOS 2 ed europeo Sentinel-1 (Programma Europeo Copernicus). Si tratta di immagini radar ad alta risoluzione dei sensori operanti a banda X della costellazione italiana COSMO-SkyMed, sviluppata dall’ASI in cooperazione con il Ministero della Difesa.

“Tali risultati forniscono informazioni sulle deformazioni del suolo con grande dettaglio spaziale, grazie alle elevate risoluzioni del sistema COSMO-SkyMed, e possono quindi essere particolarmente rilevanti per lo studio dei processi geologici e geofisici in atto”, sottolinea Riccardo Lanari, direttore del CNR-IREA.

La tecnica dell’Interferometria SAR Differenziale, che si basa sul confronto delle immagini radar prima e dopo il sisma, ha infatti consentito di rilevare le deformazioni del suolo con accuratezza centimetrica e di generare una mappa di deformazione co-sismica a partire dalle immagini radar acquisite dai satelliti COSMO-SkyMed da orbite discendenti, il 20 agosto 2016 (pre-evento) e il 28 agosto (post-evento).

“La migliore risoluzione di misura delle deformazioni fornita dai satelliti COSMO-SkyMed consente di individuare effetti localizzati (frane, faglie riattivate) che vengono in continuazione verificati sul campo dalle nostre squadre di emergenza, spiega Stefano Salvi, dirigente tecnologo dell’INGV.

In figura è mostrata la mappa di deformazione ottenuta dai nuovi dati ad alta risoluzione, relativa all’area compresa tra le zone di Tufo e Pescara del Tronto e di Castelluccio: evidenzia bene una deformazione localizzata (indicata dalla freccia) in un’area estesa circa 800 metri per 600 sul fianco del Vettore, probabilmente legata ad un fenomeno di instabilità di versante.

“Oltre alla rottura della faglia, l’evento sismico ha prodotto una serie di fenomeni geologici che si stanno analizzando adesso con dettaglio anche grazie al supporto dei dati satellitari – continua Lanari – Tra questi ci sono frane e scivolamenti prodotti dalle scosse. Tra i più rilevanti c’è lo scivolamento di circa una decina di centimetri di parte del versante del Monte Vettore“.

Secondo Alessandro Coletta dell’ASI, nonché direttore della missione, “Per la frequenza di acquisizione, numero di immagini e risoluzione, COSMO-SkyMed si conferma un asset nazionale di fondamentale importanza, anche per le sinergie europee ed internazionali nella gestione delle emergenze“.

Infomazioni sul sistema di osservazione satellitare COSMO-SkyMed

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