Ci sono 294 corpi.

Sopra i 294 corpi c’è una coltre di parole che uccide una seconda volta. Non il corpo, offeso irrimediabilmente dalla scossa con la quale i Sibillini hanno sobbalzato alle ore 3.36 del 24 agosto.

Uccide il cuore. E la memoria.

Non siate anime belle. Non lo siate sempre. Il terremoto che ha raso al suolo Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto è, purtroppo, una perfida occasione di ri-affermazione ideologica. Non crediate a chi giura che le ideologie siano morte. Non sono mai state così potenti negli ultimi duecento anni almeno. Ne esiste soltanto una: per questo è invincibile.

I 294 morti sono già stati usati e saranno ancora adoperati come un inarrivabile concime di legittimazione.

Premessa doverosa ma che non ripeteremo oltre: persino il migliore dei governi piangerà dei lutti. Anche per disastri naturali.

Individuare quindi delle responsabilità dirette tra il lutto e il governo è, oltre che difficile, in molti casi anche velleitario.

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COSA FATE DAVVERO OLTRE CHE TWITTARE Ciò non esclude che i governi e le “governance multilivello” che ci guidano, più o meno al riparo del giudizio popolare, debbano essere giudicati non solo per eventuali e particolari leggi o disposizioni più o meno condivisibili, ma piuttosto per il complessivo orientamento politico perseguito. Per la politica economica atta a prevenire eventuali disastri; per l’assetto istituzionale e l’organizzazione dello Stato, conforme a raggiungere gli obiettivi enunciati dai principi fondamentali della Costituzione Repubblicana, oppure a conformarsi a vincoli economico-finanziari oppositivi rispetto a quella piena realizzazione del cittadino enunciata nei primi 11 articoli della Carta del ’48.

A pochi giorni dal tragico evento del 24 agosto, l’emozione è ancora troppo profonda; l’inflazione di notizie rende difficile l’orientamento. Eppure è ben chiara la direzione. Che è ideologica nella sua messa in scena a-ideologica, invisibile per coloro che non solo sono stati formati, istruiti e istradati da quell’unico pensiero (come tanti di noi, se non tutti) ma non hanno mai neppure reagito. Un cubo di ghiaccio all’interno di un iceberg non riesce a distinguere i propri confini. Non sa cosa sia il sole, cosa il mare, cosa il cielo.

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GIORNALISMO ZERO PUNTO ZERO Gran parte della politica nazionale (e non solo), viene supportata dalla degenerazione del giornalismo contemporaneo (notizia ora e subito, con sesso o sangue o soldi, emozione espansa al massimo potenziale possibile) e entrambe funzionano come potentissime corde vocali ideologiche.

Ecco allora che il governo persevera nelle politiche di sussidi e incentivi, quindi in supporto di azioni individuali, chi po’ po’ chi non po’ non po’; che la comunicazione sia un susseguirsi di micro e pelose ricerche di responsabili, abusivi, geometri, ingegneri, architetti, dipendenti comunali e assessori rappresentati, ancora una volta, come un sotto-insieme subumano corrotto, arraffone e perfido. Un ritratto non nuovo del perfetto italiano, colpevole a prescindere, razza “inferiorizzata” nella mitologia dei suoi stessi rappresentanti.

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SOCIOLOGIA DEGLI HONESTI Il sotto-insieme dei colpevoli (sempre “gli altri”) è racchiuso dal grande insieme dei “buoni” (“la gente”, gli indifesi, coloro che sono morti e non hanno più nulla). Il risultato, voluto o meno, è una deresponsabilizzazione individuale, perché il cattivo e il corrotto sempre dietro l’angolo salvano la coscienza dei buoni, impotenti di fronte alla montagna infinita del malaffare (dalla quale, ad ogni modo, in pochi possono escludersi: perché in pochi possono escludersi dal Male, nella vita. Nessuno, anzi).

E la deresponsabilizzazione conduce alla morte della politica. Nessuna pratica politica, nel pensiero oramai comune, è in grado di essere almeno un po’ salvifica. L’uno vale l’altro perché tutti “gli altri” sono “corrotti” a vario titolo.

La deresponsabilizzazione politica collettiva passa attraverso una iper-responsabilizzazione individuale: la prima, è del grande insieme dei “buoni”, la seconda, del sotto-insieme dei “cattivi”, “gli altri”.

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CRIMINI INDIVIDUALI E CRIMINI POLITICI Avviene così che mentre l’intero sistema mediatico, politico e giudiziario scatta sull’attenti all’unisono per l’individuazione di crimini individuali (cosa, di norma, buona e giusta), vi è una omertà diffusa sull’individuazione dei crimini politici. Di crimini occorre parlare, perché disattivare la Costituzione come avvenuto, a varie scansioni, a partire dal 1978 (omicidio Moro e adesione Sistema Monetario Europeo), fino al golpe finanziario del 2011, tutto ciò e molto altro conduce alla subordinazione di tutte le politiche “popolari” e “di rappresentanza” dei votanti a favore di interessi del tutto estranei a quelli pubblici. Eliminati gli scudi istituzionali di uno Stato sovrano, dal 1992 la ricchezza degli italiani è inviata automaticamente nelle casse del sistema finanziario privato. Il sistema politico-istituzionale italiano è imbrigliato in se stesso: prima che possenti investimenti anti-sismici e di tutela idro-geologica, occorre produrre quella quota di ricchezza che finisca nelle casse dei latifondisti finanziari. Questa è la verità (che andrà portata alla luce), altro che lacrime di coccodrillo.

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INCHIESTA SULLA POLITICA E SULLA POLITICA ECONOMICA Quasi trecento morti gridano, per chi li vuole ascoltare. E nella sfida ideologica in atto, nonostante la straripante potenza della parte avversa, sarà doveroso aprire una inchiesta sulla Politica e sulla Politica Economica.

Perché non vi è crimine che non sia armato da menti e da braccia. In questo caso menti che scrivono Trattati, Direttive e le convertono in Leggi della Repubblica Italiana, e braccia che votano questi provvedimenti.

Qualcuno ha scelto di impedire investimenti pubblici mentre, nel frattempo, la Banca Centrale Europea “stampa” 80 miliardi al mese a favore del sistema finanziario internazionale. Qualcuno ha votato. Qualcuno non protesta. Qualcuno ostacola giorno per giorno chi sta lottando per riprendere gli strumenti di sovranità democratica e monetaria indispensabili alla realizzazione di un’Italia diversa da quella dei vincoli di bilancio imposti dall’estero, esattamente come si ordina ad una colonia.

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CRIMINI E “CRIMINALI”? Ma saremmo troppo buoni e troppo astratti se ci limiteremmo, da ora in avanti, a denunciare il crimine senza rincorrere, giornalisticamente, coloro che lo hanno consentito. Perché tra Reatino e Piceno, ci sono sicuramente pezzi di classe dirigente che in passato hanno dato il loro consenso e il loro voto parlamentare affinché una politica di prevenzione antisismica fosse di gran lunga subalterna al raggiungimento di risultati di bilancio pubblico da raggiungere a garanzia o di istituzioni finanziarie private (i famosi “mercati” ai quali si è consegnata la Repubblica Italiana) o, peggio o meglio, a garanzia di governi di paesi stranieri o istituzioni non elette e quindi, in un certo senso e in termini grezzi ma chiari, “golpiste” se si ritenga che il Governo italiano sia chiamato ad agire nell’esclusivo perseguimento dell’interesse pubblico e non nell’interesse di Stati stranieri.

Ci saranno dunque nomi da elencare, nomi che dovranno rispondere della loro azione di fronte all’opinione pubblica.

Ci saranno altri nomi che vorremmo coinvolgere, perché abbiamo visto politici animati da un grande e sincero impeto di generosità ma, cari e generosi politici, questo vostro spontaneo impeto sarà vano se non vi impegnerete in prima persona in una lotta per il cambiamento delle regole inflitte a questo paese. E se non avrete neppure il coraggio di denunciarle pubblicamente, la vostra nullità vi condurrà ad uno stato di correità. Che nessun incarico di piccolo cabotaggio nella politica nazionale potrà in futuro emendare.

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A presto. Per qualsiasi contatto, pp.flammini@rivieraoggi.it

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