ASCOLI PICENO – Il sisma del centro Italia ha devastato i piccoli comuni intorno alla città, paesi rasi al suolo, troppe, troppe vittime (291), famiglie distrutte e numerosi feriti. Ieri ad Ascoli i funerali di Stato, nella palazzetto dello sport di Monticelli, si, perchè sarebbe stato impossibile altrove nel Duomo come era stato ipotizzato, trentacinque bare uguali e due bianche, più piccole.

Uno strano silenzio, parenti e amici delle vittime, composti intorno alle bare quasi a non dare fastidio, come se sopra ci fosse ancora la polvere del terremoto, da ammirare nel loro educato pianto. Un silenzio come quello che in questi giorni si respirava in città. Dentro e furoi numerose corone di fiori, i sindaci, i rappresentanti delle maggiori istituzioni cittadine e non solo anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che  arriva dopo aver visitato Amatrice e Accumoli e se ne va salutando uno ad uno i familiari delle vittime per poi visitare i feriti all’ospedale Mazzoni. Ci sono anche il premier Matteo Renzi con la moglie Agnese Landini, il presidente del Senato Pietro Grasso, della Camera Laura Boldrini, e il vice presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente,  il sindaco di Arquata del Tronto Leandro Petrucci.

Le parole del Vescovo, che già aveva vissuto il terremoto dell’Aquila,  durante l’omelia cercano di creare un minimo sollievo: “Non abbiate paura di gridare la vostra sofferenza, ma non perdete coraggio. Insieme ricostruiremo le nostre case e chiese, insieme ridaremo vita alle nostre comunità, a partire proprio dalle nostre tradizioni e dalle macerie della morte”.

Poi il Vescovo D’Ercole continua:”Il primo giorno del terremoto volevo andare in chiesa, era piena di macerie. Ho recuperato un crocifisso”., poi ricorda  le due sorelline Giorgia e Giulia e dice “Dio non abbandona, il terremoto è la fine, un boia notturno che ci strappa la vita, è come un aratro che strappa la terra ma l’aratro è anche strumento di nuova rinascita”.

 

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