SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Reduci da un periodo da atleti professionisti in Thailandia, Roberto Palestini e Claudia D’Agostino hanno deciso di aprire la prima vera scuola di muay thai del Piceno a San Benedetto (nelle Marche ce n’è solo un’altra, a Montecosaro), dando vita ad un’accademia in cui la disciplina viene insegnata come nel suo paese d’origine. “L’esperienza thailandese è andata meglio del previsto – dice Roberto – io ho portato a casa sei vittorie su otto, Claudia quattro su sei. Lì eravamo professionisti, ma siamo dovuti tornare in Italia a causa dei visti. Sia io che Claudia abbiamo tuttavia ricevuto un attestato e così abbiamo deciso di aprire una scuola qui a San Benedetto, anche su consiglio dei nostri maestri in Thailandia. Le abbiamo dato il nome di ‘Diamond Team’ in onore di uno dei primi atleti che ha combattuto ad alti livelli in Thailandia”.

L’idea di Claudia e Roberto è ambiziosa e vincente: continuare a combattere e a perfezionarsi con un maestro thailandese in Italia, portare avanti una scuola con agonisti e non e organizzare circa una volta all’anno un viaggio in Thailandia coinvolgendo gli allievi e programmando anche per loro degli incontri. La sede degli allenamenti è il Palazzetto dello Sport di San Benedetto, dove svolge la propria attività anche l’Accademia Pugilistica 1923, con cui la Diamond Team collabora: “Nella nostra scuola curiamo braccia e gambe e scegliamo gli avversari anche tra gli atleti della boxe, così da avere una formazione più completa”.

A occuparsi degli aspetti più strettamente tecnici è Claudia: “La muay thai è un’arte marziale molto complessa: è uguale alla boxe, ma in più ci sono le gomitate, il clinch (corpo a corpo con mani dietro la testa, proiezioni e ginocchiate), i calci e le ginocchiate dalle ginocchia in su”. A detta degli esperti non si finisce mai di conoscere questa disciplina: “Non si giunge mai alla perfezione totale, bisogna sempre dedicarsi all’apprendimento e all’approfondimento dei colpi” – afferma Claudia. Ma come ci si approccia alla muay thai? “In Thailandia ho avuto l’opportunità di seguire dei ragazzi che la praticavano per la prima volta – ricorda Claudia – il mio maestro mi ha spiegato che si parte insegnando la guardia e la postura, per poi passare ai colpi base, quali pugni, gomitate, ginocchiate e calci e infine al clinch”.

In Thailandia la muay thai è lo sport nazionale: molti ragazzi la praticano, alcuni dei quali per necessità, visto che vengono pagati bene. Comunque è una disciplina per tutti, che può essere fatta a tutti i livelli. Come ogni arte marziale, impone una certa educazione e il rispetto delle regole, quindi per i bambini è molto utile. In Thailandia è molto sentita anche la parte spirituale: “Prima degli incontri si fa una specie di danza intorno al ring con cui si ringraziano i maestri e la scuola di appartenenza e si cerca di ottenere il favore degli spiriti benigni e di mandare via quelli maligni – spiega Claudia – la danza vera e propria si fa al centro del ring ed è diversa per ognuno: il maestro te la cuce addosso in base allo stile di combattimento, alla personalità, al karma. Tutto questo prende il nome di ram muay. Il mongkon invece è una corona di corda che ogni atleta porta durante la ram muay, costruita dal maestro e contenente una preghiera. Interessante è il fatto che le donne sono costrette a salire sul ring passando sotto l’ultima corda, tanto che possono indossare il mongkon solo dopo che sono salite sul ring, perché è un oggetto sacro e non può assolutamente passare sotto le corde. Gli uomini possono indossarlo mentre aspettano di entrare. In effetti nella ram muay c’è un po’ di sessismo: le donne non vengono considerate inferiori, vengono rispettate al pari di un uomo o addirittura di più, perché si allenano e combattono come gli uomini, ma ci sono delle differenze nelle tradizioni e nelle regole da rispettare”.

Quali sono gli orari della scuola? Sostanzialmente tutti i giorni dal lunedì al sabato. La domenica è aggiuntiva, per chi vuole, e prevede un allenamento di corsa. “La corsa è fondamentale in Thailandia – dice Claudia – io dovevo correre 10 km tutte le mattine, oltre alle 5-6 ore di allenamento giornaliero”. E dato che l’idea è quella di riproporre alla Diamond Team lo stesso metodo del Sityodtong, uno dei camp più prestigiosi al mondo, la corsa è un’attività che viene altamente consigliata a tutti gli allievi della scuola.

Circa a metà settembre è prevista una settimana gratuita di Open Day per dare la possibilità a chi non sa cosa sia la muay thai di capire cos’è e di provarla, partecipando a delle sedute di allenamento differenziate in base al livello di ciascuno. Per la prossima estate invece è in programma l’organizzazione di incontri da dilettante e da professionista. probabilmente mettendo un titolo in palio. Ma questa, per il momento, è un’altra storia.

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