SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Quando nel 1995 scrissi l’introduzione al suo importante libro " Vele e simboli della Marineria Sambenedettese" la certezza che Umberto Poliandri avesse lasciato alla nostra città un contributo fondamentale per la sua storia mi indusse a ribadire più volte nel mio testo il ringraziamento all’appassionato ricercatore e al sambenedettese profondamente innamorato delle vicende marinare che lo avevano formato.

Con la sua personalità spiccata e fortemente caratterizzata da una grande capacità di dialogo e dalla pazienza costruttiva che lo avevano condotto ad un ruolo determinante nella scena politica sambenedettese fin dagli anni ’70 con una presenza costante in consiglio comunale per diverse legislature, fu determinante nella definizione di alleanze e di rapporti politici che contribuì a cementare.

Grande mediatore nel significato più alto della parola, è stato punto di riferimento con la sua fede repubblicana sempre palesata della volontà di governo di una città non sempre facile. Si è speso ogni volta per la crescita del piccolo borgo che diventava grande città turistica,comprendendo che questo passaggio storico imponeva una capacità di governo nuova e illuminata: ha scelto per questo di guidare la trasformazione turistica svolgendo quale assessore al ramo una funzione di guida e diventò un riferimento per tutti.

Con lui , in un ruolo creativo e sperimentale per me (non ero ancora trentenne) nel 1980 fu facile lanciare un’operazione allora innovativa che guardava al modello dell’estate romana, l’Agostinpiazza, che portò tra gli altri a San Benedetto il Living e El Comediant di Barcellona valorizzando il paese alto e inventando un nuovo ruolo di Piazza Piacentini. Guardava avanti Umberto e coglieva con spirito innovativo e naturale curiosità tutto ciò che poteva immettere San Benedetto nei grandi flussi del turismo culturale che altri centri italiani andavano proponendo.

Mai rimanere indietro, orgoglio e consapevolezza delle sue potenzialità dovevano fare della nostra città una protagonista regionale, senza false modestie. Per questo si fece storico: l’abbandono in cui negli anni ’80 trovammo l’archivio comunale era inaccettabile e Umberto decise di recuperarlo per rispetto dei nostri padri e della fatica secolare di chi aveva solcato i mari del mondo. Da qui in poi il suo impegno per la storia cittadina , insieme all’amico fraterno Gabriele Cavezzi, fu costante e produsse pubblicazioni ancora fondamentali.

Grandi intuizioni, profondo amore per la storia e il futuro sambenedettese, esercizio dell’impegno politico inteso come servizio alla propria comunità , straordinaria capacità di curare i rapporti umani sono le doti che hanno fatto di Umberto un protagonista assoluto della vita cittadina che piangiamo e portiamo ad esempio a chi oggi voglia restituire alla città lo smalto e l’orgoglio delle radici di cui ha evidente bisogno.

Con la sua vela sempre al vento, erede della famiglia materna dei Romani, lui ha dentro lo spirito dei lupi di mare, di cui parlò nel libro che ho citato, dicendo che la vita dura fino a che ha durata il ricordo della vita. E Umberto lascerà una lunga memoria di sé”

Gino Troli, presidente Amat

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