ANCONA – Risale la produzione di grano nelle Marche che quest’anno si attesterà a quasi 6,3 milioni di quintali, il 7 per cento in più rispetto alla campagna dello scorso anno. E’ il primo bilancio della trebbiatura stilato dalla Coldiretti regionale sulla base delle ultime stime del Tavolo cerealicolo del Ministero delle Politiche agricole, con una qualità attesa come buona.

La produzione di grano duro per la pasta si attesta sui 5,5 milioni di quintali, confermando le Marche come la terza regione produttrice d’Italia, mentre quella di tenero (usato per lo più per fare il pane) ammonta a quasi 0,8 milioni di quintali. Le buone notizie per gli agricoltori marchigiani finiscono però qui. A pesare, infatti, è il crollo dei prezzi che rispetto al 2015 hanno visto il grano duro perdere il 43 per cento, su valori di circa trenta anni fa, ben al di sotto dei costi di produzione, che costringono all’abbandono della coltivazione.

E, sulla base delle nuove stime, il conto dei danni per le 24mila aziende produttrici marchigiane è ormai arrivato a 70 milioni di euro. Ma in pericolo c’è anche l’assetto dei 112mila ettari oggi seminati a frumento, che corrispondono al 14 per cento dell’intero territorio regionale, sul quale avrebbe un effetto dirompente l’abbandono delle semine.

Per restituire un futuro al grano nostrano occorre, secondo Coldiretti, l’indicazione in etichetta dell’origine del grano utilizzato nella pasta e nei derivati/trasformati ma anche l’indicazione della data di raccolta (anno di produzione) del grano assieme al divieto di utilizzare grano extra comunitario oltre i 18 mesi dalla data di raccolta e uno stop alle importazioni selvagge che arrivano proprio nel momento della trebbiatura, facendo crollare le quotazioni del prodotto nazionale.

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